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Signa a rischio crollo: sarebbe il più grande in Europa dal 2008

Signa: come sta avvenendo il più grande crollo immobiliare europeo dal 2008

Il colosso immobiliare austriaco Signa Group è a un passo dal default. Nelle prossime settimane la società potrebbe andare incontro a decine di insolvenze se non riuscirà a raccogliere fino a 600 milioni di euro per soddisfare le esigenze di liquidità.

Recentemente sono stati contattati grandi investitori come Mubadala Investment Co., il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, Attestor Capital ed Elliott Investment Management per ottenere un finanziamento. Tuttavia alcuni nomi, come Elliott ad esempio, avrebbero manifestato delle riserve con riferimento al debito dell’azienda, alla sua struttura complessa e al ruolo dell’imprenditore René Benko, principale azionista della società.

Un segnale allarmante è arrivato da Signa Real Estate Management Germany Gmbh che ha presentato istanza di insolvenza presso il Tribunale di Berlino. La consociata direttamente controllata da Signa Prime – l’unità più grande del gruppo insieme a Signa Development – è in amministrazione controllata, con la nomina di Torsten Martini come amministratore provvisorio.

 

Signa: cos’è successo al gruppo immobiliare

Signa potrebbe far tremare l’Europa rivelandosi tra i più grandi crolli immobiliari del Vecchio continente dalla grande crisi del 2008. Per risalire alle ragioni della tempesta che si è abbattuta sul gruppo del magnate austriaco René Benko occorre far riferimento alla politica aziendale seguita negli ultimi anni. La società ha continuato a fare grandi acquisizioni contando sull’abilità di Benko nel coinvolgere investitori di alto profilo come il leader austriaco delle costruzioni Hans Peter Haselsteiner, il miliardario tedesco dei trasporti Klaus-Michael Kuehne e la famiglia francese Peugeot. Nel contempo ha ottenuto l’appoggio di alcune banche per le proprie operazioni.

Il problema è sorto nel momento in cui le Banche centrali hanno iniziato ad alzare i tassi d’interesse e i rendimenti sul mercato sono saliti rapidamente. Tutto il settore immobiliare ne è stato coinvolto, con i prezzi delle case che hanno cominciato a scendere a seguito di una contrazione dei finanziamenti diventati più onerosi.

La perdita di valore del portafoglio immobiliare di Signa ha messo in crisi il sistema debitorio dell’azienda, facendo crescere notevolmente il rischio di insolvenza. Il punto è che adesso gli investitori, che prima sarebbero stati pronti a mettere capitale per sostenere la società con sede a Innsbruck, ora sono riluttanti a contribuire.

 

Quali sono le esposizioni a rischio

Chi rischia veramente di subire conseguenza da un crollo di Signa? I soggetti coinvolti sono parecchi. L’hedge fund londinese Arini detiene una parte di obbligazioni da 300 milioni di euro emesse da Signa Development. Anche il PIF dell’Arabia Saudita ha posizione debitoria.

La più grande esposizione è però verso le banche, che hanno finanziato acquisizioni e progetti di sviluppo prendendo in garanzia gli immobili della società. Questo significa che gli istituti di credito potrebbero recuperare almeno parte delle perdite, ma tutto dipenderà dalle valutazioni di mercato.

La banca più coinvolta è Julius Baer, esposta per 606 miliardi di franchi. Ieri l’istituto finanziario svizzero ha cercato di rassicurare gli investitori affermando di aver “adottato misure per proteggere i suoi interessi e per preservare il valore delle sue garanzie”. Tuttavia, il titolo è affondato in Borsa: dal 20 novembre ha perso circa il 20% di capitalizzazione.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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