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Private equity per tutti, Schroders punta alla democratizzazione

La sede di Schroders a Londra

Le Borse valori rappresentano una parte minima delle iniziative imprenditoriali globali. Comprenderlo significa realizzare che al di fuori dei mercati “pubblici” e delle società quotate esistono opportunità di investimento ben più ampie e diversificate, finora oggetto dell’attenzione principalmente dei grandi investitori istituzionali. Democratizzare l’investimento nei private asset significa mettere a disposizione questo spazio anche dell’investitore retail con i modi e gli strumenti adeguati. Schroders, asset manager britannico con quasi 900 miliardi di euro di masse in gestione (al 30 giugno 2022), ha deciso di sposare la causa della democratizzazione da diversi anni. Attraverso Schroders Capital, la sua divisione specializzata nei private asset, oggi ha annunciato un passo avanti importante, la creazione di un fondo di private equity strutturato sotto forma di Eltif (European long term investment fund) accessibile anche con un investimento minimo di 10.000 euro. Schroders Capital Private Equity Eltif 2023, in corso si autorizzazione da parte delle autorità di vigilanza, dovrebbe essere a disposizione degli investitori all’inizio del nuovo anno.

 

Gli spazi di crescita nei mercati privati

Anche se con questo lancio Schroders ha deciso di concentrarsi sul private equity, dei mercati privati fanno parte anche il private debt, le infrastrutture, il real estate, i passion asset. In breve tutte quelle alternative di investimento che non rientrano nelle quotazioni di Borsa. Il successo di queste “alternative” è visibile nei dati che Luca Tenani, responsabile per l’Italia di Schroders, ha portato all’attenzione del pubblico nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo Eltif. Tra questi la previsione di Prequin secondo cui, entro il 2026, la dimensione complessiva dell’industria dei private asset potrebbe raggiungere i 18.000 miliardi di dollari contro i 10.000 del 2021, un livello che già di per sé rappresenta un record per queste asset class. Oppure la constatazione che in Italia, nel primo semestre 2022, sono state realizzate 338 operazioni nel solo private equity con una raccolta di 1.704 milioni di euro e investimenti per 10,9 miliardi, stando ai dati resi noti da AIFI-PwC.
E gli spazi di crescita sono ancora più ampi in quanto “la democratizzazione è solo all’inizio” ha sottolineato Tenani portando a sostegno il fatto che solo il 5% dei portafogli degli investitori al dettaglio negli Stati Uniti (uno dei mercati più sviluppati) sia investito in private asset.

 

Quali sono le opportunità, secondo Schroders

Negli ultimi anni l’interesse per l’investimento nei private asset è aumentato e ciò ha spinto anche il regolatore ad adeguare le normative, rendendo accessibile questo investimento anche agli investitori retail. Ma quali sono le attrattive di questo universo ampio ed esterno al mondo delle quotate? Per Tenani almeno 6:

 

  • i mercati privati sono l’unica forma di investimento che dà la possibilità all’investitore di sentirsi davvero partecipe di un’iniziativa imprenditoriale o di realizzazione di un grande progetto infrastrutturale;
  • sono stati in grado di fornire rendimenti molto interessanti nel lungo periodo grazie al premio di illiquidità e di complessità che portano con sé;
  • sono una fonte di rendimento alternativa agli asset tradizionali e anche poco correlata;
  • per come sono strutturati aiutano l’investitore a liberarsi dall’assillo di controllare ogni giorno l’andamento dell’investimento, con il rischio di cadere preda dell’emotività;
  • si sono dimostrati resilienti nelle ultime crisi, in particolare quella del 2008-2009 e anche in quella attuale;
  • l’ottica di lungo periodo dei mercati privati si sposa bene con le necessità dell’investimento sostenibile e permette di aumentare l’engagement tra gestore e singola impresa nell’intraprendere percorsi virtuosi (l’Eltif di Schroders è conforme all’articolo 8 della normativa SFDR).

 

Democratizzazione con giudizio

Nonostante sia positivo che i private asset vengano resi disponibili agli investitori retail, anche grazie ai cambiamenti della normativa (un decreto del Ministero delle Finanze del 30 marzo scorso ha abbassato la soglia minima di investimento), democratizzare non significa dare a tutti in mano un’automobile senza offrire indicazioni sul suo utilizzo.

 

“L’interesse per questi strumenti è ampio – ha commentato Luca Tenani -. Secondo il Global Investor Study di Schroders il 57% degli investitori italiani investe o intende investire nei mercati privati e l’86% sarebbe disponibile ad acquistare un prodotto di private asset strutturato in un Eltif se proposto da un consulente finanziario che lo aiuti a comprenderlo meglio. Secondo me la via della democratizzazione passa dalla creazione di veicoli di investimento nuovi, che vadano incontro alle caratteristiche degli investitori individuali. Asset manager e distributori devono fare tesoro dell’esperienza maturata su questi asset con gli investitori istituzionali e trasferirla, adattandola, agli investitori retail”.

 

L’Eltif di Schroders creato per il retail

È proprio tenendo conto di quest’ultima necessità che Schroders ha strutturato il nuovo Eltif che consente l’accesso a operazioni solitamente destinate ai soli investitori istituzionali anche agli investitori individuali, favorendo la diversificazione del portafoglio. L’investimento minimo è di soli 10.000 euro e il suo focus sono le operazioni di buyout con particolare enfasi sul tessuto imprenditoriale europeo (60-70% del portafoglio) e sulle società di piccole e medie dimensioni (80% del portafoglio).

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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