Nonostante i rallentamenti, i limiti strutturali, la burocrazia e un contesto internazionale turbolento, esiste ancora un tessuto imprenditoriale capace di immaginare un futuro diverso, capace di guardare alle novità e ai trend economico-sociali. Una sensazione nuova e diversa che è circolata nella Sala della Protomoteca del Campidoglio durante la giornata conclusiva della prima edizione di “7 Idee per cambiare l’Italia”, l’iniziativa promossa da L’Espresso insieme a Q8 Italia come main partner.
Un progetto che va letto con attenzione non solo come concorso dedicato a startup ad alto impatto, ma come termometro di un ecosistema che, numeri alla mano, mostra importanti segnali di vitalità nonostante le difficoltà in termini di raccolta. Basti pensare che al terzo trimestre del 2025 il totale degli investimenti in startup si è attestato a 759 milioni di euro, in calo rispetto all’anno precedente con i suoi 1,12 miliardi.
in questo articolo:
- Le 7 startup premiate
- La selezione delle startup: il legame tra innovazione e industria
- Cosa fanno le 7 startup premiate
- L’intervento istituzionale: la sostenibilità come asset economico
- Chiellini, quando la cultura sportiva si innesta sull’ecosistema startup
Le 7 startup premiate
La cerimonia finale ha premiato sette realtà emergenti: AquaLink, BioPhi, Dafne-Visada, Dataclean, Pink Road, Pit’sa e Talea. Settori diversi storie differenti, un unico comune denominatore: l’idea che la sostenibilità non sia più un capitolo opzionale dell’economia, ma un driver che incide sulle catene del valore, sui modelli di business, sull’attrazione degli investimenti e sulla competitività internazionale.
Un concetto che gli organizzatori hanno tradotto in azioni concrete: un pacchetto media complessivo da 280 mila euro, messo a disposizione da L’Espresso, che permetterà alle startup vincitrici di costruire visibilità, consolidare narrazioni, attrarre partner commerciali e investitori. Un supporto tutt’altro che simbolico: in un mercato in cui la comunicazione è ormai parte fondante dell’identità aziendale, fornire strumenti avanzati di storytelling significa accelerare la curva di crescita.
Ma la portata reale dell’iniziativa emerge con maggiore chiarezza se si osserva cosa è accaduto prima della finale. Il bando, aperto nei mesi scorsi, ha raccolto quasi 300 candidature. Un numero che racconta due verità complementari: da un lato una domanda sempre più diffusa di supporto per percorsi imprenditoriali ad alto impatto; dall’altro l’esistenza di un sottobosco innovativo che la narrazione mainstream spesso trascura, ma che rappresenta una risorsa strategica per l’Italia.
In una fase in cui la sostenibilità è diventata leva finanziaria, normativa e industriale, startup capaci di introdurre tecnologie circolari, modelli di efficienza energetica o soluzioni digitali avanzate non sono più esperimenti accademici: sono tasselli fondamentali di una nuova economia.
La selezione delle startup: il legame tra innovazione e industria
A scegliere le sette realtà vincitrici è stata una giuria che ha rappresentato, nella sua composizione, uno spaccato significativo del sistema produttivo nazionale. La presenza di figure come Fortunato Costantino di Q8 Italia, Paul Kyprianou del gruppo Grimaldi, Gaia Dal Pozzo di LMDV Capital, Enzo Raho di Renco e Alessio Boceda di Startup Geeks racconta, indirettamente, un punto essenziale: l’innovazione sostenibile non vive più isolata nei laboratori universitari, ma dialoga direttamente con imprese, investitori, gruppi logistici e multinazionali della mobilità.
Osservare le candidature significa leggere l’Italia attraverso lenti nuove. Dal Nord al Sud, da hub tecnologici come Milano, Torino e Bologna fino a poli sorprendenti sorti in territori meno tradizionalmente associati al mondo startup, la risposta al bando ha confermato un trend che gli osservatori dell’ecosistema conoscono bene: la crescita non segue più le sole direttrici geografiche, ma si distribuisce in maniera più uniforme, grazie alla digitalizzazione dei servizi e alla diffusione di centri di competenza locali.
Le quattordici startup finaliste, che hanno avuto la possibilità di presentare pitch alla giuria durante l’evento conclusivo, hanno rappresentato una variegata fotografia dell’innovazione italiana. Tecnologie di monitoraggio ambientale, soluzioni di digitalizzazione avanzata, modelli ibridi per la mobilità, nuovi approcci ai materiali biodegradabili, piattaforme per la gestione dei dati, progetti di economia circolare: una costellazione di idee che mostra come la sostenibilità, quando entra nei processi industriali, diventi un motore per la crescita.
Cosa fanno le 7 startup premiate
AquaLink
Sviluppa una mini-boa intelligente che si attiva quando un drone cade in acqua, permettendone il recupero e impedendo la dispersione di batterie e componenti elettronici. Recupera oltre il 90% dei dispositivi e punta a diventare lo standard europeo della drone economy sostenibile.
