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Saudi Aramco: da domenica in vendita azioni per oltre 10 miliardi $

Saudi Aramco: da domenica parte vendita di azioni per oltre $ 10 miliardi

L’Arabia saudita venderà oltre 10 miliardi di dollari di azioni Saudi Aramco a partire da domenica prossima attraverso un processo di bookbuilding che terminerà giovedì 6 giugno. È quanto rivelano fonti vicine alla questione che hanno preferito restare anonime. Il prezzo dell’offerta ancora non è noto ma probabilmente ci sarà uno sconto fino al 10% del prezzo di negoziazione delle azioni in Borsa in dipendenza della domanda.

Ad ogni modo le decisioni ancora non sono definitive né per quanto riguarda il periodo di offerta, né relativamente ai termini dell’accordo. Quindi tutto potrebbe ancora cambiare. Le banche che si occuperanno della gestione dell’offerta saranno sicuramente Citigroup, Goldman Sachs e HSBC Holdings, ma potrebbero essere coinvolti anche istituti locali come la Saudi National Bank. Si sa, invece, che Moelis & Co. ha agito come consulente finanziario nella scelta dei sottoscrittori.

 

Saudi Aramco: cosa significa la vendita di azioni per il Regno

La vendita delle azioni Saudi Aramco rappresenta per il Regno del principe Mohammed Bin Salman l’opportunità di colmare in parte il deficit pubblico e sostenere i megaprogetti  che la nazione ha in corso. L’Arabia Saudita è proprietaria di oltre il 98% del capitale di Saudi Aramco, di cui il 16% attraverso il fondo sovrano PIF (Public Investment Fund). La società per lo Stato rappresenta una miniera d’oro. Basti pensare che nel 2023 il Regno ha incassato la gran parte del dividendo da 97,8 miliardi di dollari che Aramco ha distribuito dopo il secondo utile più grande di sempre a 121,3 miliardi di dollari, seguito ai guadagni pari a 161,1 miliardi di dollari dell’anno precedente.

Il Paese arabo ha riportato deficit di bilancio per sei trimestri consecutivi e per quest’anno prevede un passivo di 79 miliardi di riyal sauditi, pari a 21 miliardi di dollari USA. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, per pareggiare il bilancio l’Arabia Saudita avrebbe bisogno di un prezzo del petrolio a 100 dollari al barile, molto oltre i valori attuali che si aggirano intorno agli 85 dollari. Il peso massimo dell’OPEC+ ha una forte capacità produttiva inutilizzata e potrebbe ancora tagliare l’offerta per tentare di riportare in alto le quotazioni del greggio.

Il Paese inoltre è  impegnato da anni a diversificare le entrate dal petrolio investendo in progetti giganteschi che abbracciano vari settori: dalle infrastrutture all’energia, ai trasporti, al turismo, agli immobili, allo sport e all’intelligenza artificiale. Tra le grandi iniziative quella di costruire Neom, la città che dovrebbe sorgere nel 2025 nella provincia di Tabuk, il cui sviluppo ha una spesa di 1.500 miliardi di dollari.

 

Quale sarà l’interesse degli investitori?

L’offerta del governo saudita ha significato anche nell’ottica di testare l’interesse degli investitori. Nel 2019 l’IPO di Saudi Aramco alla Borsa di Tadawul è stata un successo enorme, grazie a una raccolta di 29,7 miliardi di dollari. Ancora oggi si tratta della più grande offerta pubblica iniziale della storia.

Non si sa se il prossimo collocamento avrà lo stesso appeal sul mercato, ma alcuni segnali confortanti sono arrivati nelle ultime settimane da quattro società che si sono quotate a Riyadh raccogliendo insieme 659 miliardi di riyal, pari a circa 176 miliardi di dollari. Molti investitori stanno vendendo azioni in Borsa proprio per procurarsi la liquidità da investire nelle IPO. Ciò spiegherebbe, almeno in parte, il ritardo dell’indice Tadawul All Share rispetto ad altri benchmark dei mercati emergenti per la prima volta dall’inizio della pandemia.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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