Real Asset: dove vanno le preferenze degli istituzionali - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Real Asset: dove vanno le preferenze degli istituzionali

Lo scheletro di un edificio in costruzione

Il successo dei real asset negli ultimi anni è stato crescente. Il rendimento che questa composita asset class permette di ottenere – ne fanno parte per esempio i fondi infrastrutturali e quelli immobiliari – è più elevato rispetto a quello offerto dagli asset tradizionali. Un maggiore compenso legato al premio per la minore liquidità che li caratterizza. È stato proprio questa capacità di offrire rendimenti superiori a spingerli tra le preferenze degli asset manager, istituzionali e non, soprattutto con l’avvento dell’inflazione nel corso del 2022. Oggi, tuttavia, avere asset reali in portafoglio non basta più.

 

Asset reali ESG

Anche nel campo degli investimenti reali le tematiche di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG) si stanno imponendo come punto di riferimento. Soprattutto per i grandi investitori istituzionali che, oltre alla richiesta del mercato e alla tutela dei capitali a loro affidati, devono rispondere a una pressione normativa crescente. Quanto detto contribuisce a spiegare perché più di 9 investitori istituzionali su 10 (il 93%) considera attivamente i criteri ESG e la sostenibilità nelle strategie di investimento in asset reali. Per alcuni, il 17%, si tratta di un fattore essenziale.

Il dato è emerso dal Real Assets Study di Aviva Investors, la divisione globale di asset management di Aviva Plc, il cui direttore investimenti Real Asset, Daniel McHugh ha così commentato il dato: “Lo studio mostra come la domanda sia guidata anche dalla capacità di valutare l’impatto positivo di questi investimenti al di là dei rendimenti, come ad esempio il raggiungimento di target legati alla sostenibilità”.

Gli investitori istituzionali si sentono responsabili non solo del compito di far rendere i capitali che gestiscono ma anche di impiegarli in modo sostenibile. A dirlo il 67% del campione, costituito da oltre 500 investitori in tutto il mondo per un valore complessivo di masse gestire superiore a 3.500 miliardi di dollari. Ancora, il 79% è favorevole a un fondo o a una strategia che dia priorità ai rendimenti finanziari ma che integri le componenti ESG. Attenzione però al greenwashing, il cosiddetto ambientalismo di facciata, considerato dal 52% degli intervistati il principale rischio materiale per gli investimenti in real asset sostenibili.

 

Rendimento e diversificazione tra i punti di forza dei real asset

Rendimento e sostenibilità possono andare di pari passo ma il primo ha permesso di attutire gli effetti dell’inflazione e rimane al centro degli obiettivi degli istituzionali. Tanto è vero che il 53% del campione ha scelto di investire in asser reali proprio per la loro capacità di fornire un reddito legato all’inflazione, una percentuale in crescita dal 33% di tre anni fa. Per McHugh l’inflazione ha reso più oneroso proteggersi con le asset class tradizionali e l’aumento dei tassi di interesse ha eroso i rendimenti: “I real asset stanno assumendo un ruolo significativo nei portafogli complessivi, offrendo agli investitori un ampio ventaglio di opzioni con diversi gradi di rischio e di protezione dall’inflazione”. Tra le altre motivazioni che spingono gli istituzionali a dare sempre maggiore attenzione ai real asset c’è la diversificazione (57%), il cui valore è stato magnificato dall’incapacità delle asset class tradizionali di fornirla nel corso dell’anno passato.

L’inflazione non è destinata a scomparire dall’oggi al domani mentre la diversificazione rimarrà una buona regola di costruzione dei portafogli di investimento anche nel futuro. Per questo gli investitori istituzionali sono pronti a continuare a investire negli asset reali. Il 64% secondo quanto emerso dalla ricerca prevede di aumentare l’allocazione a questi investimenti nel prossimo biennio e quasi la metà prevede di farlo in misura sensibile (+10%). Elemento interessante che emerge dallo studio è la trasversalità geografica del fenomeno real asset che occupa circa un quinto dei portafogli istituzionali nord-americani, il 19% di quelli europei e il 17% di quelli dell’area Asia-Pacifico. Si tratta di percentuali molto simili.

Le complessità del prossimo futuro

Gli investitori in real asset hanno avuto soddisfazioni nel corso dell’ultimo anno ma il gioco si fa ora più difficile. Confermarsi su alti livelli è complesso e lo è ancora di più quando le valutazioni sono cresciute. Gli istituzionali ne sono consapevoli e ritengono la complessità nell’identificare le opportunità il maggiore ostacolo all’incremento degli investimenti in real asset nei prossimi dodici mesi (53% dei rispondenti). Un altro ostacolo rilevante è rappresentato dai costi legati alle transazioni.

Segue la difficoltà nell’effettuare le valutazioni (44%). Meno preoccupazione emerge con riferimento ai rischi legati al clima, come l’obsolescenza degli immobili e delle infrastrutture. Una questione su cui il direttore finanziario da Amundi Investors invita a cambiare registro: “Poiché il mercato guarda agli asset in chiave net-zero, anche gli asset di prima scelta potrebbero diventare vulnerabili. Gli investitori devono essere consapevoli della rapidità e della misura in cui l’obsolescenza potrebbe accelerare e del potenziale impatto che potrebbe avere sui portafogli”.

AUTORE

Picture of Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *