Quanto vapore ha perso realmente la locomotiva tedesca?

QUANTO VAPORE HA PERSO LA LOCOMOTIVA TEDESCA?

locomotiva tedesca

La locomotiva tedesca frena e la paura della recessione è reale. Dall’analisi di Gam sui mercati azionari europei, la Germania sembra segnare una battuta d’arresto

 

Stiamo perdendo la Germania? Il rallentamento della locomotiva tedesca è forse la preoccupazione maggiore in Europa con Berlino che prevede una crescita dello 0,5% quest’anno e dell’1% il prossimo (dall’1,5% che aveva ipotizzato qualche mese fa). Il timore che la Germania finisca in recessione è reale. Ma quanto vapore ha realmente perso la locomotiva tedesca?

Quest’anno abbiamo assistito a un forte rimbalzo dei mercati europei. Tuttavia, nonostante questi forti movimenti, il rapporto tra prezzo e utili (P/E) delle azioni europee, pari a circa 13,75 volte, è in linea con la media trentennale e, a nostro avviso, le valutazioni sono attualmente a livelli record di sconto rispetto alle controparti statunitensi ed appaiono interessanti se confrontate con altre classi d’investimento, commenta Niall Gallagher, responsabile delle strategie azionarie europee di GAM Investments . “Vale la pena osservare la ripartizione regionale del fatturato delle società del mercato azionario europeo. Circa il 45% del fatturato del mercato azionario europeo nel 2018 era attribuibile al Vecchio Continente e il 40% ai mercati emergenti. Ciò evidenzia quanto le azioni europee abbiano ormai un orientamento globale rispetto al passato: negli anni ’80, circa il 75% del  fatturato delle società europee proveniva dall’Europa.

Il ruolo chiave della Cina

In termini di ripresa interna, prosegue Gallagher: “Abbiamo assistito a una sorta di biforcazione all’interno delle economie del Vecchio Continente.  Se Germania e Italia sono risultate più deboli, aree come la Francia, la Spagna, i Paesi Bassi, l’Irlanda e i Paesi nordici sono apparse più solide. Sebbene i giornali parlino di debolezza per la locomotiva tedesca, e la produzione industriale è stata certamente interessata da un rallentamento, imputabile in particolare al calo delle vendite automobilistiche in Cina e alle preoccupazioni legate il commercio globale, non abbiamo riscontrato un quadro chiaro, poiché il consumatore tedesco rimane fiducioso e il contesto occupazionale è sano. Altrove in Europa, i servizi e i consumi rimangono solidi; la disoccupazione è bassa, la crescita dei salari rimane forte; gli investimenti sono a livelli ragionevoli e l’impulso al credito è positivo”.

Prosegue Gallagher: “L’Europa ha subito l’impatto del rallentamento di Pechino, ma in Cina si intravedono segnali di ripresa. Le esportazioni verso il Dragone rappresentano circa il 40% del PIL tedesco, per cui una continuazione del miglioramento della Cina in termini di impulso al credito, utili industriali e produzione sarebbe positiva per l’economia tedesca. Detto questo, Brexit ha avuto un impatto negativo sul Regno Unito e sulle economie limitrofe, quindi un qualsiasi segnale della chiusura di un accordo sarebbe positivo”.

Value and growth

“Un aspetto che stiamo monitorando è il dibattito tra valore e crescita. I titoli value europei hanno valutazioni ai minimi storici rispetto alle controparti growth, e abbiamo assistito al più lungo periodo mai registrato di sottoperformance dei primi. Di primo acchito, in questo segmento emergono alcune aree interessanti, ma non è così semplice: alcune aree dell’indice del valore devono affrontare sfide strutturali e potrebbero rappresentare delle trappole. Cinque dei settori coinvolti da queste criticità rappresentano il 50% dell’indice europeo value e disincentivano un passaggio in massa verso quest’ultimo. Le banche si trovano ad affrontare le sfide poste dalla tecnologia per rispondere al fintech e ai bassi tassi di interesse che, combinati con l’incremento degli obblighi normativi, potrebbero ostacolare gravemente il rendimento del capitale proprio”.

Il settore auto

“Nel settore auto, è il futuro piuttosto che il presente a necessitare di un’attenta analisi; la spinta verso i veicoli elettrici richiederà enormi livelli di investimentoe, allo stato attuale delle cose, non è chiaro chi avrà successo in questo settore. Inoltre, man mano che cresce l’adozione della tecnologia di ride hailing, potrebbe esserci un minore utilizzo delle automobili in generale”.

Il settore energia e gli ESG

“Nell’ambito dell’energia c’è il rischio legato agli stranded asset, la maggiore attenzione all’ESG potrebbe portare a disinvestimenti per un settore ancora legato combustibili fossili. Anche le utility risentono del passaggio all’energia green e molti degli obblighi in materia di requisiti patrimoniali sono difficili da quantificare, mentre le società di telecomunicazioni sono sottoposte a pressioni di natura tecnologica e normativa”.

Post correlati

Coinbase: Cathie Wood non perde la fiducia e accumula azioni

Calpers: ecco cosa ha comprato e venduto il più grande fondo pensione USA

McDonald’s lascia la Russia: a Wall Street cosa fare con titolo?

Grano: l’India vieta l’export e i prezzi salgono al massimo da 2 mesi

Toshiba: 10 investitori in lizza per l’acquisizione della società

Lascia un commento