Il vertice Nato di Ankara, in programma il 7 e l’8 luglio, proietta la sua ombra lunga su Piazza Affari nel corso dell’intera seduta. Nel pomeriggio il Ftse Mib resta sostenuto da tre titoli legati al comparto difesa e aerospazio: Fincantieri guadagna il 10,60% e si porta a 12,06 euro, Leonardo sale del 4,32% a 54,8 euro e Avio avanza del 3,53% a 33,7 euro.
Il filo conduttore della giornata è duplice: da un lato operazioni societarie mirate a rafforzare posizionamenti industriali specifici, dall’altro l’attesa per gli impegni di spesa militare che i governi europei presenteranno al summit turco, con l’Italia pronta a portare l’asticella al 2,8% del Pil nel 2026.
In questo articolo:
- Fincantieri accelera con il polo della subacquea
- Avio corre dopo il lancio record, Leonardo guidata dal contratto Nato
- La difesa italiana guarda ad Ankara
Fincantieri accelera con il polo della subacquea
Le contrattazioni odierne premiano soprattutto Fincantieri, che guadagna oltre l’11% recuperando parte del terreno perso nelle settimane precedenti. Il gruppo cantieristico ha annunciato accordi per acquisire quote di maggioranza in quattro società italiane attive nelle tecnologie subacquee – Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm – attraverso un investimento iniziale di circa 600 milioni di euro, finanziato con i proventi dell’aumento di capitale da 500 milioni completato a febbraio insieme ad altre risorse disponibili. Le operazioni comprendono l’acquisizione del controllo di Next Geosolutions da Marnavi, seguita da un’opa finalizzata al delisting della società, con un meccanismo di reinvestimento e opzioni pensato per mantenere allineati i manager coinvolti. Il gruppo dà così vita a un polo verticalmente integrato da otto aziende, capace di coprire l’intera catena del valore del settore underwater: dai servizi di rilievo marino e geoscienze al supporto per le costruzioni offshore, dalle tecnologie dei droni autonomi subacquei e di superficie ai sistemi di comunicazione wireless per l’Internet of Underwater Things.
Fincantieri descrive l’operazione come il passaggio da fornitore di tecnologie e piattaforme a primo operatore industriale dell’intero comparto subacqueo. Su base pro forma la divisione underwater dovrebbe generare nel 2026 ricavi per circa 1,1 miliardi di euro ed ebitda per 220 milioni, anticipando di quattro anni gli obiettivi del piano industriale al 2030, con un contributo atteso all’utile netto di gruppo superiore ai 60 milioni; l’utile per azione è previsto in crescita del 30% circa entro il 2028 e del 20% circa entro il 2030, mentre a livello di gruppo le operazioni dovrebbero incrementare l’ebitda pro forma del 13% e l’utile netto pro forma del 40% nel 2026, senza impatti sulla guidance relativa al rapporto debito netto/ebitda. Intermonte conferma il rating outperform con target price a 15,9 euro, giudicando l’annuncio coerente con l’utilizzo atteso dei proventi raccolti tramite l’aumento di capitale, orientato a operazioni di M&A in un business ad alta marginalità e con multipli superiori rispetto alle altre divisioni del gruppo.
Avio corre dopo il lancio record, Leonardo guidata dal contratto Nato
Il progresso di Avio, che si porta a 35,02 euro con un rialzo intorno al 4%, arriva a stretto giro dal lancio compiuto ieri sera dall’Agenzia Spaziale Europea dalla Guyana francese: un razzo Ariane 64, volo Va269, ha portato in orbita 36 satelliti della costellazione Leo di Amazon poco più di un’ora dopo il decollo, stabilendo il nuovo record per il maggior carico utile mai trasportato in un’unica missione da un lanciatore europeo. Il volo ha segnato il debutto di quattro booster basati sul motore a propellente solido P160C, ciascuno capace di 156 tonnellate di propellente, 14 in più rispetto al precedente P120C, un incremento di potenza che ha permesso di posizionare in orbita il doppio dei satelliti rispetto ai precedenti lanci Leo di Ariane 6, con un miglioramento delle prestazioni del lanciatore stimato dall’agenzia tra il 10% e il 15% a seconda dell’orbita. Gli analisti di Intesa Sanpaolo segnalano che la struttura del booster è fornita da Avio e prodotta in Italia, per poi essere caricata di carburante e assemblata presso lo spazioporto europeo in Guyana francese, e giudicano la notizia positiva e solo parzialmente scontata dal mercato, richiamando il piano di Avio di costruire 22 booster nel 2026, contro i 14 del 2025, con una produzione attesa in crescita fino a 35 unità annue nei prossimi anni; a livello operativo la seduta vede una resistenza indicata a quota 35,31 euro e successivamente a 35,89 euro, con un supporto a 34,73 euro.
