Russia-Ucraina: ecco una soluzione diplomatica alla guerra
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Russia-Ucraina: ecco una soluzione diplomatica alla guerra

Russia-Ucraina: una soluzione diplomatica alla guerra

A Gomel sono da poco terminati i primi negoziati Russia-Ucraina. La guerra tra i due Paesi ha sconvolto il mondo al di là delle peggiori previsioni. In pochi infatti si si sarebbero aspettati fino a qualche settimana fa un’escalation così violenta come quella che si è vista nell’Est Europa, prima con l’occupazione russa delle Repubbliche separatiste di Donetsk e Luhank nella Regione del Donbass e poi con l’invasione del territorio ucraino su larga scala. La reazione dell’Occidente è stata ferma, con le sanzioni comminate a Mosca che vanno a colpire soprattutto il sistema bancario e finanziario per strozzare le fonti di sostegno agli obiettivi militari del Cremlino e impoverirlo in quelli che sono i punti di forza come l’energia e le altre materie prime.

Tutti quanti adesso si chiedono a cos’altro può portare questo conflitto, se non a decimare intere popolazioni. Le soluzioni diplomatiche fin qui cercate hanno avuto il solo effetto di cadere inesorabilmente nel vuoto, perché ognuno non si è voluto minimamente schiodare dalle proprie posizioni. Ma anche le sanzioni non hanno destituito Vladmir Putin dai suoi intenti belligeranti.

Dopo l’annessione della Crimea nel 2014, la Russia si è creata una sorta di fortezza a seguito di tutte le sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa in quegli anni, limitando fortemente la dipendenza da queste Regioni dal punto di vista commerciale e finanziario. Anche la minaccia che incombe sulle banche russe relativamente all’estromissione dalla rete Swift potrebbe trovare una solida resistenza dall’altra parte. Da un pò di tempo Mosca si sta allenando per trovare sistemi alternativi per poter effettuare le transazioni finanziarie nell’ambito dei rapporti commerciali, come quello che viene adottato con la Cina. Anche il fatto che con gli anni la Russia abbia de-dollarizzato la propria economia, utilizzando maggiormente Euro e Yuan, è un punto a suo favore.

Ma proprio Pechino è la vera mina vagante di questa partita che coinvolge tutto il mondo. All’inizio della vicenda Russia-Ucraina, il Governo cinese sembrava orientarsi verso un appoggio a Putin, ma negli ultimi tempi ha preferito una strada diplomatica. Ovviamente per una questione di convenienza politica, nell’attesa di chiarire le conseguenze di alcune azioni intraprese dall’Occidente e di quelle che prenderà. Ad esempio, alcuni commercianti cinesi hanno bloccato degli ordini di petrolio via mare, per capire se l’isolamento delle banche russe possa avere qualche ripercussione dal punto di vista dei pagamenti e dei finanziamenti.

Proiettando il discorso al futuro però è necessario tenere conto di una futura vera alleanza Mosca-Pechino. Nel 2019 tra i 2 giganti è stata fatta una joint venture per il gasdotto Power of Siberia e nel 2021 è stato inaugurato il Power of Siberia 2, con l’obiettivo di fare del Dragone il principale acquirente di gas naturale. I

In questa storia probabilmente quella che avrebbe più da perdere sarebbe l’Europa, alle prese con una drammatica crisi energetica che rischia di ingolfare il sistema produttivo delle imprese e di abbattere i consumi delle famiglie. La logica conseguenza sarebbe una recessione nel Vecchio Continente che potrebbe essere anche peggiore di quella che si è vista quando è scoppiata la pandemia.

 

Russia: cosa vuole realmente Putin

Quella di Putin di fare una guerra è apparsa ai più come una mossa scellerata che porta solo sangue e macerie. Ma cosa vuole realmente il leader del Cremlino? Il Premier ha da sempre considerato il crollo dell’Unione Sovietica la più grande tragedia geopolitica del XX secolo. Il suo grande obiettivo è quello da un lato di far emergere Mosca nel ruolo di superpotenza mondiale negli affari internazionali, dall’altro di riportare la sua influenza nelle Repubbliche che facevano parte dell’ex URSS. Finora lo ha fatto con Bielorussia, Kazakistan, Georgia e Moldavia, adesso ci sta provando con l’Ucraina.

Il Paese guidato da Volodymyr Zelenskyj è considerato un pericolo perché vuole entrare nella NATO, mentre Mosca cerca di proteggere la Russia dalla presenza del Patto Atlantico lungo i suoi confini attraverso una serie di Stati cuscinetto. Putin quindi mira al rovesciamento del Governo di Zelenskyj, con le forze militari che prendono il comando della Nazione; in questo modo potrebbe esercitarne il controllo.

Occorre dire che la NATO è nata come un’organizzazione difensiva, che entra in azione cioè per rispondere a un attacco e non per promuoverlo. In questa guerra non può inviare soldati all’Ucraina, in quanto quest’ultima non fa parte dell’Alleanza, tuttavia Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi membri hanno già fornito aiuti militari e questo ha contribuito a esacerbare le tensioni. La Russia ha chiesto espressamente il no way per l’Ucraina dentro la NATO e il via delle basi militari USA dalle coste del Mar Nero. Dal canto loro gli Stati Uniti e gli alleati hanno fatto muro e la situazione è rimasta ingessata, con le conseguenze che sono sotto i nostri occhi.

 

Russia-Ucraina: ecco la soluzione

Come uscire dall’impasse? È chiaro che lo scontro frontale porta solo a uno stato in cui tutti alla fine ne usciranno con le ossa rotte. Anche perché la ricostruzione quando tutto sarà finito comporterà un costo lacrime e sangue per le popolazioni. Quindi una soluzione potrebbe essere una via diplomatica del seguente tenore. L’Ucraina non entrerà mai a essere membro della NATO, la quale potrebbe alleggerire la sua presenza in Polonia e nei Paesi Baltici. In questo modo Putin sarebbe accontentato, ma nel contempo soppianterebbe le sue mire espansionistiche e soprattutto non spianerebbe la strada all’emergere della Cina come outsider che prenderebbe vantaggio da questa situazione.

Gli Stati Uniti guadagnerebbero molto dal punto di vista geopolitico, ma anche da quello economico, in quanto non si troverebbero a castrare gli investimenti russi in USA. L’Europa scongiurerebbe una crisi energetica di proporzioni immani, trovando soprattutto nell’Ucraina un territorio stabile dal punto di vista delle risorse di gas e petrolio, ma anche di altri prodotti come il grano di cui Kiev è un grande produttore.

E per l’Ucraina quale sarebbe il vantaggio? Attualmente il Paese rimane sempre uno Stato povero, sebbene tragga forza dalle sue materie prime. Si potrebbe concordare di renderlo una zona franca, soprattutto dal punto di vista fiscale, il che potrebbe fungere come attrattiva per gli investimenti delle grandi multinazionali. Insomma, si farebbe dell’Ucraina una sorta di Svizzera dell’Est Europa, trasformandola in un punto di riferimento economico-finanziario e un luogo che si mette alle spalle conflitti e tensioni. Alla fine sarebbe un compromesso in cui tutti ne escono vincitori, l’esatto contrario di ciò a cui sta portando la follia che si è vista in questi giorni, dove viceversa si finisce per essere tutti perdenti.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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