BioPhi
Trasforma le trebbie esauste in bioplastiche compostabili tramite una bioraffineria a basso impatto energetico. Riduce del 40% i consumi e produce materiali completamente biodegradabili in 180 giorni, con una capacità annua di 41 tonnellate.
Dafne-Visada
Utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare automaticamente le immagini dei sinistri assicurativi e individuare comportamenti fraudolenti. Il progetto pilota ha già segnalato oltre 1 milione di euro di frodi potenziali, con un modello SaaS completamente scalabile.
Dataclean
Mappa e riduce il “digital waste”, ovvero i dati inutili che generano costi IT e emissioni nascoste. Consente alle aziende di abbattere del 20–40% l’impronta carbonica digitale, generando report direttamente integrabili nei framework ESG.
PinkRoad
Offre un’app dedicata alla sicurezza femminile che permette alle donne di condividere i tragitti quotidiani con compagne di viaggio verificate. Promuove comunità, tutela e empowerment nelle città.
Pit’sa
È la prima pizzeria vegetariana italiana gestita da giovani con sindrome di Down, basata su un modello zero sprechi brevettato. Già attiva a Bergamo e Milano, prepara una terza apertura con soluzioni robotiche.
Talea
Propone una piattaforma che integra supporto digitale e visite in presenza per accompagnare future famiglie durante gravidanza e post-parto. Un modello che unisce tecnologia, prevenzione e assistenza personalizzata.
L’intervento istituzionale: la sostenibilità come asset economico
La presenza del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, non ha avuto un valore meramente protocollare. Nei loro interventi si è percepito un passaggio fondamentale: il riconoscimento istituzionale del ruolo strategico dell’innovazione sostenibile nell’economia italiana.
Pichetto Fratin ha sottolineato come l’elemento ambientale sia oggi parte integrante della competitività industriale del Paese. Le sue parole, rivolte alle startup, fanno emergere una grammatica politica che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente: la decarbonizzazione come leva per penetrare mercati globali, come vantaggio competitivo più che come obbligo imposto dalle normative europee.
L’Italia, ha ricordato il Ministro, è una potenza esportatrice. Non perché i suoi prodotti siano i più economici, ma perché sono i migliori. E questo discorso si intreccia direttamente con ciò che accade nelle filiere innovative: qualità, tecnologia e sostenibilità diventano sinonimi di distintività, posizionamento e valore aggiunto.
Parallelamente, il sindaco Gualtieri ha offerto una riflessione più ampia, culturale: il Paese possiede una capacità naturale di generare idee, ma deve imparare a sostenerle con continuità, con un ecosistema che premi non solo la creatività, ma anche la scalabilità, l’accesso ai capitali e la capacità di competere fuori dai confini nazionali. Il numero di candidature ricevute dall’iniziativa è stato, per Gualtieri, il segno evidente di una energia diffusa che va alimentata, strutturata, e soprattutto ascoltata. In questo si coglie un aspetto decisivo: la distanza che spesso separa startup e istituzioni si può colmare solo attraverso progetti concreti, non con dichiarazioni astratte.
“Questa prima edizione di ‘7 Idee per cambiare l’Italia’ ha confermato una volta di più quanta creatività ci sia in Italia quando si parla di sostenibilità”, ha dichiarato Emilio Carelli, direttore de L’Espresso. “Abbiamo voluto ideare questa iniziativa proprio per valorizzare progetti capaci di generare un impatto positivo sull’ambiente e sulla società”, ha sottolineato Carelli, aggiungendo che “da gennaio si apriranno le candidature per l’edizione 2026, un’occasione per continuare a far emergere nuove idee a favore di un futuro più sostenibile”.
Chiellini, quando la cultura sportiva si innesta sull’ecosistema startup
Di impatto è stato anche il videomessaggio di Giorgio Chiellini, ex capitano della Nazionale, oggi Director of Football Strategy della Juventus e co-fondatore di Akka Italy, piattaforma che democratizza l’accesso agli investimenti in startup.
L’ex difensore ha ricordato che disciplina, studio, responsabilità e lavoro di squadra sono elementi imprescindibili nel calcio così come nell’imprenditoria innovativa. Il messaggio rivolto ai founder finalisti è stato chiaro: il talento serve, ma non basta. Il valore di un’idea si misura nella capacità di trasformarla in progetto, e di tradurre il progetto in impatto.
Non è un caso che sempre più sportivi di alto profilo stiano entrando nel mondo del venture capital: l’ecosistema startup richiede mentalità agonistica, senso del rischio, gestione della pressione e capacità di visione. In questo senso, Chiellini ha interpretato non un ruolo da testimonial, ma da vero “ambassador” di un cambiamento culturale che sta investendo anche l’Italia.









