Più smart working e meno viaggi: l’Europa verso un’economia di guerra energetica

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Uno stretto di mare largo appena 54 chilometri sta ridisegnando l’economia quotidiana di 450 milioni di europei. Con il conflitto in Medio Oriente che blocca i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, il Brent ha superato i 119 dollari al barile e i mercati globali dell’energia sono entrati in una fase di emergenza acuta. La risposta dell’Europa assume i contorni di una mobilitazione straordinaria: il commissario Dan Jørgensen ha chiesto ai 27 governi misure immediate sui consumi, delineando uno scenario da economia di guerra. Anche se per Jørgensen la situazione rimane ancora “sotto controllo”, le sue parole suonano come un avvertimento che non può più essere ignorato.

In questo articolo:

  • Jørgensen ai governi europei: cambiate le abitudini, subito
  • Il manuale dell’Aie: più smart working, meno voli
  • Mercati in fiamme, scorte sotto pressione: il conto della guerra

Jørgensen ai governi europei: cambiate le abitudini, subito

Nella lettera, il commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen non lascia spazio a interpretazioni: servono misure concrete, immediate e coordinate per ridurre il consumo di petrolio e gas, a partire dal settore dei trasporti. È, nei fatti, il primo atto formale con cui Bruxelles entra nella gestione diretta dei comportamenti economici di governi, imprese e cittadini in risposta a uno shock energetico esterno. Le capitali sono chiamate a coordinarsi per mantenere gasolio e carburante per aerei disponibili e a prezzi accessibili, a rimandare la manutenzione programmata delle raffinerie petrolifere per non interrompere la produzione in una fase critica e a valutare i biocarburanti come alternativa concreta alle forniture tradizionali.

Jørgensen chiede inoltre ai governi di garantire adeguate scorte di gas in vista del prossimo inverno, per evitare impennate dei prezzi o perturbazioni del mercato nella stagione più vulnerabile dell’anno. Il punto politicamente più rilevante della lettera riguarda tuttavia il metodo, prima ancora che il merito. Il commissario avverte esplicitamente che misure nazionali non coordinate rischiano di destabilizzare il mercato interno dell’energia dell’Ue. Politiche che aumentino il consumo di carburante o limitino gli scambi transfrontalieri, ha scritto Jørgensen, potrebbero aggravare i problemi di approvvigionamento anziché risolverli. L’Europa, in altri termini, deve agire come un sistema unico. È una richiesta di disciplina collettiva che, in tempo di pace e mercati ordinari, sarebbe difficile da immaginare. Oggi è diventata una necessità.

Il manuale dell’Aie: più smart working, meno voli

A rafforzare l’appello di Jørgensen arriva il nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, presentato oggi e destinato a diventare il documento di riferimento per la gestione della crisi dal lato della domanda. L’Aie individua dieci misure da implementare con immediatezza, rivolte simultaneamente a governi, imprese e famiglie. La premessa del rapporto è che un’adozione diffusa e coordinata di queste azioni ne amplificherebbe significativamente l’impatto globale, contribuendo ad attutire lo shock sui mercati internazionali. Il perimetro è ampio. Il trasporto su strada è il bersaglio principale, in quanto rappresenta circa il 45% della domanda globale di petrolio, ma le misure si estendono all’aviazione, all’industria petrolchimica e agli usi domestici.

Sul fronte della mobilità privata, l’Aie raccomanda l’estensione del lavoro da remoto per tutti i lavoratori le cui mansioni si prestino agli spostamenti evitabili, la riduzione dei limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/h — una misura che incide direttamente sui consumi di autovetture, furgoni e camion — e l’introduzione di sistemi di rotazione delle targhe nelle grandi città per ridurre la congestione e la guida ad alto consumo. A queste si affiancano l’incentivazione del trasporto pubblico e la promozione del car sharing con pratiche di guida efficienti.

