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Rame: boom di scorte in Cina, ecco cosa significa

Rame: boom di scorte in Cina, ecco cosa significa

La Cina sta accumulando scorte di rame in maniera insolita. Secondo i dati dello Shanghai Futures Exchange, la quantità di metallo accumulata nei magazzini è ammontata la scorsa settimana a oltre 300 mila tonnellate, il volume più grande di sempre a fine maggio. Si tratta di un’anomalia, in quanto questo è un periodo dell’anno in cui normalmente le scorte si riducono in maniera rapida, stando alla stagionalità cinese. In genere, infatti, i volumi raggiungono un livello massimo a marzo, per poi ridimensionarsi via via che ci si avvicina alla stagione estiva.

Questo è un segnale che l’economia cinese sta rallentando? Il rame è un metallo molto utilizzato nell’industria, in particolare in settori come quello immobiliare e delle auto elettriche, due mercati di estrema importanza per la Cina e che stanno vivendo un periodo critico. Tuttavia, i dati recenti sul settore manifatturiero hanno dato indicazioni contrastanti. L’indice generale sulle fabbriche a maggio si è contratto, mentre un’indagine più focalizzata sulle imprese minori maggiormente orientate all’export ha mostrato segni di miglioramento.

 

Rame: quanto incide sul prezzo l’accumulo di scorte cinesi

L’accumulo di scorte cinesi di rame ha un significato che va al di là dell’andamento economico della Cina e abbraccia l’attuale fase delicata del metallo nel mercato delle materie prime. Quest’ultimo è caratterizzato da una carenza di offerta preoccupante che nelle scorse settimane, al London Metal Exchange, aveva spinto le quotazioni oltre gli 11.000 dollari a tonnellata, prima di un rientro sotto i 10.000 dollari. La preoccupazione degli operatori è che l’eccesso di domanda possa continuare ad alimentare il rally che, secondo alcuni analisti, potrebbe anche portare verso i 15.000 dollari.

Il problema è che in questo momento ci sono poche possibilità perché  l’offerta aumenti al punto da riequilibrare il mercato. Oggi le grandi aziende del mining preferiscono acquisire rivali minori piuttosto che investire risorse in costose e difficili attività di esplorazione. Ne è una dimostrazione il recente tentativo, poi non andato a buon fine, del gigante australiano BHP Group di acquisire la società britannica Anglo American. Da anni si è presa la strada del consolidamento con operazioni di M&A.

Fino a quando il prezzo non salirà al punto da provocare una distruzione della domanda difficilmente si vedrà un riequilibrio. Il rallentamento della Cina, tra i più grandi consumatori al mondo di rame, potrebbe aprire uno spiraglio. I fattori da prendere in considerazione, però, sono diversi. Pechino agisce sia sul versante della domanda che su quello dell’offerta. Alla fine del mese scorso, gli analisti di UBS hanno riferito che le fonderie di rame cinesi probabilmente anticiperanno i loro programmi di manutenzione, frenando in questo modo la produzione nel breve termine. Nel contempo, prevedono che la richiesta di rame in Cina rimanga forte per via degli sforzi e le misure di stimolo del Paese per la transizione energetica.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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