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Rigassificatori: cosa sono e come funzionano

Rigassificatori: cosa sono e come funzionano

I rigassificatori oggi stanno assumendo un’importanza cruciale in Europa, in un periodo in cui impazza la crisi energetica. La guerra Russia-Ucraina ha determinato un crollo vertiginoso delle forniture, in quanto i due Paesi coinvolti sono tra i più grandi produttori ed esportatori del mondo. In particolare, il fabbisogno energetico del Vecchio Continente dipende in gran parte dalla Russia, ma Mosca ha deciso di tagliare drasticamente l’approvvigionamento del gas in reazione alle sanzioni comminate dall’Occidente. Così il principale gasdotto utilizzato per far arrivare il combustibile in Europa, cioè il Nord Stream 1, ha ridotto i flussi al 20% della sua capacità. 

Tutto questo da tempo ha posto il problema di sostituire il gas russo con altre soluzioni, come ad esempio il gas naturale liquefatto o GNL. L’Unione Europea al riguardo ha firmato un accordo con gli Stati Uniti a marzo di quest’anno affinché venga aumentata la fornitura di GNL nei prossimi anni. Entro fine anno quindi dai produttori americani arriveranno 15 miliardi di metri cubi in più, con l’obiettivo entro il 2030 di giungere a 50 miliardi di metri cubi addizionali all’anno. 

Per essere attuato, tutto il processo però richiede la presenza di più rigassificatori di quelli esistenti. Per questo i membri dell’UE stanno adottando piani prospettici per costruirne in numero adeguato ad accogliere gli afflussi di GNL. Ma cosa sono esattamente questi gassificatori e come entrano in funzione? Vediamo quindi nello specifico una guida che descrive nei dettagli tutto il funzionamento del sistema.

 

Rigassificatori: definizione e funzionamento

Il GNL che proviene da Paesi come gli Stati Uniti sopraggiunge in Europa allo stato liquido in modo tale da poter essere trasportato più agevolmente con le navi, dette metaniere. Infatti, il volume in questo stato si riduce di circa 600 volte e inoltre non risulta infiammabile, con ovvi benefici in termini di sicurezza. Tutto ciò però comporta che poi il gas così formato dovrà essere convertito allo stato gassoso per essere utilizzato. I rigassificatori non sono altro che impianti industriali che permettono di trasformare il gas naturale liquefatto dallo stato liquido a quello gassoso, al fine di poter produrre energia e distribuirla lungo tutta la rete nazionale. 

La trasformazione avviene attraverso la variazione delle condizioni di pressione e temperatura. In sostanza, il gas liquefatto viene collocato all’interno di grandi serbatoi in prossimità dei terminali di rigassificazione a una temperatura di -162 gradi centigradi. Negli impianti viene fatto fluire il GNL tramite una serpentina immersa in una vasca di acqua marina a temperatura ambiente. Tra i due liquidi però non vi è mai contatto perché la parete della serpentina li separa. La differenza di temperatura tra i due fluidi è tale da portare il gas liquefatto dallo stato liquido a quello gassoso, rendendolo pronto per poter essere distribuito attraverso un metanodotto.

 

Le navi rigassificatrici

I rigassificatori possono essere onshore, ovvero costruiti sulla terraferma, oppure offshore, ossia al largo delle coste marittime. Vi è anche un’alternativa agli impianti di rigassificazione su terra, che è quella costituita dalle navi rigassificatrici o rigassificatori galleggianti. In tal caso, tutto il processo di rigassificazione avviene a bordo tramite lo stock e la trasformazione del GNL. Successivamente poi vi è l’immissione nella rete nazionale. 

Per la precisione, queste navi sono dotate di serbatoi che vengono caricati di GNL attraverso navi metaniere che si accostano per lo scopo utilizzando apposite tubature per far scorrere il gas allo stato liquido sempre a una temperatura di -162 gradi centigradi. Il processo di rigassificazione è praticamente lo stesso di quello per i rigassificatori on-shore e off-shore, con l’utilizzo di uno scambiatore di calore. La capacità di stoccaggio di queste navi è molto ampia. Circa la metà delle 48 navi esistenti al mondo hanno una capacità tra 160 e i 180 mila metri cubi.

 

 

I rigassificatori in Italia

L’Italia è il terzo Paese in Europa per consumo di gas naturale, ma la sua produzione locale copre solamente il 10% del fabbisogno complessivo. Per questo disporre di rigassificatori in grado di trasformare il GNL importato da Stati Uniti, Qatar, Venezuela, Congo a altri, risulta essere di grande importanza. 

Attualmente nel nostro Paese esistono tre rigassificatori attivi e altri due non operativi. Quelli in attività riguardano: l’impianto on-shore di La Spezia nella baia di Panigaglia, in grado di rigassificare fino a 3,5 miliardi di metri cubi; il sito off-shore di Rovigo, con una capacità annua di 8 miliardi di metri cubi; e la nave galleggiante di Livorno, che produce 3,75 miliardi di metri cubi. 

Gli altri due rigassificatori sono galleggianti e sono entrambi di proprietà di SNAM. Il primo si riferisce alla nave Golar Tundra, in grado di stoccare fino a 170 mila metri cubi di GNL e che può rigassificare 5 miliardi di metri cubi annui. Si prevede che la sua entrata in funzione avverrà entro la primavera del 2023, operando nell’Italia centro-settentrionale. In base ad alcune indicazioni societarie, un punto di attracco ipotetico potrebbe essere Piombino, in Toscana. 

Il secondo rigassificatore concerne la BW Singapore, acquistata dalla compagnia energetica italiana all’inizio di luglio del corrente anno. Le caratteristiche praticamente sono le stesse della Golar Tundra, con la differenza che l’ubicazione sarà probabilmente a Ravenna e l’inizio dell’operatività non avverrà prima della seconda parte del 2024.

 

Conviene investire nei rigassificatori?

Da quando è esploso il conflitto in Ucraina e la crisi energetica ha iniziato a colpire duro si è discusso animatamente in tutta Europa circa l’esigenza di costruire dei rigassificatori per abbassare o addirittura eliminare completamente la dipendenza dalla Russia. In verità ci sono tre aspetti controversi di cui bisogna tener conto. 

Costruire dei rigassificatori impone fare degli investimenti molto costosi e che richiedono delle risorse che in un particolare momento di crisi come questo non sono del tutto scontate. In secondo luogo, dall’inizio dei lavori di costruzione all’implementazione di tutte le procedure burocratiche fino alla messa in funzione, passeranno almeno cinque anni. Nel frattempo quindi occorre comunque trovare delle soluzioni più immediate. 

Infine, vi è sempre il discorso della transizione energetica, sebbene in questi mesi abbia lasciato il posto alle esigenze di fabbisogno. Investire nei rigassificatori vuol dire ancora mettere del denaro sui combustibili fossili, quindi occorre chiarire qual è l’obiettivo che si vuole raggiungere nei prossimi anni. Se questo, come fino a qualche tempo fa, si basava sulla lotta al cambiamento climatico, costruire rigassificatori equivale a tornare indietro. A quel punto, perché non investire nelle energie rinnovabili piuttosto? potrebbero obiettare i più accorati sostenitori dell’ambiente. La soluzione è tutt’altro che rapida e anche nei prossimi anni ci sarà da assistere a dibattiti molto accesi sull’argomento.

 

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Redazione

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