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Poste Italiane: ok a fusione con Address e a cessione quota di governo

L'immagine, di Raymond Spekking, tratta da Wikimedia Commons, mostra un aeromobile di Poste Italiane fermo sulla pista di un aeroporto

Poste Italiane ha dato il via libera al progetto di fusione per incorporazione di Address Software S.r.l., la società veronese specializzata nel trattamento dei dati anagrafici e territoriali controllata interamente da Poste. I consigli di amministrazione delle due società hanno approvato l’operazione nella giornata di ieri e ora si attende il disco verde dalle assemblee degli azionisti. Secondo quanto comunicato dal gruppo guidato da Matteo Del Fante, la transazione diventerà efficace nel corso del 2024, senza comportare l’emissione o l’assegnazione di nuove azioni, né modifiche allo statuto di Poste Italiane.

L’obiettivo è quello di “standardizzare, evolvere e ingegnerizzare i processi di funzionamento delle piattaforme tecnologiche di gruppo oltre che efficientare e razionalizzare la struttura operativa; ciò anche allo scopo di conseguire una riduzione dei costi caratteristici di ogni struttura societaria nonché di realizzare il conseguente miglioramento dei risultati economici di gruppo”, si legge nel comunicato dell’azienda. Le azioni di Poste Italiane oggi salgono di circa mezzo punto percentuale nelle prime ore di contrattazione a di Piazza Affari.

 

Poste Italiane: via libera del governo alla cessione della quota

Nella tarda serata di ieri è arrivata anche la notizia che il governo italiano ha approvato la cessione di una quota di partecipazione detenuta in Poste Italiane. Lo Stato controlla la società di servizi postali, bancari e delle telecomunicazioni con una partecipazione del 29,6% attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e del 35% tramite Cassa Depositi e Prestiti. L’obiettivo di Palazzo Chigi è quello di mettere sul mercato una quota del 13%, conservando poco più del pacchetto che gli permette di detenere il controllo dell’azienda. Tuttavia è ancora in discussione se conviene al governo cedere tutta la partecipazione o solo una parte.

Nella prima ipotesi il Tesoro porterebbe a casa un bottino di oltre 4 miliardi di euro. Inoltre, farebbe contenta l’Europa nel contesto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico. Tuttavia, così facendo perderebbe non solo il controllo di un asset strategico, ma anche la possibilità di incassare ottimi dividendi. Nel 2022 nelle casse statali, infatti, è arrivato un assegno di 250 milioni di euro sotto forma cedolare. Non è escluso che alla fine il governo opti per un compromesso, magari vendendo una quota superiore al 13% (si parla almeno del 20%), il che gli farebbe perdere la maggioranza dei diritti di voto, ma tenere comunque una partecipazione importante in un’azienda redditizia.

 

Le privatizzazioni del governo

L’operazione Poste rientra nell’ambito della strategia dell’esecutivo di Giorgia Meloni di racimolare denaro dalle privatizzazioni. Secondo i piani della premier, nell’arco di un triennio il Tesoro punta a incassare proventi per circa 20 miliardi di euro, pari all’1% del PIL. Il primo passo è stato fatto due mesi fa con la cessione del 25% di Banca MPS, che ha comportato un introito per lo Stato di 920 milioni di euro. Il prossimo potrebbe comprendere ENI, di cui il MEF possiede circa il 4%. Con la cessione della quota, il governo incasserebbe all’incirca 2 miliardi di euro, ma la transazione dovrebbe essere messa sul piatto non prima di aprile quando il gigante energetico italiano avrà completato il piano di riacquisto di azioni proprie.

Più complessa è la situazione di Ferrovie dello Stato, di cui il Tesoro ha il controllo totale, mentre tra un mese scadranno i termini di lock-up per MPS, ossia il periodo in cui il MEF si è impegnato a non effettuare ulteriori operazioni sulla banca toscana. A febbraio, quindi, verrà riaperto il dossier per la vendita del rimanente 39,2% di Rocca Salimbeni ancora di proprietà dello stato.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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