Poste Italiane apre il 2026 con il vento in poppa: ricavi record a 3,5 miliardi e una guidance annuale corretta al rialzo ad appena cinque mesi dalla chiusura dell’esercizio. Intanto l’offerta pubblica su Tim avanza lungo una tabella di marcia che prevede l’apertura a luglio e la chiusura entro fine anno. Del Fante porta in dote dieci anni di track record e li mette sul tavolo come il miglior argomento per convincere gli azionisti del gruppo di telecomunicazioni.
Intanto il mercato premia senza esitazioni: a Piazza Affari il titolo guadagna il 2,9% a 23,4 euro, tra i migliori del Ftse Mib, con un rialzo dall’inizio del mese dell’11% e un progresso del 7% da gennaio.
In questo articolo:
- Poste, conti in accelerazione e guidance rivista al rialzo
- Opas su Tim: i conti del target
- Tim, le ultime mosse di Poste e la difesa di Del Fante
Poste, conti in accelerazione e guidance rivista al rialzo
I ricavi del gruppo si attestano a 3.455 milioni nel primo trimestre 2026, con tutte le divisioni in crescita. I servizi finanziari guidano l’espansione con ricavi da terzi a 1,6 miliardi (+10,5%), trainati dalla gestione attiva del portafoglio titoli, salita a 166 milioni rispetto ai 12 milioni del primo trimestre 2025, che ha consentito di anticipare la maggior parte delle plusvalenze attese per l’intero esercizio.
Il margine di interesse netto si attesta a 658 milioni (-1,2%), in calo per effetto dei tassi più bassi sul portafoglio a tasso variabile, con un recupero atteso nella parte restante dell’anno. Le commissioni da risparmio gestito crescono del 26,8% a 55 milioni, mentre quelle sul risparmio postale restano stabili a 440 milioni, sostenute dal miglioramento della raccolta netta.
Sul fronte dei costi, la base operativa si attesta a 2,8 miliardi (+4,9%), con i costi ordinari del personale a 1,5 miliardi (+1,4%) e i costi non-HR a 1,2 miliardi (+10,3%), quest’ultimi in crescita per effetto dell’espansione del business. L’Ebit Adjusted raggiunge il livello record di 905 milioni (+13,6%), con un margine operativo in espansione. L’utile netto sale a 617 milioni (+3,3%). Il Solvency II Ratio di Poste Vita si attesta al 294%, ampiamente al di sopra dell’ambizione manageriale del 200%. BancoPosta presenta un Total Capital Ratio del 24,4%, con Cet1 al 20,9% e leverage ratio al 3,3%. La cassa generata nel trimestre ammonta a 341 milioni, in aumento di 43 milioni rispetto al primo trimestre 2025.
Sulla base di questi risultati, il management ha portato la guidance sull’Ebit Adjusted 2026 a 3,4 miliardi, dai 3,3 miliardi comunicati in febbraio. Il dividendo per azione implicito nella guidance è confermato, con un payout ratio superiore al 70% e pagamento del saldo 2025 fissato al 24 giugno 2026. Il 9 febbraio 2026 il titolo aveva toccato il record storico a oltre 23 euro, con una capitalizzazione di circa 30 miliardi, e il Total Shareholder Return risulta circa 2,5 volte superiore a quello del Ftse Mib.
“Quattro primi trimestri consecutivi a livelli record. Questa performance non è casuale: riflette la solidità della nostra piattaforma e la coerenza di una strategia che stiamo costruendo da anni”, ha dichiarato Matteo Del Fante (in foto) amministratore delegato di Poste Italiane.
Opas su Tim: i conti del target
Parallelamente continua l’avanzata su Tim. L’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste il 22 marzo punta all’intero capitale ordinario, su 17,06 miliardi di azioni ordinarie. Il corrispettivo prevede 0,167 euro in contanti e 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste per ogni azione Tim conferita, per un esborso cash complessivo di circa 2,8 miliardi e un valore totale dell’operazione di 10,8 miliardi, calcolato sul prezzo ufficiale del 20 marzo 2026, con un premio del 9,01%. Intanto Tim chiude il primo trimestre con un risultato netto negativo per 292 milioni di euro, voce che incorpora una perdita netta da attività destinate alla cessione — tra cui Sparkle — pari a 9 milioni, rispetto ai 21 milioni dello stesso periodo del 2025. L’indebitamento finanziario netto contabile si porta a 10,454 miliardi al 31 marzo, in aumento di 579 milioni rispetto a fine 2025, dinamica attribuita principalmente all’andamento della gestione operativo-finanziaria del periodo.
Nonostante i risultati in rosso, Del Fante indica come la combinazione delle attività di telecomunicazioni di Poste con il segmento consumer di Tim darebbe vita all’operatore mobile numero uno in Italia, con sinergie stimate in 0,7 miliardi di euro annui a regime, effetto accrescitivo sull’utile per azione dal 2027 e a doppia cifra dal 2028. La leva finanziaria pro-forma è attesa a 1,4 volte l’ebitda after lease entro fine 2026, in progressiva riduzione negli anni successivi. Il merito creditizio è stato confermato da tutte e tre le principali agenzie di rating.
Tim, le ultime mosse di Poste e la difesa di Del Fante
Il 10 aprile Poste ha depositato il documento d’offerta presso la Consob, avviando l’istruttoria formale. L’apertura dell’offerta è attesa per luglio, con chiusura prevista entro fine 2026. Condizione necessaria al perfezionamento è il raggiungimento di una soglia del 66,67% del capitale Tim; in caso di successo, Poste intende procedere con il delisting del gruppo da Piazza Affari. Del Fante ha costruito la difesa dell’operazione attorno alla performance del titolo Tim da quando Poste ha iniziato ad accumulare la propria quota, salita al 27,5% e che ha fatto del gruppo postale il primo azionista della società: “Da quando abbiamo acquisito la partecipazione in Tim, l’azienda ha sovraperformato“, ha dichiarato il manager, ricordando che le azioni Tim sono più che raddoppiate nell’ultimo anno. “Siamo fiduciosi di meritare la stessa fiducia ora che abbiamo lanciato l’offerta pubblica di acquisto.”
Del Fante ha poi richiamato la traiettoria di Poste dalla parziale privatizzazione del 2015, quando Roma ha mantenuto una quota del 65%: in un decennio il prezzo delle azioni è triplicato a 21 euro e il gruppo ha distribuito 9 miliardi in dividendi. “Abbiamo dimostrato di essere un’azienda di mercato”, ha affermato. Sul tema della governance post-fusione, il manager ha precisato che l’operazione porterebbe la partecipazione pubblica nell’entità risultante dall’attuale 65% al 50%, con emissione di nuove azioni a favore degli azionisti Tim. “Questo accordo aumenterebbe il flottante del gruppo. In questo senso, è un passo verso il mercato.” Il 24 luglio, contestualmente ai risultati del secondo trimestre, verrà presentato il nuovo piano industriale standalone 2026–2030.









