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Rame: calano le scorte, nuovo rally in vista?

Rame: calano le scorte, cosa significa per il mercato?

Il prezzo del rame potrebbe iniziare un nuovo rally. L’allarme viene lanciato da Kostas Bintas, responsabile del trading su metalli e minerali di Trafigura, uno dei maggiori commercianti di materie prime del mondo. L’esperto ha rilevato che le scorte di rame stanno diminuendo e prevede entro la fine dell’anno che la copertura dei consumi scenda a 2,7 giorni dai 4,9 giorni attuali. Questo aumenta il rischio di un’accelerazione dei prezzi se dovesse verificarsi un grande prelievo dalle scorte o un ricorso improvviso dei trader ad accaparrarsi le forniture.

Oggi il prezzo del rame è scambiato intorno ai 7.400 dollari a tonnellata, in ribasso del 30% rispetto alla cifra record che aveva raggiunto nel mese di marzo di 10.000 dollari a tonnellata. Il motivo della discesa delle quotazioni è da attribuire soprattutto a due fattori: in primis i timori di recessione, essendo che il rame è un metallo utilizzato in una moltitudine di attività produttive, dalle infrastrutture ai veicoli elettrici; in secondo luogo il rafforzamento del dollaro USA, dal momento che gli acquirenti non americani hanno dovuto pagare di più per assicurarsi la stessa quantità della materia prima rispetto al passato, diminuendo così la domanda.

 

Rame: le previsioni degli operatori di mercato   

Dove finirà il prezzo del rame? Lo scorso anno Bintas aveva previsto che le quotazioni avrebbero raggiunto i 15.000 dollari a tonnellata, poi è successo che il metallo rosso veniva venduto sui timori di recessione. Adesso, l’esperto si aspetta un “rapido repricing strutturale” non appena verranno meno tali paure. Di conseguenza, con la carenza di rame che si sta vedendo oggi, “è giusto assumere un prezzo più alto rispetto a quello odierno”, ha asserito.

Bintas afferma anche che la transizione energetica europea potrebbe alimentare la domanda. Ad esempio, i veicoli elettrici su cui l’UE sta puntando e gli obiettivi di raddoppiare la capacità nell’energia solare a partire dal 2025, richiedono una grande quantità di rame. Tutto ciò compensa il calo della richiesta del bene che si registra nel settore immobiliare cinese per via della sua persistente debolezza.

Proprio il rallentamento del mercato immobiliare in Cina, unitamente alla crisi energetica in Europa, sarà il fattore determinante per cui le quotazioni del rame si manterranno deboli, secondo alcuni. A giudizio di Marcus Garvey, responsabile della strategia delle materie prime di Macquarie, la recessione macroeconomica globale impatterà in maniera determinante, con una crescita dell’offerta che porterà a un surplus a livello globale di 600 mila tonnellate nel 2023. Di diverso avviso è invece Richard Adkerson, Amministratore Delegato di Freeport, che ha dichiarato: “certamente non abbiamo problemi a vendere rame. È sorprendente quanto siano negativi i mercati finanziari su questo settore e tuttavia il mercato fisico è così stretto”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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