Riso: prezzi incontenibili, il Giappone ricorre alla riserva strategica

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L’impennata delle quotazioni del riso induce il Giappone a correre ai ripari, allentando per la prima volta le regole sulle riserve strategiche. La materia prima agricola, centrale nella cucina nipponica, ha raggiunto i livelli di prezzo più alti mai registrati, a fronte di una domanda estremamente elevata. Secondo quanto riportato dal governo, i prezzi medi del riso nel 2024 si sono attestati al record di 23.715 yen, pari a circa 153 dollari, per sacco da 60 kg. Si tratta di un incremento del 55% rispetto ai prezzi del 2023. A dicembre scorso, ogni sacco valeva 24.665 yen.

La crescita dei prezzi del riso ha generato un’inflazione sostenuta negli ultimi anni che ha permesso alla nazione di uscire dalla deflazione e alla Bank of Japan di avviare la normalizzazione della politica monetaria dopo decenni di accomodamento. Durante la riunione della scorsa settimana, la Banca centrale ha fatto diversi riferimenti ai prezzi del riso mentre rivedeva al rialzo le sue proiezioni sull’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo headline – che include la volatilità di alimenti ed energia – si è attestato al 3,6% nel mese di dicembre.

 

Riso: ecco spiegate le ragioni della carenza

Il problema è la carenza del riso che la scorsa estate ha raggiunto il livello più alto dal 1995. Ciò ha comportato una corsa dei consumatori ad accaparrarsi le ultime scorte nei supermercati e nei negozi, costringendo questi ultimi a limitare le vendite a un singolo sacco da 5 kg per cliente. Sembrava di essere tornati indietro ai tempi del Covid-19, quando le persone svuotavano gli scaffali dei supermercati per non rischiare di rimanere senza cibo a causa dei lockdown. Gli acquisti dettati dal panico sono stati una conseguenza della carenza di riso, ma a un certo punto ne sono stati anche la causa, insieme allo scarso raccolto nelle risaie e a una politica di sussidi agricoli che ha incentivato gli agricoltori a lasciare i terreni incolti. A tutto ciò si aggiungerebbe anche il fatto che, come sospettano alcuni esperti di mercato, i grossisti stanno trattenendo sacchi di riso per speculare sull’aumento dei prezzi. In un contesto in cui la richiesta è molto alta, i commercianti non hanno difficoltà a trasferire il prezzo ai clienti.

 

Il ricorso alla riserva

La riserva di riso è stata istituita dal governo circa tre decenni fa, come forma di emergenza per proteggersi dalle annate di cattivo raccolto o calamità naturali. L’ultima volta che è stato fatto ricorso alle scorte strategiche risale al lontano 2011, quando scoppiò la centrale nucleare di Fukushima. L’autosufficienza di riso del Giappone non ha mai realmente creato una situazione di emergenza.

Oggi però il Ministero dell’agricoltura ha concordato di aggiungere una clausola alle linee guida sulle riserve strategiche che permette di attingere alle scorte “quando la distribuzione del riso di base è ostacolata e quando il Ministero lo ritiene necessario”. Secondo la modifica delle regole, il governo ha accettato di riacquistare l’importo equivalente che ritira dalle riserve entro un anno. Questo per evitare che con l’aumento improvviso e consistente dell’offerta, i prezzi imbocchino la via della discesa in maniera indesiderata.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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