Settore spaziale: costellazioni di satelliti pronte a brillare anche in Borsa - Borsa e Finanza

Settore spaziale: costellazioni di satelliti pronte a brillare anche in Borsa

Settore aerospaziale: costellazioni di satelliti pronte a brillare anche in Borsa

L’osservazione della Terra sta compiendo oggi una vera e propria rivoluzione grazie a centinaia di costellazioni di satelliti. Il settore, in piena espansione, offre opportunità senza precedenti per migliorare la vita sulla Terra partendo dallo Spazio, ma anche in Borsa per investire. Utile per tutti i settori, dalle comunicazioni alla salute, dall’agricoltura alle assicurazioni, l’industria aerospaziale dei satelliti è stimata in crescita dell’8,5% all’anno entro il 2025 secondo Businesswire, del 16% entro il 2030 secondo Euroconsult e, rispetto ai 400 miliardi di dollari di oggi, dovrebbe raggiungere 2,7 trilioni di dollari entro il 2045 secondo PwC. Ciò che è più importante sottolineare è che può contribuire ad affrontare sfide globali come il monitoraggio dei cambiamenti climatici e la tutela della biodiversità.

“Basti pensare – commenta Rolando Grandi, gestore azioni tematiche di La Financier de l’Echiquier – che, tra i 50 indicatori identificati dall’ONU per monitorare il cambiamento climatico, 26 sono forniti da immagini satellitari. Planet, società di San Francisco che, con la sua flotta di 200 nano satelliti, sta mappando la Terra con circa 3 milioni di immagini scattate ogni giorno, per monitorare in tempo reale, tra le altre cose, i cambiamenti delle coste e la deforestazione. La costellazione di 110 satelliti dell’americana Spire invece è in grado di creare più di 10.000 volte al giorno un profilo 3D della temperatura, della pressione e dell’umidità atmosferiche, anticipando alcune condizioni meteorologiche e fornendo informazioni utili, ad esempio, agli agricoltori”.

 

Satelliti: 3 motivi per cui l’industria sta crescendo così tanto

L’industria dell’osservazione della Terra, in forte evoluzione, si è reinventata grazie alla miniaturizzazione dei satelliti e all’uso di orbite vicine alla Terra (500 km contro i 35.000 km per i satelliti tradizionali), che riducono i costi di lancio nello Spazio. Anche l’uso dell’Intelligenza Artificiale, che consente un’analisi approfondita e dettagliata di qualsiasi cambiamento osservato, e la democratizzazione dell’accesso allo Spazio stanno contribuendo alla crescita esponenziale del settore. Il turismo spaziale in realtà è tutt’altro che economico e ancora allo stato embrionale. Esempi celebri in questo senso sono i primi viaggi prova nell’estate del 2021 compiuti da Richard Branson con la sua Virgin Galactic e da Jeff Bezos con Blue Origin. Attualmente sperimentare la gravità zero durante 3 minuti con Virgin Galactic costa 450000 dollari USA, mentre Blue Origin non svela quanto fa pagare. È invece dal 2020 che la SpaceX di Elon Musk trasporta astronauti sull’ISS, la stazione spaziale internazionale che galleggia a 400 chilometri dalla Terra, al prezzo di 55 milioni di dollari.

Riprende Grandi: “Affidabili e precisi, trasmessi in tempo reale, i dati spaziali sono ormai informazioni essenziali ad elevato valore aggiunto. Ma non solo l’industria dei satelliti sta contribuendo alla crescita del settore spaziale. Secondo i dati dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, si stima che a livello mondiale oggi ci siano circa 100 miliardi di dollari di denaro pubblico investiti nell’intera space economy, mentre per la Space Foundation la stima è di circa 447 miliardi di dollari. In particolare, l’Europa è la seconda potenza mondiale in questo campo con oltre 11 miliardi investiti, 30 satelliti in orbita e l’obiettivo di raddoppiarli entro il 2040. Come cogliere dunque questa ghiotta opportunità di investimento?”.

 

Space economy: investire tramite un fondo tematico

È possibile cogliere questa opportunità di investimento attraverso Echiquier Space, il primo fondo tematico in Europa dedicato allo Spazio e al suo ecosistema, lanciato il 31 maggio 2021 da La Financière de l’Échiquier. Echiquier Space copre, con una concentrazione su 30 titoli circa, l’intera catena del valore dell’ecosistema spaziale. All’interno di un universo che oggi conta circa 170 titoli, il team di gestione seleziona quattro profili di aziende che utilizzano, sviluppano o beneficiano delle tecnologie spaziali.

Tra queste alcune operano nello Spazio, come la sopraccitata industria dei satelliti; alcune gestiscono il lancio di asset spaziali in orbita; altre permettono o beneficiano dello sviluppo spaziale sulla Terra, creando ad esempio applicazioni basate sui dati spaziali. La statunitense John Deere, ad esempio, utilizza i dati spaziali per l’agricoltura di precisione, mentre la società tedesca Mynaric accelera e rende sicuri gli scambi tra i mezzi spaziali. Altre ancora forniscono tecnologie correlate essenziali per la rivoluzione spaziale, come il cloud, i semiconduttori e la stampa 3D. Velo3D, società californiana che fa disruption nella stampa additiva, crea ad esempio motori completi per i razzi come quelli usati da SpaceX. Gli esperimenti condotti in orbita invece permettono di studiare l’impatto della microgravità sulle cellule o sugli organi artificiali ottenuti con la stampa 3D.

Attualmente la composizione geografica del fondo vede una sovraesposizione agli Stati Uniti (77,07%), seguiti da Europa Occidentale con Euro (9,34%), Paesi sviluppati dell’Asia (6,13%), Europa Occidentale non Euro (2,64%) e Canada (2,57%). Quella settoriale invece è guidata dalla tecnologia (60,28%), dai beni industriali (25,65%), dai servizi alla comunicazione (9,94%) e dai beni di consumo ciclici (4,13%).

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