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Alfabetizzazione finanziaria: sportivi hanno un problema, ecco come risolverlo

Alfabetizzazione finanziaria: sportivi hanno un problema, ecco come risolverlo

Se lo sport viene definito spesso come una metafora della vita, questa affermazione appare tanto più vera se si pensa alle insufficienti conoscenze finanziarie degli italiani così come scarse risultano essere quelle dei loro beniamini sportivi. Secondo la definizione dell’Ocse, con “alfabetizzazione finanziaria” si intende la conoscenza, il comportamento e gli atteggiamenti necessari per prendere decisioni adeguate e consapevoli alle proprie esigenze finanziarie. In Italia, dal 2017 l’alfabetizzazione finanziaria è misurata dall’Indagine sull’alfabetizzazione e le competenze finanziarie degli italiani (Iacofi), condotta dalla Banca d’Italia sulla base di una metodologia sviluppata dall’Ocse. L’approccio Ocse prevede la misurazione dell’alfabetizzazione con domande che valutano tre profili:

 

  • le conoscenze in campo finanziario;
  • i comportamenti di natura finanziaria;
  • gli atteggiamenti.

 

Lo studio si articola in 7 domande che valutano la capacità dei soggetti di capire nozioni come: il potere d’acquisto della moneta, il costo di un prestito, l’inflazione, il tasso d’interesse, la differenza tra un tasso di interesse semplice e uno composto e la diversificazione del rischio.

 

Alfabetizzazione finanziaria: il deficit dell’Italia

L’alfabetizzazione finanziaria rimane un problema grave in Italia e lo scenario non sembra migliorare. Se si raffronta la classifica stilata dalla ricerca Iacofi del 2017 con quella del 2020 l’Italia è rimasta sempre in penultima posizione tra i 26 paesi Ocse. Il suo punteggio è cresciuto di appena un decimo a 11,1 da 11. All’interno della popolazione si trovano situazioni molto diverse: per esempio le persone laureate hanno conseguito punteggi più alti rispetto ai non laureati e dallo studio emerge che l’alfabetizzazione finanziaria degli uomini è in media più alta rispetto a quella delle donne. In linea generale si può affermare che l’educazione finanziaria è molto bassa tra Tuttavia i dati mostrano che anche gli italiani con un un’ottima istruzione e un salario alto possono essere ignoranti in materia finanziaria tanto quanto coloro che hanno un basso livello di scolarizzazione, quello che capita proprio nel mondo del calcio.

Si tratta di una fragilità culturale che ha effetti potenzialmente negativi sul benessere dei singoli e sul sistema-paese nel complesso. Basti pensare al fatto che l’Italia è uno dei paesi con la capacità di risparmio più elevata. Tuttavia gli italiani detengono una buona parte delle loro ricchezze ferme sui conti correnti e non sono a conoscenza delle potenzialità di rendimento degli investimenti e di una buona pianificazione. Tenere su un conto corrente 100.000 euro con un’inflazione all’11,8% (dato Istat di novembre) significa ritrovarsi, in termini di potere di acquisto, con 88.200 euro dopo un anno.

 

La classifica Ocse sull'alfabetizzazione finanziaria nei paesi aderenti
L’Italia è penultima tra i paesi Ocse per livello di alfabetizzazione finanziaria – Fonte: Iacofi (** Il dato di Malta è stato elaborato al netto di alcune domande; *Austria, Colombia, Corea, Germania, Estonia, Italia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria.

 

Calciatori e risparmio non giocano insieme

Il problema della scarsa alfabetizzazione finanziaria è comune anche nel mondo dello sport. Tanti professionisti italiani, nel mondo del calcio ma non solo, non si rendono conto che, oltre ad avere una carriera sportiva ricca di soddisfazioni, potrebbero averne una da investitori finanziari altrettanto soddisfacente. “Da questo punto di vista è necessaria una vera e propria rivoluzione finanziaria nel mondo dello sport. Serve educazione finanziaria e onestà nel trovare soluzioni che siano in grado di garantire un futuro sereno agli atleti” ha commentato Davide Boero, consulente finanziario di Azimut Capital che, insieme con i colleghi Pietro Cesareo e Andrea Manciani ha creato il servizio Football Wealth Management.

“Una sana e corretta pianificazione finanziaria ha lo scopo di consentire agli sportivi di vivere in maniera serena, evitando durante la breve carriera quei comportamenti che incidono in maniera determinante nel creare i presupposti di una futura bancarotta, in quanto gli sportivi hanno in genere circa 10-15 anni in cui possono accumulare risparmi ma spesso si focalizzano solo sul loro presente a discapito degli obbiettivi di lungo termine. In altri termini: vivono il qui ed ora con stipendi elevati senza pensare a quanto sia importante pianificare le proprie entrate e il proprio patrimonio” ha aggiunto Boero.

Per  aiutare i calciatori e gli sportivi a prendere coscienza del problema il Coni ha promosso delle iniziative, come l’organizzazione di corsi online di educazione finanziaria con lo scopo di approfondire i temi seguenti:

 

  • pianificazione e gestione delle finanze personali, strumenti di pagamento, finanziamento e risparmio;
  • scelte di investimento, i principali strumenti e servizi finanziari e gli abusivismi;
  • strumenti previdenziali e assicurativi;
  • tutele del cliente bancario, dell’investitore e dell’assicurato;
  • credito sportivo e gli elementi di finanza per la piccola impresa.

 

Con il servizio di Football Wealth Management Boero, Cesareo e Manciani, oltre a una pianificazione e gestione delle finanze, vogliono offrire un supporto di educazione finanziaria per rendere i professionisti dello sport più consapevoli dei numerosi strumenti disponibili per gestire al meglio il loro patrimonio evitando pericolose situazioni di necessità a fine carriera.

 

 

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