Shein, forse l’odissea è finita: via libera da Pechino all’Ipo

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Dopo anni di tentativi falliti, porte chiuse e veti incrociati, Shein ha finalmente in mano il lasciapassare per la Borsa. Lo scorso venerdì la China Securities Regulatory Commission (Csrc), l’autorità di vigilanza sui mercati cinese, ha pubblicato sul proprio sito il via libera alla quotazione del colosso del fast fashion a Hong Kong, autorizzando l’emissione di un massimo di 341,6 milioni di azioni di classe H. Un passaggio tutt’altro che formale: secondo quanto riportato da Reuters, la società attendeva il semaforo verde di Pechino da circa un anno e l’approvazione avrebbe richiesto il nulla osta dei più alti livelli del Partito comunista cinese. Ora il gruppo fondato da Sky Xu ha dodici mesi di tempo per completare l’intero processo di emissione e quotazione, con un possibile debutto già tra settembre e ottobre.

 

In questo articolo:

 

  • Shein, un’Ipo inseguita per tre continenti
  • Una valutazione più che dimezzata e il profilo di Sky Xu

 

Shein, un’Ipo inseguita per tre continenti

Quella di Shein è una delle quotazioni più tormentate della storia recente dei mercati. Il primo tentativo risale al novembre 2023, quando la società depositò la documentazione per un’Ipo a New York: il progetto si arenò di fronte alla crescente opposizione di parlamentari e regolatori statunitensi, in un clima sempre più severo sulla catena di fornitura e sulle pratiche di lavoro del gruppo. Naufragata la pista americana, Shein virò su Londra, dove la Financial Conduct Authority britannica arrivò ad approvare una bozza di prospetto. Questa volta, però, a mancare fu il consenso di Pechino: la Csrc negò la propria autorizzazione, bloccando di fatto l’operazione. Da qui la terza e ultima tappa, Hong Kong, dove la società ha depositato in via confidenziale la domanda di quotazione nel giugno 2025.

Il paradosso è che Shein, formalmente, cinese non è più: nel 2022 ha trasferito la propria sede a Singapore. Ma le nuove regole introdotte dalla Csrc nel 2023 consentono al regolatore di vagliare – e bloccare – le quotazioni offshore di tutte le società con legami sostanziali con la Cina, e la produzione di Shein resta ancorata a una rete di migliaia di fornitori terzi concentrati nel Guangdong. La lunga attesa del via libera riflette, secondo Reuters, la sensibilità politica del dossier agli occhi di Pechino, memore delle polemiche che hanno investito il gruppo, dallo scandalo delle bambole a carattere sessuale in Francia alle denunce sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche dei fornitori. Una vicenda che ricorda da vicino la stretta sui grandi imprenditori tecnologici inaugurata nel 2020 con lo stop, all’ultimo minuto, all’Ipo da 37 miliardi di dollari di Ant Group di Jack Ma.

 

Una valutazione più che dimezzata e il profilo di Sky Xu

L’odissea regolamentare ha avuto un costo, e si vede nei numeri. Nel 2022, al culmine del boom dell’e-commerce post-pandemia, Shein era arrivata a valere fino a 100 miliardi di dollari; l’ultimo round di finanziamento privato, nel maggio 2023, aveva fissato l’asticella a 66 miliardi. Oggi, secondo fonti citate da Reuters, la società punterebbe a una valutazione compresa tra 40 e 50 miliardi di dollari, con la cessione di una quota fino all’8% del capitale.

A questi livelli, Shein varrebbe circa il doppio di H&M (24 miliardi), la rivale storica a cui ha eroso quote di mercato, ma resterebbe ben lontana da PDD Holdings, la casa madre di Temu, che capitalizza circa 117 miliardi. Eppure, anche nonostante le continue difficoltà, il gruppo avrebbe chiuso l’ultimo esercizio con un utile netto di circa 2 miliardi di dollari. In questa direzione, 
la quotazione sarà anche il più grande test pubblico per il fondatore e amministratore delegato, Sky Xu, uno degli imprenditori più schivi del panorama globale.

Nato nel 1984 a Zibo, nella provincia dello Shandong, Xu ha fondato la società a Nanchino nel 2012 con il nome di Sheinside, ribattezzandola Shein tre anni più tardi. Non rilascia interviste, non partecipa a eventi pubblici, non ha alcuna presenza online, e ha delegato il volto istituzionale del gruppo all’executive chairman Donald Tang, ex banchiere ingaggiato ai tempi della corsa a Wall Street. Un profilo basso che, secondo una fonte vicina al fondatore citata da Reuters, potrebbe essere anche una scelta strategica per non attirare le attenzioni di Pechino. 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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