Nell’ultima parte dell’anno il settore auto ha mostrato segnali di uscita dalla crisi. Saranno sufficienti a garantire un 2026 in recupero. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
Nelle ultime settimane il settore automotive europeo ha ripreso vigore. Reduce da oltre un anno di profonda debolezza, sia rispetto ad altri comparti che in termini assoluti, per i mesi a venire potrebbe rappresentare un settore nuovamente nelle grazie degli investitori. A sostenere questo scenario diversi elementi, tanto di matrice fondamentale che legislativa. Guardando al lato delle vendite, gli ultimi mesi hanno mostrato segnali di inversione nell’emorragia delle immatricolazioni. Dopo lunghi mesi caratterizzati dal saldo negativo rispetto all’anno precedente, ottobre e novembre hanno visto un ritorno alla crescita. Un segnale certamente ancora timido ma che può indicare che il peggio è alle spalle.
La vigorosa discesa che ha caratterizzato i titoli del settore automotive ha peraltro reso interessanti le valutazioni a livello di multipli e di dividend yield. Il P/E medio dell’industria automobilistica scambia a 7,5 volte: in alcuni casi, come Stellantis, il P/E forward arriva addirittura a 5,8X. Valutazioni molto più contenute rispetto ad altri comparti, specie quello tech, e che potrebbero avere ulteriore traino se la ripresa delle vendite dovesse consolidarsi.
Un ritorno alla crescita che peraltro potrebbe essere sostenuto anche dall’aumento della spesa bellica, con Porsche Holding che ad esempio ha deciso di allargare il suo raggio d’azione a questo settore anche per cavalcare il significativo aumento tedesco delle spese per la difesa. Dopo aver messo alle spalle le turbolenze legate ai dazi Usa, le prossime settimane potrebbero levare uno dei tappi che maggiormente hanno impattato negativamente sui titoli automotive europei: lo stop dal 2035 ai motori a combustione voluto dall’Europa. La Commissione Ue annuncerà il piano aggiornato sugli obiettivi climatici per il comparto auto e la crescente pressione di produttori e Stati, in primis Germania e Italia, sembra aver fatto breccia tra i policy maker europei.









