Mentre i dazi di Trump continuano a erodere i margini dell’industria automobilistica globale e non solo, alcune delle maggiori case del settore hanno trovato un modo inatteso per migliorare, almeno sulla carta, i propri risultati trimestrali: iscrivere a bilancio i rimborsi che il governo americano è ora tenuto a versare loro. Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti emessa a febbraio ha dichiarato illegittime alcune tariffe imposte ai sensi dell’Ieepa, aprendo la strada a restituzioni stimate in 166 miliardi di dollari complessivi.
Le principali case automobilistiche hanno già contabilizzato 2,3 miliardi di dollari in rimborsi attesi, su un totale di oltre 35 miliardi di dazi pagati dal settore dall’inizio del 2025. Reclamarli, però, non è privo di conseguenze: Trump ha avvertito che si ricorderà di chi sceglierà di non farlo.
In questo articolo:
- Il conto dei rimborsi: quanto reclama ciascun costruttore
- Stellantis: l’impatto sui conti del primo trimestre
- Rimborsi sì, ma Trump non abbassa la guardia
Il conto dei rimborsi: quanto reclama ciascun costruttore
A seguito di una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti emessa a febbraio, che ha dichiarato illegittime alcune tariffe imposte dall’amministrazione Trump ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977, gli importatori hanno avviato la scorsa settimana le procedure di rimborso. Il totale stimato dovuto agli importatori ammonta a circa 166 miliardi di dollari, in un processo che potrebbe richiedere diversi mesi. Solo nel comparto automotive, le richieste contabilizzate questa settimana raggiungono complessivamente circa 2,3 miliardi di dollari.
Ford Motor reclama 1,3 miliardi, General Motors 500 milioni, Mercedes-Benz ha iscritto a bilancio un rimborso atteso senza fornire una cifra pubblica. Le società hanno registrato gli importi stimati per finalità contabili, incrementando i risultati netti del primo trimestre, ma hanno contestualmente ammesso di non sapere quando i pagamenti verranno effettivamente erogati. Volkswagen, difatti, ha scelto un approccio più prudente: il cfo Arno Antlitz ha comunicato agli analisti che è ancora prematuro discutere di rimborsi tariffari.
Secondo un’analisi di Automotive News, i dazi hanno pesato per almeno 35,4 miliardi di dollari sull’intera industria dal 2025, dato che include i costi totali per l’anno in corso e le proiezioni fino a marzo. Toyota guida la classifica con un conto di 9,1 miliardi di dollari nel suo anno fiscale 2026, che si chiuderà il 31 marzo. Le tre grandi di Detroit — Ford, GM e il braccio americano di Stellantis — dovranno complessivamente versare 6,5 miliardi. Bmw, Honda, Hyundai-Kia, Mazda, Mercedes-Benz, Nissan, Subaru e Volkswagen hanno ciascuna riportato o previsto esborsi doganali superiori al miliardo.
Stellantis: l’impatto sui conti del primo trimestre
Stellantis ha pubblicato i risultati finanziari del primo trimestre 2026, segnando un ritorno alla redditività dopo le perdite dello stesso periodo dell’anno precedente. La casa automobilistica ha registrato nel bilancio del primo trimestre 2025 un impatto positivo di circa 400 milioni di euro, pari a 467 milioni di dollari, corrispondente ai rimborsi attesi sui dazi versati ai sensi dell’Ieepa. Come Ford e GM, Stellantis ha precisato che i fondi non sono ancora stati incassati e non figurano quindi nel free cash flow: verranno contabilizzati come liquidità solo al momento dell’effettivo pagamento.
Questa impostazione contabile trova supporto in un documento informativo pubblicato il mese scorso dalla società di consulenza Ernst & Young, secondo cui è corretto iscrivere a bilancio rimborsi previsti a condizione che le aziende dimostrino l’intenzione di richiederne il recupero e siano in grado di stimarne ragionevolmente l’entità.
Rimborsi sì, ma Trump non abbassa la guardia
Tutto inizia il 3 aprile 2025, con l’entrata in vigore del dazio del 25% su tutte le auto importate negli Stati Uniti, misura che si aggiunge ai balzelli già in vigore su acciaio, alluminio e componenti provenienti da Messico e Canada. Il 20 febbraio 2026, la Corte Suprema ribalta il quadro con una sentenza 6-3 che annulla le tariffe imposte ai sensi dell’Ieepa, aprendo la strada ai rimborsi. I rimborsi Ieepa però, non esauriscono il peso tariffario complessivo per i costruttori, che restano esposti a dazi su acciaio e alluminio, su veicoli e componenti importati da Messico e Canada, oltre a un’aliquota del 10% per 150 giorni introdotta a febbraio ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974. GM ha stimato che i dazi ridurranno i propri utili tra 2,5 e 3,5 miliardi di dollari nel corso del 2025; Ford quantifica il proprio costo netto in 1 miliardo. A queste pressioni si sommano quelle legate al conflitto in Medio Oriente che ha incrementato i costi di energia e materie prime.
Intanto Trump ha dichiarato in un’intervista alla Cnbc che si “ricorderà” delle aziende che non presenteranno domanda di rimborso, senza specificare quali conseguenze o vantaggi tale scelta comporterebbe. Il Presidente degli Usa ha sostenuto che i dazi rappresentano una risposta ai persistenti squilibri commerciali degli Stati Uniti e al declino della capacità manifatturiera nazionale, con l’obiettivo dichiarato di generare nuovi posti di lavoro e investimenti nel Paese. Anche se ad oggi i dati non sembrano convergere affatto con questa visione.









