Carlos Tavares non è più l’amministratore delegato di Stellantis. A sorpresa, il top manager della casa automobilistica italo-francese ha rassegnato le sue dimissioni, che sono state accettate dal Consiglio di amministrazione della società. Non ci sono dettagli circa la motivazione della decisione. Il senior indipendent director di Stellantis, Henri de Castries, si è limitato a dire che nelle ultime settimane sono emerse differenze di vedute tra il Cda e l’a.d. che hanno portato all’addio. Ancora non si conosce il nome di chi prenderà il posto di Tavares, ma la società ha comunicato che il processo di ricerca del nuovo amministratore delegato è in corso e si concluderà entro la prima metà del 2025, sotto la gestione del Comitato speciale del Consiglio.
In questo frangente, verrà istituito un nuovo Comitato esecutivo presieduto dall’attuale presidente di Stellantis, John Elkann. “Intendo mettermi subito al lavoro con il nostro nuovo Comitato esecutivo ad interim, con il supporto di tutti i nostri colleghi di Stellantis, mentre completiamo il processo di nomina del nuovo a.d. Insieme garantiremo la puntuale attuazione della strategia della società, nell’interesse di lungo termine di Stellantis e di tutti i suoi stakeholders“, ha affermato Elkann.
La reazione alla Borsa di Milano degli investitori alla notizia è stata molto forte, con le azioni Stellantis che affondano dell’8% circa a metà seduta. La perdita di oggi si unisce al passivo di oltre il 40% registrato da inizio anno.
Stellantis: ecco cosa ha rappresentato Tavares per l’azienda
Tavares è stato amministratore delegato di Stellantis fin dalla nascita dell’azienda il 16 gennaio 2021, a seguito della fusione tra i gruppi automobilistici Fiat Chrysler Automobiles e PSA. In precedenza, il manager portoghese era riuscito a risollevare la difficile situazione di PSA, quando nel 2014 prese le redini dell’azienda al posto di Philipp Varin. Durante il suo mandato nella società francese, aveva adottato misure coraggiose di riduzione dei costi e accresciuto la quota di mercato in Cina. Tutto ciò ha portato PSA al profitto dopo un periodo travagliato di diversi anni nei quali aveva accumulato solo perdite.
I quattro anni in Stellantis sono stati contrassegnati da luci e ombre, progetti ambiziosi e forti delusioni che hanno innescato frizioni con la politica italiana e non solo. Inizialmente, Tavares è partito a spron battuto sulle auto elettriche, dichiarando che c’erano tutte le condizioni per realizzare margini in doppia cifra in quel settore grazie anche alle sinergie interne del gruppo. Un concetto ribadito a inizio 2023, quando il manager ha lanciato la sfida a Tesla: “Abbiamo raggiunto un livello di sofisticatezza che ci consente di sfidare altre case, inclusa Tesla. La nostra tecnologia è pronta, vogliamo competere e competeremo con Tesla, cercheremo di batterla”. L’11 ottobre 2024, in un’audizione davanti al Parlamento italiano, ha cambiato atteggiamento, chiedendo soldi attraverso gli incentivi statali affinché i consumatori potressero acquistare i veicoli a batteria.
I temi più accesi dello scontro con i governi italiani sono stati la produzione e i licenziamenti. Lo scorso anno, Tavares aveva dichiarato che Stellantis avrebbe creato le condizioni per invertire il calo della produzione, con l’obiettivo di produrre un milione di veicoli in Italia. A febbraio di quest’anno, aveva detto che per arrivare a questo traguardo c’era bisogno di tutti gli stabilimenti italiani, quindi Pomigliano e Mirafiori avrebbero avuto un futuro. Nel 2024 la produzione però non supererà le 500 mila unità, secondo le stime delle sigle sindacali, mentre nel frattempo l’azienda ha licenziato migliaia di lavoratori e altri sono stati messi in cassa integrazione, con spostamenti della produzione in Serbia, Polonia e Marocco.
Il governo ha attaccato duramente la politica aziendale di Tavares, accusando l’azienda di aver beneficiato di aiuti statali per oltre tre decenni, ma in cambio di non aver dato garanzie sul fronte della produzione e dell’occupazione. Negli ultimi tempi la figura di Tavares all’interno della società si è andata sempre più deteriorando. In particolar modo quando, recentemente, John Elkann ha annunciato l’apertura del processo di selezione di un nuovo a.d. in vista della scadenza del mandato di Tavares nel 2026. Quest’ultimo ha detto che prima di quella data non si sarebbe fatto da parte e di voler portare a termine il suo progetto aziendale.
Intanto, le tensioni aumentavano ovunque, in particolare con i fornitori e i concessionari negli Stati Uniti. Con Tavares al timone, Stellantis ha cercato di costruire un bilancio solido attraverso ampi tagli ai costi, ma a settembre ha emesso un profit warning, dichiarando che il suo free cash flow nel 2024 sarebbe stato negativo per un valore compreso tra 5 e 10 miliardi di euro. Il ridimensionamento della produzione ha scontentato i lavoratori, che hanno minacciato scioperi in Italia e negli USA.
La situazione lasciata da Tavares oggi appare un campo minato, con tante questioni pronte a esplodere. Domenica, a seguito delle dimissioni, il gruppo Stellantis ha confermato la guidance per il 2024, con un margine di utile operativo rettificato compreso tra il 5,5% e il 7%, ma “il periodo di transizione sarà difficile sia per il management dell’azienda che per gli investitori”, ha affermato Daniel Roeska, analista di Bernstein.
La reazione della politica
L’uscita di scena di Tavares è stata accolta con soddisfazione da tutta la politica italiana, che sollecita Elkann a riferire in Parlamento. “Era ora che Tavares se ne andasse, ma la transizione al nuovo management richiede responsabilità, tutela dell’occupazione e valorizzazione delle competenze. Diventa quindi ancora più importante che John Elkann si presenti al più presto in Parlamento per riferire sul futuro di Stellantis”, ha affermato in una nota Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.
Anche il principale partito d’opposizione, il PD, chiede un’audizione in Parlamento del presidente di Stellantis per “confrontarsi sul futuro dell’azienda e del settore”. In un post su X, Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria del partito, ha detto che le dimissioni di Tavares evidenziano quanto sia grave la crisi che ha investito Stellantis e tutto l’automotive europeo. “Ora bisogna voltare pagina e tutti devono fare la propria parte: l’azienda, mettendo in campo un piano industriale all’altezza di una fase estremamente difficile, il governo ripristinando gli strumenti di politica industriale assurdamente tagliati con la legge di bilancio”, ha aggiunto.
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, hanno affermato che “Tavares è colui che ha avviato un processo di delocalizzazione dell’automotive in Italia, con politiche che hanno provocato guasti ed esuberi e ritardato i processi di innovazione tecnologica”. Quindi, “Stellantis ha il dovere di dire cosa vuole fare dei suoi stabilimenti e qual è il suo piano industriale. Per queste ragioni chiediamo che Elkann sia immediatamente audito in Parlamento”.
La Lega invece pone l’accento sui compensi dell’ormai ex a.d. “Siamo curiosi di sapere quanto prenderà Carlos Tavares come ‘premio’ economico dopo la sua disastrosa gestione”, ha comunicato il partito guidato da Matteo Salvini.









