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Previdenza complementare: i vantaggi sconosciuti

L'immagine mostra un pensionato arrivo e in buona salute che passeggia in un parco

Gli italiani e la previdenza complementare sono come i vicini di casa di un condominio. Si sa che ci sono, ma spesso non li si conosce o se ne sanno solo i pettegolezzi riportati da qualcun altro, molte volte sbagliati. È così che si crea quel gap di conoscenza che oggi impedisce alle pensioni integrative in Italia di guadagnare lo spazio che dovrebbero avere (e in altri Paesi hanno) in un contesto di rarefazione dell’assistenza statale. Riempire questa distanza, cucire il rapporto, è il “compito complesso che tocca ai consulenti finanziari” ha affermato Alessandro Melzi D’Eril, amministratore delegato di Anima Holding, introducendo l’evento “Anima è previdente” che ha riunito diversi esperti del settore.

 

La previdenza complementare è importante…”ma non ho ancora fatto nulla”

La base di partenza per comprendere l’ampiezza del gap che ancora esiste tra gli italiani e la previdenza complementare sono le risposte date al sondaggio condotto nel dicembre 2023 da Research Dogma in collaborazione con Anima su 802 individui bancarizzati. Per il 37% dei rispondenti la previdenza complementare è molto importante e per un altro 52% è abbastanza importante. Ci hanno pensato in 93 su 100, tuttavia solo il 30% di chi vi ha pensato ha attivato delle soluzioni, il 31% si è informato ma non ha ancora agito, il 31% non ha fatto nulla.

“Quando si parla di previdenza si sfonda una porta aperta” ha commentato il responsabile della comunicazione di Anima, Matteo Tagliaferri, presentando i risultati del sondaggio. Tuttavia, al di là di quella porta si trova il caos, la poca chiarezza e i timori che gli italiani hanno verso le pensioni integrative. “I vantaggi della previdenza complementare non sono molto noti – ha proseguito Tagliaferri -. Il 74% dei rispondenti al sondaggio conosce solo un vantaggio”.

In particolare, il 60% sa che è possibile richiedere anticipazioni e riscatti, il 43% che i versamenti sono deducibili a fini fiscali, il 43% che è possibile accedere a soluzioni finanziarie diversificate, il 37% è a conoscenza dell’esistenza del contributo aziendale, il 28% che è possibile coinvolgere anche i figli minorenni. “Fare leva su tutti questi aspetti può aumentare la proposizione di una forma di previdenza complementare, anche perché i vantaggi vengono considerati molto o abbastanza rilevanti nel momento in cui vengono evidenziati” è l’invito di Tagliaferri.

Vantaggi che non sono solo per gli aderenti ma per l’intero Paese. Infatti, per Melzi D’Eril la previdenza complementare è strategica per tutta l’Italia perché il capitale che ne deriva “è di lungo periodo, per sua natura paziente, viene veicolato nell’economia reale e così genera sviluppo a lungo termine”.

 

La previdenza complementare è importante…ma non basta

Concentrarsi solo sulla costruzione di una previdenza integrativa – per coloro che lo fanno – non è più sufficiente oggi. I grandi trend demografici in corso riducono l’assistenza che arriva dal welfare state. Come conseguenza si ampliano le aree di incertezza. “Siamo in un periodo di transizione demografica – ha spiegato Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali – evidente nei trend di invecchiamento della popolazione e diminuzione delle nascite”.

“In Italia abbiamo il record Ocse di ultra-sessantacinquenni sul totale della popolazione – ha proseguito -. Arriveremo al 35%. La struttura per età e composizione della popolazione sta cambiando. Oggi 1/3 delle famiglie sono mononucleari, non hanno problemi di risparmiare se non per loro stessi”. Anche questi ultimi, tuttavia, devono pensare a come coprire gli anni che seguiranno alla cessazione dell’attività lavorativa, che con l’aumento della lunghezza della vita attesa sono diventati sempre di più, in media venti anni. “Lo Stato non può sostenere tutto questo con il suo welfare” ha commentato Brambilla. La sua indicazione per i consulenti finanziari è di allargare il campo al welfare complementare: “Viviamo di più e meglio ma per farlo dobbiamo accantonare più risparmio. L’accantonamento in un fondo pensione è la soluzione primaria perché dopo i 65 anni c’è ancora una aspettativa di vita elevata. Accanto al fondo pensione bisogna aggiungere un risparmio per la prevenzione”.

È qui che entrano in gioco le polizze Long Term Care e quelle sanitarie, strumenti ancora meno utilizzati e conosciuti della previdenza integrativa. Tutti gli strumenti a disposizione andrebbero utilizzati in un sistema completo che vede al centro la previdenza integrativa. “Un welfare costruito intorno al fondo pensione per rispondere alle molteplici ansie e domande” ha sottolineato Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza.

 

Come gestire l’opportunità della longevity

Giulio Dell’Amico, responsabile asset management di KPMG Italia, ha riassunto i temi della pensione integrativa e del welfare complementare in un’unica parola: longevity. “Viviamo più a lungo e meglio. Gli over-65 saranno 19 milioni nel 2040 – ha detto -. È un mercato importante. È doveroso comprenderne i bisogni, come cambiano e quali sono le aspirazioni sapendo che la loro preoccupazione principale è il mantenimento dello stile di vita al termine della vita lavorativa. Poi c’è anche la paura della solitudine e, in terza posizione, il problema della casa, spesso vecchia, troppo grande e inadatta alle esigenze di una persona anziana”.

Per il partener di KPMG dal tema della longevity nascono due opportunità. La prima, legata alle risposte da dare alle preoccupazioni appena elencate. La seconda relativa alla voglia di rimanere attivi continuando a fare il proprio lavoro, sviluppando un hobby o contribuendo al terzo settore. “Circolo virtuoso del capitale umano” lo ha definito Dell’Amico, secondo il quale ci sono dei modi per catturare le opportunità offerte dal tema della longevity.

“Innanzitutto – ha proseguito – bisogna ingaggiare il cliente e offrirgli prodotti e servizi che soddisfino i suoi bisogni e i suoi obiettivi. Inoltre bisogna coinvolgere tutte le generazioni, non solo quelle più mature che si avvicinano alla vecchiaia. Bisogna affrontare il tema ogni volta che se ne ha l’occasione, nei momenti di svolta della vita dei clienti”. L’acquisto di una casa, il matrimonio di un figlio, l’eredità, la costruzione di un percorso di studio per i figli o per i nipoti sono esempi di momenti in cui il consulente finanziario può prospettare i vantaggi della costruzione di un sistema di copertura completo.

“Per fare questo bisogna conoscere bene il cliente. Ingaggiarlo vuol dire portarlo a raccontarsi, perché purtroppo spesso dei progetti futuri non se ne parla nemmeno con i propri familiari, figuriamoci con il consulente finanziario. Utilizzare dati strutturati, lavorare in team multigenerazionali e multidisciplinari può permettere di avviare un dialogo che abbia tre obiettivi: una pianificazione finanziaria di lungo periodo: la soddisfazione dei bisogni dei clienti, il supporto ai progetti di vita”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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