Sul fronte del trasporto commerciale, il rapporto chiede migliori pratiche di guida, manutenzione regolare dei veicoli e ottimizzazione dei carichi per ridurre il consumo di gasolio nei trasporti merci su strada. Una misura specifica riguarda il GPL: i veicoli a doppia alimentazione e quelli convertiti sono invitati a passare dalla trazione a gas alla benzina, per preservare il gas liquido a uso domestico e industriale essenziale. Anche l’aviazione è chiamata a contribuire in modo diretto: l‘Aie raccomanda di evitare i voli d’affari ove esistano alternative percorribili, alleggerendo così la pressione su un mercato del carburante per aerei già sotto stress. Sul fronte domestico, l’agenzia suggerisce il passaggio a sistemi di cottura elettrici e ad altre soluzioni moderne, per ridurre la dipendenza delle famiglie dal GPL. Infine, l’industria petrolchimica è invitata a sfruttare la flessibilità delle materie prime, implementando nel breve termine misure di efficienza e manutenzione che possano liberare ulteriori quantità di GPL per gli usi considerati prioritari. Un piano che ricorda i piani di razionamento energetico adottati dai governi occidentali durante la crisi del 1973. Con una differenza: stavolta le misure non sono imposte per legge, ma raccomandate con urgenza da un’agenzia internazionale che conta sull’adesione volontaria e coordinata di governi, imprese e cittadini.

Mercati in fiamme, scorte sotto pressione: il conto della guerra

Lo scenario energetico che fa da sfondo alle raccomandazioni di Bruxelles e dell’Aie è quello di una crisi senza precedenti recenti. Il conflitto con l’Iran ha spinto il petrolio Brent a 119 dollari al barile, più del doppio rispetto ai circa 70 dollari registrati prima dello scoppio delle ostilità. Gli analisti non escludono una salita fino a 200 dollari al barile in scenari estremi. I ministri dell’energia dell’Ue si sono riuniti martedì in sessione di emergenza per affrontare una carenza globale stimata in 11 milioni di barili di petrolio al giorno e oltre 300 milioni di metri cubi di gas naturale liquefatto. Parallelamente, i ministri dell’energia e delle finanze del G7 hanno dichiarato di monitorare attentamente l’impatto del conflitto e di essere pronti ad adottare “qualsiasi misura necessaria” per garantire la stabilità dei mercati. Le preoccupazioni più acute si concentrano su gasolio e carburante per aerei, due segmenti in cui l’Europa sconta una dipendenza strutturale dalla regione del Golfo.

La pressione è già visibile sui flussi commerciali: diverse navi metaniere originariamente dirette in Europa hanno deviato verso l’Asia, attratte da prezzi più remunerativi, sottraendo ulteriori volumi a un mercato già sotto tensione. Il segretario generale di Eurogas, Andreas Guth, ha definito “fondamentale per il futuro dell’Europa” eliminare i ritardi normativi nell’accesso alle nuove forniture previste dalla regolamentazione Ue. Sul piano delle riserve, l’Ue parte da una posizione non priva di margini. Le scorte petrolifere di emergenza coprono 90 giorni di consumo, e le riserve complessive europee — incluse quelle di Regno Unito e Svizzera — ammontano a circa 100 milioni di tonnellate, equivalenti a circa un anno di consumo della Germania. L’11 marzo, l’Aie ha già coordinato il rilascio di oltre 400 milioni di barili di riserve strategiche, con i paesi UE che hanno contribuito per circa il 20% del totale. Ilivelli di stoccaggio del gas sono stati portati a un minimo del 75%, abbassando la soglia precedente per evitare acquisti speculativi e consentire il riempimento graduale delle riserve, attualmente al 90%.

Jørgensen ha riconosciuto che l’approvvigionamento immediato dell’Ue “rimane sotto controllo”, ma ha esortato le capitali a “prepararsi tempestivamente” in vista di una “interruzione potenzialmente prolungata”. Nella sostanza, l’Europa sta adottando un lessico e una logica di emergenza collettiva che non appartengono al tempo ordinario: razionamento dei consumi, coordinamento centralizzato, sacrifici distribuiti tra governi, imprese e famiglie. Il mercato energetico europeo, per come lo abbiamo conosciuto nell’ultimo decennio, ha già smesso di funzionare secondo le sue regole abituali.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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