Il primo dividendo: la Compagnia olandese delle Indie orientali

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Il primo dividendo della storia risale al 1610 ed è opera della Compagnia olandese delle Indie orientali, la prima società per azioni al mondo nonché la prima multinazionale di sempre. Anche se nella storia dei dividendi il dato è spesso contestato da alcuni studiosi che fanno risalire i primi dividendi a quelli pagati nel 1250 dalla Société des Moulins du Bazacle, la Voc (Vereenigde Oostindische Compagnie) rappresenta senza ombra di dubbio la prima organizzazione in assoluto a pagare regolari dividendi ai suoi azionisti.

Nata nel 1602 su iniziativa del governo dei Paesi Bassi, la Compagnia finanzia le sue attività economiche emettendo azioni e obbligazioni che offre pubblicamente in una Borsa valori regolamentata, quella di Amsterdam. La raccolta di capitali avviene attraverso gli investitori privati: chi sottoscrive i titoli della Voc si assume il rischio dell’impresa (viaggiare verso destinazioni inesplorate lungo rotte pericolose per commerciare in spezie) e ottiene il diritto a ricevere una parte dei profitti delle spedizioni. È nelle lontane isole delle spezie (l’arcipelago delle Molucche nell’attuale Indonesia) che nasce una pratica lunga 400 anni.

 

In questo articolo:

 

  • A quando risale il primo dividendo
  • Isaac Le Maire e il primo hedge fund della storia
  • I dividendi della Voc sempre più preziosi
  • Qual è stato il rendimento delle azioni

 

A quando risale il primo dividendo

Il primo dividendo, pagato in spezie dalla Compagnia olandese delle Indie orientali, avviene nel 1610: oltre quattro secoli fa. Nel 1597 la Compagnie van Verre, pre-società antesignana della Voc, è reduce da una fallimentare spedizione in Asia: è in quel periodo che inizia a maturare l’idea di evitare la competizione tra mercanti olandesi attivi nelle Indie orientali e costituire una super potenza in grado di sfidare la concorrenza, in primis Spagna e Portogallo. La Compagnia olandese delle Indie orientali si forma ufficialmente il 20 marzo 1602 annunciando la prima Ipo (offerta pubblica iniziale), ma per otto anni gli azionisti non ottengono dividendi né hanno voce in capitolo in merito alle imprese commerciali e militari della società.

Ogni azione della Voc vale parecchio: la Compagnia arriva a raccogliere 6,4 milioni di fiorini come capitale iniziale da più di mille investitori. La proprietà delle azioni è aperta a tutti, senza un minimo stabilito. I titoli sono negoziabili anche sul mercato secondario: è la Beurs van Berlage a regolare gli scambi. In alcuni casi, le azioni sono ricomprate anticipando quelle che oggi sono note come operazioni di buyback. A far volare le azioni della Voc sono inoltre una vocazione specifica della Repubblica (gli olandesi hanno i tassi d’interesse più bassi al mondo), la responsabilità limitata e il finanziamento degli scambi commerciali attraverso il debito.

Nonostante l’incredibile monopolio commerciale e le incessanti lamentele sulla scarsa allocazione del capitale, il primo dividendo viene pagato nel 1610 perché fino ad allora quanto guadagnato veniva subito reinvestito nei viaggi successivi. Quell’anno, tuttavia, gli azionisti ricevono macis (l’involucro del seme della noce moscata) per un valore pari al 75% del capitale nominale investito: un azionista in possesso di un’azione del valore nominale di 1.000 fiorini incassa 750 fiorini in macis. All’epoca le spezie – in particolare noce moscata, pepe e chiodi di garofano – sono incredibilmente costose e vengono richieste in tutta Europa, garantendo ottimi profitti.

 

Isaac Le Maire e il primo hedge fund della storia

Il movimento azionario del 1610 si deve a una controversa campagna di Isaac Le Maire, mercante insoddisfatto che raccoglie il malcontento degli azionisti e si mette a capo di un sindacato per fare pressione sulla Compagnia. Tra i fondatori della Voc, maggiore azionista e dirigente della società, poi allontanato dagli amministratori per un presunto falso in bilancio in merito a un viaggio che ha organizzato, Le Maire costituisce un fondo comune d’investimento usando contratti a termine derivati per scommettere contro i prezzi delle azioni della Voc. Il mercante e otto colleghi cominciano a speculare sul prezzo vendendo ingenti quantità di azioni allo scoperto, ovvero senza possederle al momento della firma del contratto (il forward trading). Questi contratti sono simili ai moderni future, con la differenza che allora non vengono richieste garanzie.

Quella di Le Maire è una scommessa speculativa: in un mercato orientato alla vendita e con un azionariato frustrato dall’immobilità della Compagnia che ha persino una “cattiva” stampa contro, i titoli della Voc, frattanto ceduti dall’hedge fund ribassista al prezzo stabilito alla firma del contratto prima del crollo indotto, sono pronti a diventare carta straccia. L’attacco speculativo del fondo ottiene i suoi risultati: la pressione sulla società è talmente forte che nell’agosto del 1609 la Compagnia annuncia il suo primo dividendo. Per soddisfare gli azionisti inquieti ed evitare il crac, la Voc utilizza l’eccedenza di macis: la spezia, coltivata nelle Indie orientali, è particolarmente difficile da vendere sul mercato. La società “scarica” le scorte sugli investitori, inizialmente non proprio soddisfatti di ottenere prodotti agricoli invece di contanti.

