Stellantis cambia marcia negli Stati Uniti e annuncia un piano da 13 miliardi di dollari in quattro anni per aumentare la capacità produttiva nel territorio americano. In questo modo prova a evitare la scure dei dazi che il presidente Donald Trump agita sulle case automobilistiche che esportano in Usa. Attualmente, la presenza di Stellantis negli Stati Uniti è determinata da 34 impianti produttivi, con centri di ricerca e distribuzione in 14 Stati. L’azienda ha una rete di 2.600 concessionari, servendosi di 2.300 fornitori e impiegando 48.000 dipendenti. In questo articolo:
- Stellantis: il piano Usa nel dettaglio
- Stellantis in fuga dall’Italia
- Le preoccupazioni dei sindacati
Stellantis: il piano Usa nel dettaglio
Il piano da 13 miliardi di dollari è il più grande investimento mai realizzato in Usa dal gruppo guidato da Antonio Filosa nella sua storia. Con l’introduzione di cinque nuovi modelli e l’avvio di 19 iniziative di prodotto in quattro anni, l’azienda si pone come obiettivo quello di incrementare del 50% la produzione di veicoli finiti, rafforzando la competitività del marchio. I costi includeranno anche la ricerca e lo sviluppo. Nel complesso verranno creati oltre 5.000 nuovi posti di lavoro.
Scendendo nel dettaglio, Stellantis agirà in diversi Stati. In Illinois destinerà 600 milioni di dollari per riaprire lo stabilimento Belvidere, dove verranno prodotti due nuovi modelli: Jeep Cherokee e Jeep Compass. La produzione, il cui avvio è in programma nel 2027, porterà alla creazione di 3.300 nuovi occupati. Altri 400 milioni di dollari saranno investiti in Ohio, a Toledo, con l’assemblaggio di un camion di medie dimensioni che affiancherà la produzione dei modelli Jeep Wrangler e Gladiator. L’inizio del progetto è previsto per il 2028 e darà lavoro a 900 persone. Nel Michigan, Stellantis produrrà un nuovo Suv sia in versione elettrica che in versione endotermica, per un esborso complessivo di circa 100 milioni di dollari. Anche qui, l’avvio è previsto per il 2028 e produrrà 900 nuovi posti di lavoro. A Detroit, l’azienda investirà 130 milioni di dollari per la produzione della prossima generazione della Dodge Durango in avvio nel 2029. Infine, in Indiana sarà prodotto dal 2026 il nuovo motore GMET4 EVO. L’investimento stimato sarà di oltre 100 milioni di dollari e i nuovi posti di lavoro più di 100.
Tutto ciò “stimolerà la nostra crescita, rafforzerà i nostri impianti produttivi e creerà più posti di lavoro negli Stati Uniti, che consideriamo la nostra casa“, ha affermato l’amministratore delegato Filosa. “Mentre ci prepariamo ai prossimi 100 anni, ampliamo la nostra gamma e offriamo ai clienti la libertà di scegliere i prodotti che desiderano e amano”.
Stellantis in fuga dall’Italia
Da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, i rapporti tra gli Stati Uniti e Stellantis sono cambiati. Da allora il tycoon si è incontrato tre volte con il presidente della casa automobilista italo-francese John Elkann. In ogni occasione si è parlato dell’eventualità che l’azienda investisse in Usa creando posti di lavoro. Una prospettiva molto diversa dallo scenario disegnato dall’ex amministratore delegato Carlo Tavares a suon di chiusure e licenziamenti.
Mentre oltreoceano Stellantis si mostra molto attiva, in Europa invece tira la cinghia. La società ha abbandonato la joint venture per i veicoli all’idrogeno con Michelin e Forvia, e ora starebbe valutando di cedere Free2move, la startup francese specializzata nello sharing car. Le vere preoccupazioni però risiedono nelle interruzioni temporanee nelle fabbriche francesi, spagnole, tedesche e polacche, ma soprattutto nel giardino di casa nostra, ossia Mirafiori, Termoli e Pomigliano. Il rallentamento del mercato sembra non lasci altre soluzioni all’azienda, che per decenni è stata sostenuta da aiuti statali proprio per mantenere alto il livello di produttività e occupazione.
Le preoccupazioni dei sindacati
I numeri redatti dal sindacato Fim-Cisl sono allarmanti. Nei primi nove mesi del 2025, in Italia Stellantis ha prodotto solamente 265.490 veicoli. Il risultato è inquietante perché ha registrato un calo del 31,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, anno disastroso per la produzione dell’azienda. I volumi sono crollati in tutti gli stabilimenti italiani, sottolineano le associazioni di categoria, con perdite che arrivano fino al 65%. Questo significa che una gran parte dei lavoratori finirà in cassa integrazione. Le previsioni per il resto dell’anno sono tutt’altro che positive, con i veicoli prodotti che saranno poco più di 310.000 unità, sottolinea Fim-Cisl.
I rappresentanti sindacali incontreranno Filosa a Torino lunedì prossimo, nutrendo la speranza di delineare un piano per proteggere i lavoratori dagli ammortizzatori sociali e salvaguardare il futuro degli stabilimenti in Italia. Il meeting però arriva in un clima poco incoraggiante, con la sensazione generale che Stellantis in questo momento sia concentrata esclusivamente sugli Stati Uniti.