Anche Leonardo guadagna circa il 4%, portandosi a 54,60 euro, dopo aver guidato insieme a Thales un consorzio selezionato dalla Nato Communications and Information Agency per fornire sistemi di comunicazione sicuri e dispiegabili alle forze speciali. Si tratta del primo progetto di un programma più ampio destinato al comando delle Forze Speciali Alleate, che prevede la consegna e la formazione per sei quartier generali dispiegabili, noti come Deployable Points of Presence for Special Operations Component Commands, basati su reti classificate e resilienti e pensati come pietra angolare di un futuro sistema di comunicazione per le operazioni speciali. Il sistema fornirà un’infrastruttura IT dispiegabile in zero giorni, comunicazioni resilienti e calcolo ad alte prestazioni con ridotto impatto elettromagnetico e fisico, oltre a un ambiente multi-dominio sicuro per lo scambio di dati di missione, introducendo per la prima volta in ambito Nato la condivisione in tempo reale di video a supporto della consapevolezza situazionale delle forze speciali. Il consorzio si avvarrà di risorse industriali provenienti da tutta l’alleanza, incluse tecnologie chiave da Regno Unito e Germania, con Thales e Leonardo che opereranno come fornitori di sistema per l’intero ciclo di vita delle apparecchiature. Thales ha chiuso a Parigi a 241,90 euro, in rialzo dell’1,6%.
La difesa italiana guarda ad Ankara
L’appuntamento della Nato ad Ankara rappresenta il primo grande banco di prova dopo l’obiettivo del 5% del Pil fissato lo scorso anno al vertice dell’Aja, e il rally dei titoli della difesa a Piazza Affari ne riflette l’imminenza. Il segretario generale della Nato Mark Rutte insisterà affinché gli Stati membri mantengano l’impegno assunto sotto la pressione del presidente statunitense Donald Trump, che prevede di portare la spesa complessiva al 5% del Pil entro il 2035, suddiviso tra un 3,5% dedicato alla difesa vera e propria e un 1,5% destinato a voci di sicurezza interna. L’ultimo rapporto annuale dell’alleanza fotografa un’Europa che nel 2025 ha raggiunto per la prima volta, collettivamente, la soglia minima del 2% del Pil concordata nel 2014, con Paesi come Belgio e Spagna passati in un solo anno da percentuali molto più basse a un 2,00% esatto, e con Polonia, Lituania ed Estonia già oltre i nuovi target: la Polonia guida la classifica con il 4,30% del Pil, seguita da Lettonia al 3,74% ed Estonia al 3,42%, mentre Danimarca, Norvegia e Stati Uniti si collocano sopra il 3%, questi ultimi al 3,19%.
Alla riunione la premier Giorgia Meloni presenterà la traiettoria italiana di spesa per la difesa, con un incremento dello 0,71% del Pil nel 2026, fino al 2,8%, seguito da rialzi dello 0,3% nel 2027 e dello 0,6% nel 2028, per un totale di circa 17 miliardi di euro in tre anni; buona parte dell’aumento deriva dal miglioramento della difesa interna, mentre risultano più contenuti i contributi diretti alle capacità militari esterne. Il rapporto Nato colloca l’Italia al 2,01% del Pil nella spesa 2025, pari a 45,325 miliardi di euro, in aumento del 33% circa rispetto ai 33,420 miliardi del 2024 e quasi raddoppiata rispetto ai 18,427 miliardi del 2014. Il quadro europeo resta disomogeneo: Germania, Paesi nordici ed Europa orientale hanno trovato margine fiscale per aumentare la spesa, mentre Regno Unito, Francia e Italia incontrano maggiori vincoli di bilancio; Londra ha annunciato 15 miliardi di sterline aggiuntivi per la difesa, di cui un terzo ancora privo di copertura finanziaria, la Germania punta a superare i 200 miliardi di euro entro il 2030 grazie a una modifica normativa che esenta le spese militari dai limiti di indebitamento, la Francia prevede di arrivare al 2,5% del Pil entro fine decennio rispetto all’attuale 2% circa, e la Spagna mantiene il proprio tetto al 2,1% del Pil, orientando le nuove risorse verso tecnologie a doppio uso civile.









