Risiko banche italiane: il ruolo di Caltagirone e Delfin

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Tra i grandi protagonisti del risiko delle banche italiane ci sono anche l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio. I due attori hanno accumulato ben 15 miliardi di euro in società finanziarie italiane e avranno voce in capitolo nel consolidamento bancario in corso.

Uno dei gruppi al centro dell’attenzione è Banca Monte dei Paschi di Siena, che il governo italiano vuole mettere al centro del terzo polo del settore dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit. Palazzo Chigi conserva una partecipazione dell’11,73% nella banca senese, ma potrebbe liberarsene entro la fine di quest’anno. Intanto, dopo l’ultimo collocamento effettuato a inizio novembre, si è creata una struttura azionaria congeniale all’esecutivo di Giorgia Meloni: Caltagirone ha il 5,03%, la Delfin è salita in due diversi momenti al 9,78%, Banco BPM detiene un pacchetto del 5% e Anima Holding ha in mano il 3,99%. Tuttavia, Banco BPM potenzialmente controlla circa il 9% in quanto ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto su Anima. Insomma, c’è uno zoccolo duro espressione della finanza italiana che metterebbe al riparo da predatori stranieri.

Ma qual è la motivazione per cui Caltagirone e la famiglia Del Vecchio stanno salendo nel capitale dell’istituto di credito toscano? Secondo persone che hanno familiarità con la questione, i due gruppi si considerano investitori finanziari e cercano aziende con rendimenti elevati e potenzialità di crescita. Dietro l’operazione MPS c’è poi la logica di poter influenzare qualsiasi affare che coinvolga la banca. In particolare, Caltagirone è un investitore di lungo termine, con una visione strategica delle aziende in cui investe e, in questo contesto, Rocca Salimbeni potrebbe costituire la base per un terzo forte gruppo bancario nazionale. Le stesse persone informate dei fatti hanno aggiunto che nell’imprenditore 81 enne c’è anche una certa dose di patriottismo, rafforzata dalla vicinanza al governo Meloni, che lo porterebbe ad aiutare e sostenere l’economia italiana.

 

Banche italiane: il terzo incomodo

Il sogno del terzo polo, però, si va a scontrare con il terzo incomodo. Si tratta di Unicredit. Mentre Carlo Messina, amministratore delegato del principale istituto di credito nazionale, Intesa Sanpaolo, si è chiamato fuori dal risiko delle banche italiane, l’a.d. di Unicredit, Andrea Orcel, sta provando a fagocitare Banco BPM con un’offerta pubblica di scambio. Se riuscirà nell’intento, addio terzo polo. Piazza Meda infatti è la banca che dovrebbe combinarsi con MPS nelle ipotesi del governo. La mossa di Orcel punta proprio a evitare tutto questo, eliminando un pericoloso concorrente, secondo gli esperti.

Il Banco BPM è attualmente la terza azienda di credito italiana. Una fusione con l’istituto guidato da Luigi Lovaglio farebbe nascese un’entità ancora lontana dai primi della classe per asset, filiali, clienti e redditività, ma  in grado di insidiarne la leadership nel tempo. L’offerta di Unicredit è stata ripetutamente respinta dal consiglio di amministrazione di Banco BPM, in quanto ritenuta inadeguata al valore della banca. Infatti, il prezzo proposto offre un premio quasi inesistente. La strada però è ancora lunga. La chiave di volta sarà l’esito della trattativa tra il gruppo di piazza Gae Aulenti e Crédit Agricole, principale azionista di Banco BPM.

Comunque andrà a finire, il consolidamento è in corso. Se Unicredit centrerà  l’obiettivo di far propria l’azienda condotta da Giuseppe Castagna, avrà tolto di mezzo un concorrente; in caso contrario si spalancherebbero le porte per l’gognato terzo polo. “Quest’anno il settore bancario italiano potrebbe cambiare in modo sostanziale, aprendo la strada a gruppi più forti”, hanno affermato in un rapporto gli analisti di S&P Global Ratings. “La struttura ostruzionistica dell’azionariato di diverse banche potrebbe influenzare l’esito delle operazioni, ma il consolidamento sembra essere inevitabile”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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