Stagflazione: cos'è e i suoi effetti su economia e investimenti

Stagflazione: cos’è e i suoi effetti su economia e investimenti

Stagflazione: cos'è e i suoi effetti su economia e investimenti

Le principali Banche centrali di tutto il mondo sono tormentate in questo periodo storico dall’eventualità che si determini un fenomeno che per l’economia ha effetti drammatici: la stagflazione. Per questo motivo la politica monetaria aggressiva che è stata portata avanti dalla fine del 2021 per combattere la crescita dei prezzi sul mercato, ha incontrato un ostacolo nella guerra Russia-Ucraina, che potrà innescare una rallentamento dell’economia globale. 

La Federal Reserve e la Bank of England hanno iniziato il loro ciclo di rialzi dei tassi d’interesse ma hanno dovuto modificare i toni usati nel loro messaggio lanciato al mercato. Mentre la Banca Centrale Europea sembra aver spento qualsiasi velleità di innalzare il costo del denaro almeno per quest’anno. Ma vediamo più da vicino cos’è la stagflazione così temuta dalle Banche centrali e come può riflettersi sull’economia di un Paese.

 

Stagflazione: cos’è e quando si verifica

La stagflazione è quella situazione particolare in cui convivono alta inflazione e mancanza di crescita economica. Solitamente le 2 cose non viaggiano a braccetto, perché la risalita dei prezzi è di norma conseguenza di una domanda in aumento e quindi di un’economia che cresce. Quando ciò non si verifica è perché ci sono stati degli shock economici che hanno rotto l’equilibrio. 

La prima volta che ha preso piede questo termine nei linguaggio comune è stato negli anni ’70 quando si verificarono 2 violenti shock petroliferi. Allora l’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio determinò inflazione, ma allo stesso tempo fece precipitare le economie in recessione perché distrusse la domanda e impoverì i risparmi e i consumi generali. 

Oggi si sta verificando una cosa simile, dove le strozzature dell’offerta delle materie prime hanno mandato in orbita i prezzi, di fronte a una domanda che è rimasta la stessa. Questo genera ceteris paribus una perdita di potere d’acquisto delle famiglie e un aumento salato dei costi per le imprese, molte delle quali costrette a interrompere l’attività produttiva o addirittura a chiudere.

 

Stagflazione: quali effetti per gli investimenti

Una situazione di stagflazione non è l’ideale per i mercati azionari in quanto un’economia depressa tende a ridurre le previsioni degli utili per le imprese, sebbene quando di norma vi è inflazione significa profitti attesi maggiori. In particolare sono colpite quelle società che non solo subiscono l’effetto di una scarsa crescita della domanda, ma anche che non riescono a trasferire ai clienti i rincari delle materie prime. 

Anche le obbligazioni potrebbero soffrire con la stagflazione. Di solito in situazioni recessive il reddito fisso fornisce una copertura di portafoglio, ma qui vi è anche un ambiente inflazionistico dove i rendimenti reali sono più bassi. Ne trae giovamento l’oro, sia perché copre contro l’inflazione non perdendo il suo valore intrinseco, sia perché rappresenta un bene rifugio per gli investitori quando l’economia va male. 

Sul fronte valutario gli effetti sono molto incerti, perché le valute rifugio come dollaro, yen e franco svizzero sono richieste in funzione anti-recessiva, ma allo stesso tempo rendono poco e subiscono quindi gli effetti negativi dell’inflazione alta. Al contrario, le valute più volatili e che presentano rendimenti più alti hanno l’inconveniente di funzionare assai poco quando l’economia globale viene messa sotto pressione. I vincitori sono le materie prime, in particolare quelle energetiche, perché sfruttano il rally in corso che ha fatto lievitare i prezzi al consumo e coprono il portafoglio da tutti gli effetti recessivi sull’economia.

 

Stagflazione: come la si combatte

Non è facile combattere la stagflazione, perché qualsiasi misura d’intervento ha la coperta corta. Più precisamente, le Banche centrali solitamente alzano i tassi d’interesse e limitano la moneta in circolazione per frenare l’inflazione. Questo perché attraverso un costo del denaro più alto, famiglie e imprese prendono meno a prestito e limitano la domanda di beni e servizi che fa salire i prezzi. In tal modo si evita che l’economia, basata sul debito, si surriscaldi. Inoltre, tassi più alti evitano che si determini un’inflazione importata, grazie a una moneta più forte. Quanto alla restrizione sul denaro in circolo, gli istituti monetari stampando meno moneta frenano i prestiti a cui ricorrono le aziende per gli investimenti pubblici e privati attraverso le banche. 

Il problema fondamentale quando vi è stagflazione è che la politica restrittiva delle Banche centrali rischia di proiettare l’economia in recessione, perché l’inflazione si determina per effetto di una riduzione dell’offerta e non di un aumento della domanda. Di conseguenza non vi è una domanda che è cresciuta troppo e richiede un raffreddamento. 

Per questa ragione è necessario pesare passo dopo passo ogni intervento, vedendo quali effetti produce sull’economia. Il piano della Fed ad esempio prevede 7 strette sui tassi per il 2022, ma il suo Governatore Jerome Powell (link) ha fatto presente che rimarrà vigile a ogni ritocco per valutare quale sarà l’impatto sull’economia reale. Tanto è che si parla infatti di “atterraggio morbido”. 

 

Il rischio comunque che alla fine la politica monetaria risulti inefficace non è basso, per questo dovrebbe essere accompagnata da un politica fiscale che miri a una riduzione della spesa corrente ma allo stesso tempo a un abbattimento della pressione fiscale per stimolare la domanda aggregata di beni e servizi.

 

Cos’è cambiato oggi rispetto agli anni ’70

Le similitudini sono tante rispetto a quanto accadde circa 50 anni fa, però il mondo è cambiato e così pure il quadro economico. Allora si creò una spirale micidiale con i salari, che crescevano perché i prezzi più alti diminuivano il potere d’acquisto e quindi richiedevano adeguamenti in busta paga.

Tutto ciò generava ulteriore inflazione e quindi altre richieste di aumenti salariali, come un cane che si mordeva la coda. Oggi invece, con il mondo globalizzato, vi è maggiore possibilità di delocalizzare la produzione e quindi di concentrarla con una flessibilità più spiccata in aree in cui il costo del lavoro è più basso e gli effetti inflattivi si fanno sentire di meno.

 

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