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Rame: ecco perché le quotazioni arriveranno a 40.000 dollari

Nell'immagine dei circuiti elettrici in rame sono montati su una scheda elettronica

Il rally del rame sembra incontenibile. Questa settimana, nel mercato delle materie prime a Londra, le quotazioni del metallo rosso hanno superato quota 11.000 dollari per la prima volta nella storia, prima di ritracciare. Gli acquisti sono motivati dalla grande carenza di offerta che si trascina da diverso tempo e che sembra destinata a durare.

Le grandi società minerarie reputano costoso e difficile investire in nuovi giacimenti e preferiscono effettuare acquisizioni di player più piccoli. Ne è una dimostrazione il tentativo da parte del gigante australiano BHP Group di acquistare il rivale britannico Anglo American tra mille difficoltà. Se l’operazione andrà in porto (la scadenza dell’ultima offerta è fissata al 29 maggio dopo che altre tre sono state respinte), nascerà il più grande colosso del rame a livello mondiale, in grado di controllare il 10% dell’offerta complessiva.

Tuttavia ciò non aumenterebbe le forniture del metallo ma ne determinerebbe solo lo spostamento da un produttore all’altro. Questa situazione prefigura scenari rialzisti per le quotazioni di mercato del rame nei prossimi anni, in assenza di investimenti sulle nuove miniere che potrebbero arrivare soltanto a prezzi del metallo più sostenuti.

 

Rame: per il gestore di fondi Andurand salirà a 40.000 dollari

In questo quadro, quando si fermerà il rally in corso del rame? Secondo Pierre Andurand, gestore dell’hedge fund Commodities Discretionary Enhanced da 1,3 miliardi di dollari, la materia prima quadruplicherà di valore fino a raggiungere quota 40.000 dollari nei prossimi anni. Il motivo è che “ci stiamo muovendo verso un raddoppio della crescita della domanda di rame a causa dell’elettrificazione del mondo, compresi i veicoli elettrici, i pannelli solari, i parchi eolici, ma anche l’uso militare e i data center” mentre “la risposta sul fronte delle forniture richiederà più di 5 anni”. Andurand è pessimista sul fatto che la crescente domanda possa essere soddisfatta da scavi “più a fondo e più rapidi nelle miniere attuali” mentre in genere ci vogliono circa 15 anni per sviluppare una nuova miniera secondo le stime dell’industria.

Grazie al rame e ad altre materie prime, il fondo di Andurand ha riscattato nel 2024 un pessimo 2023, in cui aveva perso il 55% a causa di un investimento sbagliato sul petrolio. Andurand era convinto che il prezzo del greggio sarebbe balzato a 140 dollari al barile con i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, ma invece le quotazioni si sono attestate sotto i 90 dollari. “Penso che i trader di petrolio abbiano imparato a essere piuttosto cauti nell’entusiasmarsi per potenziali interruzioni dell’offerta” ha detto. “Tutti noi abbiamo perso un sacco di soldi, aspettandoci un’interruzione dell’approvvigionamento che non si è verificata”. A suo avviso, “i rischi geopolitici come Russia e Gaza non hanno avuto un impatto sull’offerta” ed è per questo che “il prezzo del petrolio è stato relativamente stabile e non cambierà”.

Il contrario invece succederà per quanto riguarda il rame, ma non solo. Secondo Andurand, anche l’alluminio continuerà a salire per ragioni simili al rame, potendo essere un “sostituto al metallo rosso”. L’asset manager francese ha inoltre una visione rialzista sul cacao, che da inizio anno a metà aprile ha praticamente triplicato il suo valore. L’apporto di alcune materie prime, come detto, è stato importante quest’anno per il suo fondo, che ha registrato una performance dell’83%.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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