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Recessione USA? Ecco cosa divide gli economisti

Recessione USA? Ecco cosa divide gli opinionisti

La giornata di pausa a Wall Street per il Labor Day è servita per fare alcune riflessioni sulla possibilità che l’economia americana finisca o meno in recessione. In teoria già dovrebbe essersi configurata una situazione del genere, essendo che per due trimestri consecutivi il PIL statunitense ha avuto crescita negativa: nel primo trimestre dell’1,6% e nel secondo dello 0,9%. Tuttavia, è il National Bureau of Economic Research che negli Stati Uniti si pronuncia sancendo ufficialmente una recessione e per il momento sembra stia temporeggiando in attesa di nuovi sviluppi a livello macroeconomico. Nel prendere la sua decisione, l’Istituto esamina il reddito reale delle famiglie, la spesa reale, la produzione industriale e il mercato del lavoro. E per ora, questi parametri non stanno dando segnali preoccupanti.

Soprattutto, è veramente arduo pensare a una vera contrazione economica quando un Paese si trova in prossimità della piena occupazione. E proprio i dati sulla forza lavoro danno da pensare e rendono incerto il percorso che da qui in avanti può intraprendere l’economia a stelle e strisce. La scorsa settimana il Bureau of Labor Statistics ha segnalato 315 mila nuovi posti di lavoro creati, con un tasso di disoccupazione passato dal 3,5% al 3,7%. Forse sono i primi segnali che la politica monetaria della Federal Reserve ha iniziato a impattare l’economia e la forza lavoro americana, ma ancora questi segnali sono flebili per essere presi seriamente in considerazione.

 

Recessione USA: differenze di vedute tra gli economisti

Anche il consenso degli economisti non è unanime. Un sondaggio realizzato da Reuters alla fine di agosto ha messo in luce come il 45% degli economisti ritenga vi sia la possibilità di una recessione negli Stati Uniti entro un anno. La rilevazione è in linea con quella realizzata da Bloomberg, dove gli interpellati che prevedono una probabilità di recessione sono stati il 47,5%. Stephen Roach, docente di Economia all’Università di Yale pensa che l’anno prossimo difficilmente gli Stati Uniti eviteranno una recessione, sebbene questa non sarà come quella dei primi anni ’80. Al contrario, il premio Nobel Richard Thaler afferma di non vedere nulla che assomigli a una recessione allo stato attuale, in quanto l’economia USA sta crescendo e la disoccupazione è molto bassa.

Divergenza di opinioni anche tra gli strategist delle società d’investimento. Ad esempio Liz Ann, Chief Investiment Strategist presso Charles Schwab, ha dichiarato che l’economia statunitense si sta dirigendo più verso una recessione che verso un atterraggio morbido in questo momento. Viceversa,  per Steen Jakobsen, Chief Investment Officer di Saxo Bank, la recessione americana è solo in termini reali, visto l’alto tasso di inflazione, ma non in termini nominali.

In definitiva, proprio la crescita e il mercato del lavoro sembrano dividere gli opinionisti, in un contesto molto delicato in cui la Fed ha fatto un salto rilevante da una politica largamente accomodante a una estremamente aggressiva. “Stiamo uscendo da un periodo straordinario che non è mai stato visto prima nella storia”, sostiene William Foster, senior credit officer di Moody’s. In questo quadro “l’occupazione contro il PIL continua a essere il grande dibattito tra i commentatori economici”, ha aggiunto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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