Piazza Affari riscopre le sue blue chip: chi ha corso e cosa aspettarsi

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L’ultimo anno è stato estremamente positivo per le blue chip italiane, con Piazza Affari tra i listini protagonisti in Europa. L’indice Ftse Mib, che raggruppa le principali società italiane a grande capitalizzazione, ha infatti chiuso il 2025 con un rialzo del 31,47%, segnando uno dei migliori anni degli ultimi due decenni e surclassando molti benchmark continentali.

Il rally ha portato l’indice a toccare nuovi massimi storici sopra i 45.000 punti, riflettendo un clima di fiducia degli investitori e una forte riscoperta delle azioni italiane dopo anni di sottoperformance rispetto ad altri mercati globali. L’avvio del 2026 ha visto la Borsa di Milano aprire con un tono positivo ma più cauto, mentre i mercati bilanciano la spinta rialzista dello scorso anno con un contesto internazionale più incerto e la ricerca di nuovi driver economici e macro.

 

In questo articolo:

 

  • Blue chip: chi ha brillato e chi ha deluso
  • Prospettive future: segnali dagli analisti e dagli investitori
  • Come investire nelle blue chip con i certificati

 

Blue chip: chi ha brillato e chi ha deluso

Guardando alla performance settoriale e ai singoli titoli, il 2025 racconta una storia di divergenze significative tra comparti e società. Tra i settori più forti emergono banche e industria, con molte società finanziarie e industriali che hanno sovraperformato l’indice generale. Banche come Banca Popolare di Sondrio e Bper Banca hanno registrato rialzi superiori al 80%, in quanto tra gli istituti di credito coinvolti nel risiko bancario che ha caratterizzato l’intero settore nell’ultimo anno e mezzo. Gruppi industriali come Fincantieri e Iveco hanno più che raddoppiato il loro valore di mercato, grazie soprattutto a un’impennata degli ordini e alla crescente attenzione sui comparti difesa e infrastrutture.

Sul fronte opposto, alcune blue chip hanno deluso. Il settore automotive italiano ha sofferto con nomi come Stellantis e Ferrari in difficoltà relative, mentre titoli dei settori healthcare e tecnologia tipo Amplifon, DiaSorin e Stmicroelectronics hanno mostrato performance negative nel corso dell’anno. Anche tra le grandi capitalizzazioni il quadro non è uniforme: mentre Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno beneficiato della positiva dinamica dei titoli bancari nel loro complesso, società energetiche e utility come Eni ed Enel hanno faticato a tenere il passo per via della volatilità delle commodity e dei margini di settore.

 

Prospettive future: segnali dagli analisti e dagli investitori

Gli analisti e gli investitori guardano al futuro con un misto di ottimismo prudente e attenzione ai rischi esterni. Il contesto macroeconomico, con possibili ulteriori tagli dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea, un allentamento delle pressioni inflazionistiche e un quadro europeo più stabile, potrebbe continuare a sostenere la performance delle blue chip italiane nel 2026. Molti esperti sottolineano come le valutazioni delle azioni italiane siano ancora attraenti rispetto ai pari europei, con il Ftse Mib che scambia con multipli p/e forward inferiori allo Stoxx Europe 600, indicando potenziale di rialzo se i fondamentali economici si rafforzeranno.

 I settori considerati più interessanti in prospettiva includono: il finanziario, dove la solidità patrimoniale delle banche italiane può tradursi in utili stabili; industriale e difesa, guidati da investimenti in infrastrutture e ordini governativi; e consumer/servizi, che potrebbero beneficiare della ripresa dei consumi domestici ed esteri.

Tuttavia, restano rischi da monitorare: la dipendenza dell’economia italiana da flussi esterni, la possibile volatilità nei mercati globali, e pressioni geopolitiche o economiche che potrebbero comprimere la crescita degli utili societari. Gli investitori sottolineano l’importanza di una selezione accurata dei titoli e un approccio bilanciato per navigare in un 2026 che si preannuncia dinamico ma non privo di sfide.

 

Come investire nei blue chip con i certificati

Per investire nelle blue chip italiane, Vontobel mette a disposizione un certificato Multi Cash Collect con Barriera quotato al Sedex e identificato dal codice Isin DE000VJ135Q5. Lo strumento segue le performance azionarie di Davide Campari, DiaSorin, Ferrari e Moncler, e prevede il pagamento di 1,13 euro mensili di cedola su un valore nominale di 100 euro, per un rendimento del 13,56% annuo. La condizione è che nessuna delle azioni scenda mai sotto la barriera fissata al 60% dal livello iniziale (meccanismo del worst-of).

Se alla data autocall – giorno in cui l’emittente verifica se il certificato soddisfa le condizioni per il rimborso anticipato e fissata in questo caso a partire dal 27 marzo 2026 – tutte le azioni sono sopra lo strike, il certificato si chiude anticipatamente rimborsando il valore nominale più l’ultima cedola.

In caso di mancata scadenza anticipata, qualora alla scadenza finale (30/12/2027) anche una sola azione dovesse toccare la barriera, il rimborso finale seguirebbe l’andamento del titolo peggiore, con conseguente perdita del capitale investito. Se tutti i titoli che compongono il paniere quotassero a un valore superiore o pari alla barriera, invece, il certificato restituirebbe il valore nominale e il premio relativo all’ultimo mese (inserzione sponsorizzata). 

Se vuoi trovare altre opportunità di investimento interessanti puoi cercarle su Tuttocertificati.it, il sito internet controllato da Borsa&Finanza s.r.l. la società che controlla anche la testata Borsa&Finanza. 

Immagine di Redazione

Redazione

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