 

I dividendi della Voc sempre più preziosi

A partire dal 1612, la Compagnia comincia a pagare agli investitori dividendi in contanti ogni due anni. Da allora e per 200 anni, distribuisce dividenden sempre più generosi ai suoi azionisti, anche dopo il 1730, quando la società comincia il suo lento declino che porterà al fallimento nel 1799, allo scioglimento e al processo di nazionalizzazione. La Voc si impegna pure a contrastare comportamenti come quelli di Isaac Le Maire: quando il corso azionario cala considerevolmente, il consiglio centrale e gli organi di controllo della Compagnia presentano due denunce, una delle quali è rivolta all’assemblea generale, chiedendo di vietare per legge la vendita di azioni allo scoperto, lo short selling. Un’ordinanza ufficiale stabilisce che il trasferimento delle azioni deve avvenire non più tardi di un mese dal momento dell’acquisto.

Ai dividendi in spezie e contanti, pronti a rappresentare una parte significativa dei rendimenti azionari totali, si aggiunge presto l’argento: è una manifestazione di solidità finanziaria della Compagnia che ha ufficialmente dato il via ai mercati dei capitali e al trading azionario per come li conosciamo oggi e messo al riparo gli azionisti dallo scoppio di nuove bolle speculative. Dal 1635, la Voc paga dividendi anche ogni semestre e con distribuzioni occasionali di obbligazioni. Il declino della Compagnia comincia alla fine del Seicento, complici l’ascesa delle potenze coloniali francese e britannica e una corruzione dilagante. Nonostante la fiducia degli azionisti e l’aumento costante dei prezzi, la Compagnia dichiara bancarotta il 31 dicembre 1799 e il governo olandese acquista tutte le sue azioni.

 

Qual è stato il rendimento delle azioni

Gli investitori della prima Ipo della storia si sono arricchiti? Sebbene i dati sui prezzi siano piuttosto vaghi nei documenti finanziari, nella stampa, nelle corrispondenze commerciali e negli atti notarili del periodo, dall’analisi storica si evince che fino al 1633 il prezzo delle azioni della Voc non supera mai la soglia di 200. Negli anni successivi e fino alla fine del Seicento, il prezzo comincia a salire rapidamente, con forti fluttuazioni in occasione delle guerre con l’Inghilterra e la Francia. Il boom iniziato nel 1633 è notevole e coincide con la decisione della Compagnia, guidata dal generale Jan Pieterszoon Coen, di pagare più regolarmente dividendi elevati agli azionisti a partire dal 1635. È dal 1630 al 1650 che la società fa registrare i suoi migliori risultati in tutto il secolo.

Il dividendo medio pagato dalla Voc si attesta intorno al 18% del capitale nel corso dei 200 anni di attività. Dal 1610 per sette anni, la società paga dividendi in natura pari in media al 71% del capitale investito; per i successivi cinque anni, i dividendi sono in denaro pari al 19%; nei tre anni successivi, in chiodi di garofano per il 41%. Nel 1638 il dividendo è al 44% in spezie; i due semestrali del 1640 sono del 20% ciascuno: il 5% in denaro e il 15% in macis. Nel 1641 il 40% è in chiodi di garofano, nel 1642 il 50% in denaro, nel 1643 il 15% in macis; dal 1644 al 1672, la media è del 21,25% annuo, tutti tranne uno pagati in denaro.

Nel 1673 arrivano le obbligazioni per il 33,5%. Dal 1676 al 1682, le obbligazioni sono al 4% con una media del 19,5% del valore nominale all’anno; dal 1683 al 1689, si torna al contante con una media del 20%; dal 1690 al 1698, ancora obbligazioni con una media del 3,5% pagabili nel 1740 con una media del 21,875% annuo. Infine, dal 1698 al 1728, la media è del 28,125% annuo in denaro. Dopo il 1782 non vengono più pagati dividendi. Con gli azionisti che partecipano agli utili attraverso la distribuzione regolare, l’aumento del prezzo delle azioni riflette le aspettative di un crescente rendimento.

Dimenticato lo scarso (a volte nullo) rispetto dell’articolo 17 della Compagnia, in base al quale la società avrebbe pagato un dividendo ogni volta che merci per un valore pari al 5% del capitale iniziale fossero state portate in Olanda, dal 1635 la Voc distribuisce dividenden ogni anno e poi ogni sei mesi: l’indice di reinvestimento cresce costantemente fino al 1698, con un rendimento medio annuo del portafoglio dell’8,69% nel periodo 1603-1697. Un segnale significativo di come la Compagnia olandese delle Indie orientali sia stata per due secoli un attore fondamentale nel commercio globale, prima dello spostamento del baricentro in direzione Londra.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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