SpaceX: dall’ipo record ai minimi di agosto, ora occhi su trimestrale

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Un mese e mezzo fa era il titolo più atteso di Wall Street. Oggi SpaceX scambia a 115 dollari, in una parabola che racconta quanto sia fragile l’entusiasmo dei debutti in Borsa. Tra i massimi sfiorati nei primi giorni di contrattazione e i minimi toccati questa settimana si è consumata una correzione che ha eroso quasi metà del valore guadagnato al debutto.

Ad alimentare l’attesa degli investitori sono ora due appuntamenti ravvicinati: la pubblicazione dei primi risultati finanziari da società quotata, prevista per il 4 agosto, e l’apertura del lock-up due giorni dopo, che potrebbe riversare sul mercato miliardi di nuove azioni. La scommessa di lungo periodo di Elon Musk su Marte e sulla Luna si scontra con la logica trimestrale dei mercati pubblici, mentre lo stesso imprenditore vede vacillare anche Tesla, in una settimana che ha eroso circa 130 miliardi di dollari dal suo patrimonio.

 

In questo articolo:

 

  • SpaceX, il percorso del titolo dal debutto ai livelli attuali
  • Un’ipo costruita per il piccolo investitore
  • La lunga scia di scadenze che pesa sul titolo SpaceX
  • La scommessa su Marte che il mercato fatica a digerire
  • Non solo SpaceX: anche Tesla pesa sul patrimonio di Musk

 

SpaceX, il percorso del titolo dal debutto ai livelli attuali

Il 12 giugno SpaceX ha fissato il prezzo dell’ipo a 135 dollari per azione, collocando quasi 629 milioni di titoli. Nella prima settimana di negoziazioni il prezzo ha rapidamente superato i 201 dollari, sospinto da una domanda che ha reso l’operazione una delle più seguite dell’anno. Da quel massimo la traiettoria si è invertita in modo costante: a metà luglio le quotazioni sono scese sotto il prezzo di collocamento, per poi toccare questa settimana un minimo di 111 dollari per azione.

Nell’ultima settimana di contrattazione il titolo ha perso il 7,2% in cinque sedute, chiudendo venerdì scorso a 115,07 dollari, il livello più basso dalla quotazione di giugno. Rispetto al massimo post-ipo la perdita accumulata sfiora il 49%, mentre rispetto al prezzo di collocamento il calo si attesta intorno al 22%.

Un’ipo costruita per il piccolo investitore

A differenziare il collocamento di SpaceX dalla maggior parte delle grandi ipo è stata la scelta di riservare una quota consistente delle azioni agli investitori al dettaglio, anziché concentrarle su fondi istituzionali e clienti con patrimoni elevati come avviene tradizionalmente nelle operazioni di Wall Street. Questa impostazione ha reso la più grande offerta pubblica della storia anche una delle più accessibili al pubblico retail, alimentando un’ondata di domanda che ha contribuito alla rapida ascesa del titolo nei primi giorni di negoziazione.

L’accessibilità dell’operazione non ha tuttavia impedito la successiva correzione: la storia recente dei mercati mostra diversi casi di mega ipo capaci di generare entusiasmo immediato salvo poi faticare a mantenere le valutazioni iniziali una volta che le aspettative si confrontano con la gestione ordinaria di una società quotata.

Il titolo si avvia ora verso un passaggio cruciale: il 4 agosto SpaceX pubblicherà i primi risultati finanziari da società quotata, appena due giorni prima dell’apertura del lock-up.

La lunga scia di scadenze che pesa sul titolo SpaceX

A pesare sulle prospettive di breve termine è la scadenza dei periodi di lock-up, i vincoli che impediscono agli investitori pre-ipo di vendere le proprie quote nei mesi successivi alla quotazione. Il primo blocco decade il 6 agosto e riguarderà un volume di azioni superiore a quello complessivamente collocato al momento del debutto in Borsa. Una seconda scadenza è fissata per il 20 agosto, quando si libereranno ulteriori 455,8 milioni di azioni. Il calendario prevede altre due scadenze a settembre, con un percorso che si estenderà fino al primo anniversario dell’ipo, a giugno 2027.

