Ansia e prudenza, i due volti del risparmio italiano

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Nel 2025 gli italiani tornano a risparmiare, ma non a fidarsi del proprio futuro. Secondo la quinta edizione dell’Osservatorio Edufin di Pictet Asset Management, realizzato da Finer Finance Explorer su un campione di 5.000 individui, oltre la metà degli intervistati (52%) dichiara di riuscire a mettere da parte qualcosa, seppure senza una pianificazione regolare o una chiara strategia d’investimento. Il risparmio resta dunque un riflesso di difesa più che di progettualità e non a caso il 73% del campione dichiara di vivere una forma di ansia finanziaria, alimentata da inflazione persistente, incertezze geopolitiche e sfiducia nei mercati.

Il titolo del report “Il futuro non attende” rimarca il senso di urgenza del cambiamento e la crescente importanza di una corretta educazione al risparmio e all’investimento per sostenere la realizzazione dei propri progetti di vita.

In questo articolo:

 

  • Caro vita e incertezza, le nuove fonti di stress economico
  • Risparmiatori prudenti, ma senza visione di lungo periodo
  • Investire resta un tabù
  • Il paradosso dell’Italia che risparmia per paura

 

Caro vita e incertezza, le nuove fonti di stress economico

L’aumento del costo della vita è oggi la principale fonte di preoccupazione economica per quasi tre italiani su quattro. Il 37% teme di non poter affrontare eventuali emergenze, mentre il 19% dichiara di non avere risorse sufficienti per la pensione. L’ansia finanziaria, che interessa il 73% della popolazione, resta dunque il termometro di un malessere diffuso: cresce la capacità di risparmiare, ma diminuisce la fiducia nella propria stabilità economica.

Secondo l’Osservatorio Edufin 2025, il livello di ansia è inversamente proporzionale al grado di alfabetizzazione finanziaria: minori conoscenze generano una percezione più bassa dei rischi, ma anche scelte meno consapevoli. L’incertezza economica e geopolitica, la mancanza di punti di riferimento e il timore del futuro rendono sempre più difficile gestire le emozioni legate al denaro. La metà degli intervistati ammette che queste influenzano spesso o sempre le proprie decisioni d’investimento, con una netta prevalenza della paura delle perdite (68%).

 

Risparmiatori prudenti, ma senza visione di lungo periodo

Il profilo del risparmiatore italiano resta dominato dalla prudenza. Il 66% accantona denaro per eventuali emergenze o per sentirsi più “tranquillo”, mentre solo il 25% risparmia per obiettivi concreti come l’acquisto di una casa o la realizzazione di progetti personali. La previdenza complementare, che dovrebbe rappresentare la forma più elementare di pianificazione del futuro, continua invece a non attecchire: l’82% del campione non vi ha aderito, e tra i giovani della Generazione Z la percentuale sale oltre l’85%. Anche tra i soggetti con conoscenze finanziarie professionali, il 37% non ha ancora preso in considerazione fondi pensione o piani integrativi. Il risultato è una diffusa eteronomia finanziaria, con oltre la metà degli italiani che dichiara di contare su pensioni pubbliche, eredità o aiuti familiari per affrontare l’età anziana.

 

Investire resta un tabù

Nonostante le buone performance dei mercati azionari negli ultimi due anni, la propensione al rischio rimane bassa. Nel 2025 il 49% degli investitori ha incrementato la quota in obbligazioni e Btp, mentre la liquidità detenuta sui conti è salita al 19%. Le azioni, al contrario, scendono all’8%, un livello che conferma la difficoltà a immaginare il lungo periodo come orizzonte d’investimento. Anche la psicologia gioca un ruolo chiave: il 68% degli intervistati indica la paura delle perdite come emozione dominante nelle proprie decisioni, e il 50% ammette di lasciarsi condizionare spesso o sempre dalle emozioni quando deve scegliere come investire. È un atteggiamento che penalizza soprattutto i giovani: gli under 40, pur essendo nella fascia d’età più adatta a investire in strumenti azionari, detengono portafogli composti per oltre la metà da obbligazioni e per un quarto da liquidità.

 

Il paradosso dell’Italia che risparmia per paura

L’Osservatorio Edufin 2025 fotografa un vero e proprio paradosso finanziario: mai come oggi gli italiani risparmiano, e mai come oggi si sentono insicuri. La capacità di mettere da parte denaro cresce, ma non la fiducia nella propria gestione economica. Il risparmio, più che un atto di pianificazione, diventa una strategia di difesa, una risposta emotiva all’incertezza e al timore delle perdite. A questa fragilità contribuisce il crescente disorientamento informativo: se il 91% degli italiani si dichiara interessato alla finanza, quasi la metà (43%) afferma di non riuscire a trovare contenuti affidabili o referenti competenti. I social network, indicati dal 42% come principale fonte di aggiornamento, ampliano l’accesso ma riducono la profondità, spingendo molti a fidarsi di influencer, community o conoscenti più che di consulenti e istituzioni. A questi si affianca oggi anche l’IA (ChatGPT), ritenuta fonte affidabile dal 12% del campione.

Il risultato è un Paese in cui il risparmio cresce, ma resta ostaggio dell’emotività. Per questo, l’educazione finanziaria non può più limitarsi a spiegare la finanza: oggi serve soprattutto a disinnescare la paura del futuro.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari