Dopo trent’anni di presenza in Italia e oltre 75 dalla nascita del gruppo, Franklin Templeton guarda al futuro. Non potrebbe essere altrimenti, in un settore del risparmio gestito che attraversa processi di cambiamento in grado di stravolgerne il volto. L’anniversario è l’occasione per fare il punto di questa evoluzione e per capire come l’asset manager la sta affrontando, in compagnia di Michele Quinto, country manager Italia di Franklin Templeton.
Le propongo alcuni trend che lei stesso ha più volte evidenziato: democratizzazione dei mercati privati, tokenizzazione e blockchain, personalizzazione dei fondi. Come si posiziona Franklin Templeton lungo questi tre percorsi di sviluppo?
“Sono trend uniti da un filo rosso e su cui tutte le società di asset management hanno intensificato gli investimenti a livello mondiale. La democratizzazione dei mercati privati è il risultato di un’evidenza chiara: investire soltanto nelle società quotate fa perdere delle opportunità. Sono infatti sempre meno le aziende quotate. Molte non si quotano o lo fanno con ritardo, il che significa che la loro crescita avviene prima della quotazione. Per estrarre valore da queste aziende bisogna investire nei mercati privati. Negli Stati Uniti l’hanno capito, a tal punto che il private market in America è diventata una fetta importante nel portafoglio dei clienti, intorno al 15%. In Europa e in Italia siamo ancora su livelli marginali, ma è possibile sfruttare alcune novità regolamentari, come gli evergreen e gli Eltif, che consentono un accesso a questi mercati con impegni di capitale limitati. Negli ultimi 18 mesi Franklin Templeton si è concentrata nel lanciare prodotti semi liquidi che consentono di investire in questa asset class, prima riservata ai grandi investitori istituzionali, anche ai clienti affluent. Non ci fermiamo qui, stiamo studiando una serie di soluzioni per abbassare ancora di più il target di clientela. La democratizzazione passa però anche dalla digitalizzazione e dalla tokenizzazione. Tokenizzare un investimento nel private market significa renderlo molto più fruibile e liquido. Franklin Templeton lo sta già facendo negli Usa e sta cercando di capire come farlo in Europa, perché la combinazione tra public market e private market è il futuro degli investimenti. Abbiamo un team di oltre 100 professionisti che si occupa di innovazione digitale e tecnologia e siamo stati i primi in America e in Europa a registrare i fondi comuni su piattaforme blockchain pubbliche. Questo significa che siamo abbiamo già costruito un’infrastruttura che ci consente di lavorare con i nostri partner e tokenizzare i loro strumenti finanziari. Infine l’ultimo trend, legato ai precedenti. La tokenizzazione e la blockchain ridisegnano l’infrastruttura finanziaria, ne riducono drasticamente i costi e consentono la personalizzazione degli investimenti. In un futuro non troppo lontano l’investitore potrà inserire all’interno del suo wallet non soltanto i prodotti finanziari ma anche una serie di interessi e hobby. Si possono tokenizzare, ovvero digitalizzare, strumenti finanziari, beni reali come case, opere d’arte o macchine d’epoca, diritti musicali”.
In Italia è in atto un processo di consolidamento del settore bancario e dell’asset management. Quale strategia intende perseguire Franklin Templeton?
“Al termine di questo processo in Italia ci saranno attori locali più grandi e importanti. Come conseguenza avremo probabilmente meno clienti che lavoreranno con meno controparti. Ciò significa che dovremo trovare dei partner che non siano solo commerciali ma strategici. Realtà locali complementari che hanno bisogno delle nostre capacità per completare l’offerta non solo nell’ambito tradizionale dei fondi comuni, ma anche sul fronte della tecnologia, delle piattaforme, della formazione, della progettazione di nuovi prodotti e del lancio di nuovi modelli di business. Il consolidamento in atto sta portando a un’integrazione sempre più verticale tra la distribuzione e le fabbriche prodotto. Oggi non è più possibile fare come si faceva 10 anni fa. Bisogna collaborare con le fabbriche prodotto della banca e lavorare in stretto contatto con le sgr locali, secondo il concetto di strategic partnership che abbiamo messo, da qualche anno, alla base della nostra strategia. Per riassumere, lavoreremo con meno controparti ma in modo molto più profondo”.
È in forte crescita anche la diffusione delle piattaforme finanziarie, che permettono al retail di avere un accesso diretto ad alcuni prodotti di investimento. Vi state muovendo anche in questa direzione?
“Le due cose andranno in parallelo. Le piattaforme sono una nuova area di business. Stanno prendendo piede soprattutto tra le nuove generazioni e continueranno a diffondersi soprattutto se le banche e i distributori non si accorgeranno che i giovani hanno un modo diverso di pensare e di investire. Credo che le piattaforme potrebbero prendersi quote di mercato importanti nei prossimi anni e noi collaboreremo anche con loro, fornendo soluzioni di investimento”.
30 anni di Italia per Franklin Templeton. Trent’anni fa non esistevano gli Etf, una famiglia di prodotto che ha saputo innovarsi fino a invadere il campo della gestione attiva. Quanto sta puntando l’asset manager che lei guida in Italia su questa categoria di prodotto?
“Gli Etf continueranno a crescere per una semplice ragione, sono entrati nel radar della clientela retail. Le piattaforme dei consulenti finanziari saranno sempre più ricche di Etf. Anche per noi questi prodotti sono ormai una parte importante delle nostre strategie. Gestiamo 55 miliardi di dollari a livello mondiale con 143 Etf di cui 38 quotati nella Borsa di Milano. In media, ogni anno lanciamo più Etf che fondi tradizionali.Siamo stati tra i primi emittenti di Etf attivi, ma nella nostra gamma sono presenti anche Etf passivi e multifattoriali”.
Come si inseriscono gli Etf nella vostra strategia multi-boutique specializzate?
“Multiboutique significa soprattutto una cosa, specializzazione. E specializzazione vuole dire avere delle persone che fanno una cosa e la fanno molto bene. Secondo Franklin Templeton oggi è l’unico modo per generare alfa. Abbiamo una serie di brand e di team di investimento che per anni si sono focalizzati su un solo tema, con la capacità di selezionare le cose migliori e combinarle insieme”.