Complessivamente potrebbero rendersi disponibili sul mercato oltre 6,4 miliardi di azioni. Matthew Kennedy, strategist senior di Renaissance Capital, osserva che in una ipo tradizionale viene collocato circa il 20% delle azioni disponibili, mentre SpaceX ha quotato solo circa il 5% del proprio capitale, un dato che rende l’entità delle azioni soggette a lock-up nettamente superiore rispetto agli standard di mercato. Kennedy definisce quella di SpaceX la serie di scadenze di lock-up più estesa mai osservata.

Nicolas Owens, analista azionario di Morningstar, ritiene probabile che la maggior parte delle azioni in scadenza venga effettivamente immessa sul mercato, dato il basso costo di acquisto e i lunghi periodi di detenzione degli attuali venditori, e collega parte del recente ribasso proprio all’anticipazione di questa diluizione da parte degli investitori.

Le partecipazioni di Elon Musk restano escluse dalla maggior parte di queste scadenze e diventeranno cedibili solo a partire da giugno 2027, data in cui l’amministratore delegato ha comunque dichiarato di non avere intenzione di vendere.

La scommessa su Marte che il mercato fatica a digerire

Fin dal collocamento, i vertici aziendali hanno indicato agli investitori un orizzonte temporale esteso. La presidente e direttrice operativa Gwynne Shotwell ha dichiarato al momento dell’ipo che l’azienda misura i propri piani in decenni piuttosto che in trimestri, un concetto già presente nel prospetto informativo pubblicato prima della quotazione. In un’intervista con Zanny Minton Beddoes, caporedattrice di The Economist, Musk ha riconosciuto le difficoltà che una società quotata incontra nel bilanciare i risultati trimestrali con investimenti che potrebbero generare ritorni solo tra cinque o dieci anni.

L’amministratore delegato ha citato come esempio concreto la possibilità di destinare ingenti risorse alla costruzione di infrastrutture lunari o marziane, accettando l’eventualità di mancare gli utili di un determinato trimestre pur di proseguire su questo obiettivo. Il confronto con altri casi storici emerge naturalmente dal profilo dell’azienda: Amazon ha privilegiato la crescita rispetto ai profitti per decenni prima di essere pienamente valorizzata dal mercato, mentre Tesla ha attraversato anni di scetticismo durante l’espansione della propria capacità produttiva.

Non solo SpaceX: anche Tesla pesa sul patrimonio di Musk

È stata una settimana nera per Elon Musk. Mentre SpaceX toccava nuovi minimi, anche Tesla crollava del 18%, chiudendo venerdì a 313,03 dollari, il peggior risultato settimanale dal 2022. Il ribasso è stato innescato dai risultati del secondo trimestre che hanno mostrato un flusso di cassa negativo legato all’aumento delle spese per progetti come robotaxi, robot umanoidi e una nuova fabbrica di chip.

Gli analisti di Argus Research, con rating “hold” sul titolo, hanno indicato in un report che questa dinamica peserà sul flusso di cassa libero e ritarderà la crescita degli utili senza offrire rendimenti immediati agli azionisti, aggiungendo che sarà difficile per Tesla generare una crescita costante nel breve periodo.

Il titolo perde il 30% da inizio anno, il risultato peggiore tra le società tecnologiche a grande capitalizzazione. Il doppio calo di Tesla e SpaceX ha ridotto il patrimonio di Musk di circa 130 miliardi di dollari, poche settimane dopo che aveva raggiunto lo status di primo trilionario al mondo. Con la consueta ironia, Musk ha commentato la settimana su X con un laconico “(Ex) trilionario”.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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