Petrolio: Trump si accorda con il Venezuela e sgambetta la Cina

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe raggiunto un accordo con il Venezuela per accaparrarsi fino a 50 milioni di barili di petrolio greggio, per un valore di quasi 2 miliardi di dollari, secondo quanto dichiarato dallo stesso capo della Casa Bianca. L’intesa comporterebbe lo sblocco delle forniture dopo le sanzioni statunitensi che hanno costretto il Paese sudamericano a mantenere milioni di barili fermi sulle petroliere o stoccati nei serbatoi in attesa di spedizione. Inoltre, l’accordo determinerebbe uno spostamento delle forniture dalla Cina agli Stati Uniti, consentendo nel contempo al Venezuela di evitare ulteriori tagli alla produzione.

Dopo l’arresto di Nicolás Maduro, il governo del Venezuela è passato nelle mani della presidente ad interim Delcy Rodríguez, con la quale Trump è in trattativa per ottenere un “accesso totale” all’industria petrolifera venezuelana.

 

In questo articolo:

 

  • Petrolio: Trump prova a fare scacco matto alla Cina
  • Si attendono maggiori flussi

 

Petrolio: Trump prova a fare scacco matto alla Cina

In un post sui social media, Trump ha scritto che il Venezuela “consegnerà tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio soggetto a sanzioni Usa”, che “sarà venduto al prezzo di mercato” e che il flusso di denaro verrà controllato direttamente dal tycoon per assicurarsi che venga utilizzato “a beneficio del popolo venezuelano e statunitense”. Il greggio di riferimento del Paese, il Merey, viene venduto con uno sconto di circa 22 dollari al barile rispetto al Brent, il che porterebbe il valore complessivo dell’accordo fino a circa 1,9 miliardi di dollari. Il petrolio verrà prelevato dalle navi e spedito direttamente nei porti statunitensi; la responsabilità dell’esecuzione dell’accordo sarà affidata al segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha aggiunto Trump.

Il punto centrale è che, per rifornire gli Stati Uniti, i carichi dovrebbero cambiare destinazione. A farne le spese sarebbe la Cina, che negli ultimi dieci anni è stata il principale acquirente di petrolio venezuelano, intensificando gli acquisti dopo le sanzioni imposte dagli USA a partire dal 2020.

Attualmente, l’unica società americana operativa in Venezuela è Chevron, che ha ottenuto una licenza speciale per aggirare le sanzioni. La major petrolifera esporta fino a 150 mila barili al giorno destinati alle raffinerie statunitensi. Non è ancora chiaro, tuttavia, se con il nuovo accordo il Venezuela avrà accesso ai proventi delle forniture. Chevron opera in partnership con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.), che ha i conti bancari congelati e non può effettuare transazioni in dollari statunitensi.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump avrebbe inoltre intenzione di incontrare i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere statunitensi, tra cui Chevron, Exxon Mobil e ConocoPhillips. Queste ultime due erano un tempo presenti in Venezuela, per poi ritirarsi in seguito alla nazionalizzazione dei propri asset da parte del governo di Caracas. L’obiettivo dell’incontro è quello di discutere di investimenti significativi nel settore petrolifero venezuelano.

 

Si attendono maggiori flussi

Negli Stati Uniti cresce la fiducia che i flussi di petrolio pesante venezuelano verso il Golfo americano possano aumentare. “Sarebbe un’ottima notizia per la sicurezza dei posti di lavoro, per i futuri prezzi della benzina negli Usa e per il Venezuela stesso”, ha dichiarato il segretario agli Interni del governo statunitense, Doug Burgum. “Il Venezuela ha ora l’opportunità di attrarre capitali e ricostruire la propria economia. Con la tecnologia e la partnership americana, il Paese può essere trasformato”.

Secondo il gruppo di analisi sulle materie prime Kpler, quasi una dozzina di petroliere noleggiate dagli Stati Uniti si è messa in rotta verso il Venezuela o ha già raggiunto i suoi porti. “Potrebbero iniziare a trasportare parte del petrolio nel giro di pochi giorni”, ha affermato l’azienda. Meno ottimista appare Jason Bordoff, direttore fondatore del Center on Global Energy Policy della Columbia University, secondo cui “il Venezuela ha davanti a sé un compito erculeo per rilanciare il proprio settore petrolifero”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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