Al Salone del Risparmio 2025 (SdR25) è stato presentato il nuovo Rapporto Censis – Assogestioni, che fotografa i cambiamenti più significativi nel comportamento finanziario degli italiani negli ultimi cinque anni. Il Rapporto, arrivato alla sua sesta edizione, si intitola quest’anno “Pragmatismo e progresso, la buona esperienza italiana“. Lo studio mette in luce una trasformazione profonda nella relazione tra risparmio, investimenti e gestione del patrimonio. Emergono da un lato una crescente propensione a investire con orizzonte di lungo periodo, dall’altro un atteggiamento di prudenza dettato da incertezza economica, inflazione e minacce digitali.
L’84,5% degli italiani possiede risparmi pregressi o è in grado di risparmiare e solo il 23,8% li lascia totalmente liquidi. Il dato più emblematico è il 70,2% dei risparmiatori che non considera più la liquidità come garanzia di sicurezza. L’inflazione recente ha modificato la percezione tradizionale del denaro “parcheggiato”. Così, il 54,7% prova a mantenere solo un minimo indispensabile di liquidità, mentre il 46,9% già investe in strumenti finanziari e il 29,3% intende farlo. In parallelo, cresce la fiducia negli investimenti di lungo periodo: nel 2022 era il 47,9% a preferire durate superiori a cinque anni; nel 2025 si arriva al 60%.
I risultati dello studio del Censis
Nel contesto tratteggiato all’SdR dal Censis emerge un dato rilevante: per il 74,4% degli italiani è importante mettere da parte denaro per il futuro. La progettualità si affianca ormai stabilmente alla finalità precauzionale. Il risparmio è considerato da oltre l’82,8% come lo strumento per realizzare sogni e obiettivi di vita, con punte del 79,5% che investe per costruirsi un futuro sereno (vecchiaia, salute, figli) e del 64,8% che punta a finanziare acquisti importanti come la casa.
Particolarmente significativa è l’adesione a questi principi tra i giovani: il 71,7% condivide l’importanza di non spendere tutto subito, contro l’80,6% degli adulti e il 65,2% degli anziani. Questo dimostra che la cultura del risparmio come capitale paziente si sta trasmettendo anche alle nuove generazioni, pur con sfumature differenti legate all’età e alle prospettive personali.
L’interesse verso soluzioni ESG, nonostante le recenti turbolenze e il raffreddamento globale sul tema climatico, continua a crescere: il 63,3% investirebbe oggi in prodotti con criteri ambientali, sociali e di governance, rispetto al 52,5% del 2021. Per il 22,8% si tratta addirittura della prima scelta d’investimento.
Minacce digitali e bisogno di fiducia
Accanto al desiderio di investire cresce la consapevolezza dei rischi, in particolare legati al mondo digitale. Il 47,8% degli italiani ha ricevuto proposte ingannevoli via social o telefonate relative a investimenti nel trading online, rivelatesi poi truffe. Ben il 59,5% ha visto pubblicità di piattaforme che promettono guadagni facili, e il 51,9% ha ricevuto messaggi sospetti per carpire dati bancari o carte di credito.
Tuttavia, l’approccio è sempre più pragmatico. L’81,9% degli italiani si mostra diffidente verso proposte di conti deposito con tassi superiori al 10%, mentre il 79% diffida delle app di trading ad alto rendimento e il 77,1% evita investimenti in criptovalute “fai da te”. Segno che la cultura della protezione sta avanzando insieme alla disponibilità a rischiare in modo ragionato.
In questo scenario, torna centrale il ruolo del consulente finanziario: il 29,2% degli investitori vi si affida in modo diretto, il 23,6% tramite banca, il 13% con un mix dei due. Interessante notare la solidità di questi rapporti: il 27,3% lavora con lo stesso consulente da oltre 10 anni, il 34,4% tra i 3 e i 5. Inoltre, il 31,9% sarebbe disposto a esplorare strumenti digitali come il trading online solo se affiancato da un professionista di fiducia.
Educazione finanziaria e armonizzazione del sistema europeo
Lo studio del Censis ha messo in evidenza anche la necessità di una maggiore alfabetizzazione finanziaria. Il 58,8% degli italiani si dice pronto a dedicare tempo per migliorare le proprie competenze economiche. Tra i giovani la percentuale sale al 62,5%, tra gli adulti al 63,7%, mentre tra gli anziani si ferma al 47%. Nonostante ciò, anche chi non intende formarsi, per il 68,6% si affiderebbe comunque a un consulente per investire.
L’industria del risparmio gestito, rappresentata da Assogestioni, punta, alla luce di questi risultati, su tre leve strategiche per affrontare le sfide future: comunicazione chiara, formazione dei professionisti e armonizzazione del mercato europeo dei capitali. La democratizzazione dei mercati privati, con prodotti accessibili anche ai risparmiatori retail, è un altro fronte cruciale.
Come ha sottolineato Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni: “I risultati del 6° Rapporto confermano il ruolo centrale della gestione professionale nel dare forma ai progetti delle persone e nel rispondere all’esigenza di un contesto trasparente e protetto in cui investire i risparmi”. Un’evoluzione che passa per la fiducia, l’educazione e l’innovazione: i pilastri del futuro dell’investimento italiano.









