L’app Signal è finita al centro del cosiddetto Chat gate, lo scandalo del gruppo del Pentagono dove il giornalista Jeffrey Goldberg di The Atlantic è stato invitato per errore. Il caporedattore del giornale statunitense ha pubblicato gli screenshot della chat di lavoro in cui alti funzionari della Casa Bianca discutevano di piani di guerra, in particolare un’operazione militare contro gli Houthi in Yemen.
Una delle più gravi violazioni dei protocolli di sicurezza della storia militare americana ha per protagonista Signal, l’app di messaggistica istantanea “dove la privacy è alla base di tutto”, come dicono i suoi sviluppatori. Sfruttata inizialmente da reporter e attivisti per le conversazioni sensibili, oggi l’applicazione è scaricata e utilizzata da milioni di persone in tutto il mondo proprio perché garantisce la protezione, l’intimità e la sicurezza delle comunicazioni.
Cos’è Signal e come funziona l’app
Disponibile su Google Play per i dispositivi Android e su App Store per quelli iOS, gratuita e senza pubblicità, Signal è un’app di messaggistica come le più comuni WhatsApp, Messenger, iMessage, Telegram e WeChat. La grossa differenza rispetto a tutte le altre è che viene considerata la più sicura dal punto di vista della privacy dagli esperti di cybersecurity. Programmata per ridurre al minimo la raccolta dei dati, Signal garantisce al massimo livello la riservatezza dei messaggi e delle chiamate grazie ad una tecnologia, il Signal Protocol, definita “unica nel suo genere”.
Il funzionamento dell’app è semplice: basta scaricarla e installarla sul telefono. A quel punto si comincia a chattare con i propri contatti, nel caso dei gruppi fino a 1000 persone. Tutto quello che si riceve e si invia è protetto con crittografia end-to-end: Signal non raccoglie dati sugli utenti (e tanto meno i metadati) e rende difficile scoprire chi sono le altre persone che usano l’app. Sono supportate le chiamate vocali e video, le immagini, le gif e qualsiasi tipo di file. È possibile condividere le Storie (con foto, video e messaggi di testo) che scompaiono dopo 24 ore.
Chi c’è dietro l’app di messaggistica
Sviluppata dal 2013 con protocollo open source da un gruppo di attivisti per la privacy, Signal è sostenuta da un’organizzazione non profit indipendente, la Signal Foundation. Parte del suo successo si deve proprio al fatto che la gestione non è di una Big Tech della Silicon Valley, ma di una non profit di tipo 501c3 che in quanto tale non ha scopo di lucro. La Signal Foundation è supportata da donazioni e sovvenzioni degli utenti, non da investitori o inserzionisti pubblicitari. È per questo che non utilizza i dati in suo possesso per ottenere ricavi dalla pubblicità, come fanno ad esempio Google e Meta. I soldi ricevuti servono a coprire le spese per l’hosting e la larghezza di banda.
Sono la natura non profit di Signal e la sua storia a garantirne l’integrità. L’app nasce infatti dalle ceneri di RedPhone e TexSecure, due applicazioni per le chiamate e i messaggi crittografati sviluppate da Whisper Systems, una startup fondata nel 2010 dagli informatici Moxie Marlinspike (il vero nome è Matthew Rosenfeld) e Stuart Anderson. Quando Whisper Systems è stata acquisita da Twitter, Marlinspike ha lasciato l’azienda e ha fondato Open Whisper Systems per continuare a lavorare sulle app, nel frattempo dismesse dal social.
La privacy prima di tutto
Tra i finanziatori e supporter iniziali di Signal c’è Brian Acton, il co-fondatore di WhatsApp con Jan Koum che nel 2017 ha lasciato la sua creatura perché in disaccordo con la gestione di Meta e le sue politiche sulla privacy. Nel 2014, infatti, il colosso di Mark Zuckerberg ha comprato l’app per 19,3 miliardi di dollari. Acton e Marlinspike cominciano a collaborare e grazie a un prestito di 50 milioni di dollari a tasso zero, arrivato in totale a 105 milioni, le funzionalità di RedPhone vengono integrate in TextSecure e l’app unica rinominata Signal. Oggi Acton è presidente esecutivo della fondazione, presieduta dalla ricercatrice Meredith Whittaker, ex Google (lasciata perché contraria alle pratiche commerciali e ai contatti politici di Big G) ed esperta di implicazioni etiche e sociali dell’intelligenza artificiale.
Dopo che The Atlantic ha pubblicato i dettagli della chat di gruppo in cui il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, condivideva i piani militari con funzionari chiave dell’amministrazione Trump, i download di Signal sono raddoppiati. L’app al momento conta 30 milioni di utenti mensili, destinati ad aumentare sull’onda del Chat gate. “Ci sono così tante ottime ragioni per essere su Signal – ha scritto Marlinspike in un post su X commentando ironicamente lo scandalo Hegseth –. Ora inclusa l’opportunità per il vicepresidente degli Stati Uniti d’America di aggiungerti casualmente a una chat di gruppo per il coordinamento di operazioni militari sensibili. Non fatevi scappare quest’occasione…”.
Gli endorsement illustri e la forte crescita
Tra i primi personaggi di spicco che hanno sostenuto esplicitamente Signal ci sono Elon Musk ed Edward Snowden. L’amministratore delegato di SpaceX e Tesla, proprietario di X e capo del Doge, promuove l’uso dell’app dal 2021. L’ex consulente della National Security Agency e famoso whistleblower da ancora prima: già nel 2015. Il leaker ha adottato la crittografia in tempi non sospetti per dribblare la sorveglianza del governo e delle grandi aziende tecnologiche. Anche gli organizzatori del movimento decentralizzato Black Lives Matter hanno incoraggiato gli attivisti ad usare Signal. Persino Jack Dorsey e lo staff della Commissione europea hanno consigliato di passare all’app per rafforzare la cybersecurity.
Whittaker ha spiegato che Signal Foundation spende 50 milioni di dollari all’anno per i suoi costi operativi: l’infrastruttura, l’hosting e il noleggio di server e hardware. Lo sforzo è ripagato dalla fiducia che la comunità di utenti attenti alla privacy ripone nel software, nei suoi sviluppatori e nella loro missione. Il passo successivo, come ha annunciato Whittaker durante un’intervista al SXSW di Austin in Texas, è rendere l’app utile e appetibile anche per quella platea di persone alle quali non importa molto di riservatezza, sicurezza e condivisione dei propri dati.









