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Stellantis: confermati gli obiettivi 2024 ma le azioni crollano, ecco perché

Stellantis: confermati gli obiettivi 2024 ma le azioni crollano, ecco perché

Seduta molto sottotono oggi di Stellantis a Piazza Affari, dopo che la casa automobilistica italo-francese ha confermato gli obiettivi per il 2024. Quando le contrattazioni si stanno avviando alla chiusura, le azioni perdono quasi 3 punti percentuali. Il passivo così si aggiunge al -13% da quando la società ha allarmato gli investitori con il profit warning lanciato in occasione della presentazione dei conti trimestrali ad aprile. Stellantis stima per quest’anno un reddito operativo nel primo semestre tra il 10% e l’11%, mentre il cash flow sarà sensibilmente inferiore nel semestre rispetto allo stesso periodo del 2023. Tuttavia, il flusso di cassa dovrebbe migliorare nella seconda parte dell’anno – ha precisato la società – grazie ai tagli dei costi e all’inserimento di nuovi modelli.

 

Stellantis: in arrivo nuovi licenziamenti?

Proprio il taglio dei costi sembra essere attualmente la nota dolente del gruppo nato dalla fusione nel 2021 tra Fiat Chrysler e PSA. Da allora l’azienda ha cercato di contenere le spese a suon di licenziamenti e ridimensionando il numero di piattaforme per la produzione di veicoli da 25 a 4. Sullo smantellamento di posti di lavoro Stellantis si è scontrata in maniera accesa con il governo italiano, che ha contestato alla società con sede a Hoofddorp (Olanda) di aver licenziato in Italia spostando la produzione all’estero dopo aver usufruito dei sussidi statali. Il mese scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato una quantità non indifferente di Fiat Topolino che portavano la bandiera nazionale, poiché Stellantis aveva assemblato il modello in Marocco. All’inizio dell’anno il tono dello scontro tra l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e l’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, è salito a livelli eccelsi. Soprattutto allorché il top manager ha agitato l’ascia dei tagli alla forza lavoro citando gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano D’Arco.

La politica di contenimento dei costi messa in atto da Tavares ha funzionato, perché i margini di Stellantis sono cresciuti superando quelli di rivali come Volkswagen e Renault. Tuttavia, negli ultimi mesi la situazione è diventata più nebulosa, con l’aumento dei costi di finanziamento e la contrazione nella crescita economica. In aggiunta, c’è stato il rallentamento della domanda delle auto elettriche, mentre l’ultima decisione della Commissione europea di imporre dazi aggiuntivi sulle importazioni dei veicoli cinesi rischia rivelarsi un boomerang pericoloso trovando tra i più strenui oppositori proprio il CEO di Stellantis. Davanti a questo quadro a tinte fosche, Tavares prevede di licenziare ancora in Francia, Stati Uniti e Italia. Ciò fa pensare che, rispetto a qualche mese fa, nulla sia cambiato, e l’azienda potrebbe nuovamente vivere un altro capitolo ad alta tensione con l’Italia.

 

La fuga dei dirigenti

I problemi di Stellantis non si esauriscono con i costi da sostenere. In questo periodo c’è anche la fuga di alti dirigenti. Solo nell’ultimo mese, almeno quattro figure di alto profilo hanno rassegnato le loro dimissioni. “Le opinioni di Carlos Tavares sul settore sono rinfrescanti e stimolanti, ma il manager ha creato un ambiente conflittuale con fornitori, rivenditori, sindacati e autorità pubbliche”, ha affermato il mese scorso l’analista di Jefferies, Philippe Houchois. Sembra che Tavares sia il problema anche per Florian Allain, senior portfolio manager di Mandarine Gestion e azionista di Stellantis. “Non sono completamente a mio agio con lo stile di comunicazione di Tavares. Inoltre, non so quanto il middle e top management si stiano stancando del suo stile e dei suoi metodi: c’è un grande lancio di prodotti in arrivo, e se non hai l’adesione totale dei tuoi team, allora diventa un problema”, ha detto.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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