Stipendi medi in Europa: dove si guadagna di più?

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In Italia l’adeguamento retributivo post-pandemia si muove ancora troppo lentamente rispetto agli stipendi medi in Europa registrati nel quinquennio che va dal 2019 al 2024. Lo rivela l’edizione 2025 del Labour Market and Wage Developments in Europe, il rapporto annuale della Commissione europea sugli sviluppi del mercato del lavoro. L’Italia è al penultimo posto della classifica con una percentuale del -4,4%.

La crescita negativa è destinata a proseguire anche alla fine del 2025, con un leggero recupero fino al -3,3%: un dato comunque negativo nel confronto con i valori del periodo pre-Covid. L’Italia ha pure la quota più bassa di posti di lavoro ad alta retribuzione: il 6,5%. Peggio fa solo la Romania con il 7,4%. Ma quali sono i livelli retributivi medi in Europa e dove si guadagna di più?

 

In questo articolo:

 

  • Gli stipendi medi lordi in Europa
  • I Paesi dove si guadagna di più in Ue e non solo
  • L’evoluzione dei salari dal 2018 al 2023

 

Gli stipendi medi lordi in Europa

I dati Eurostat del 2024 (quindi relativi all’anno di imposta 2023) sui redditi annuali di cittadine e cittadini europei confermano che l’importo dei salari medi mensili in Italia è al di sotto della media europea. Lo stipendio medio lordo Ue per lavoratrici e lavoratori dipendenti a tempo pieno è di 3.155 euro, quello italiano è di 2.729 euro. L’Unione europea è caratterizzata da una forte disparità salariale: la forbice è particolarmente ampia tra i Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale e quelli dell’Europa meridionale e orientale.

Le disomogeneità sono diffuse in modo particolare nella zona euro-mediterranea e nell’ex blocco sovietico: è in queste aree che i salari precipitano sotto la media. “Dobbiamo fare di più per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori e contribuire ad affrontare la crisi del costo della vita”, ha dichiarato Roxana Minzatu, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega a diritti sociali e competenze, occupazione di qualità e preparazione ai cambiamenti, in occasione della presentazione del Labour Market and Wage Developments in Europe 2025.

 

I Paesi dove si guadagna di più in Ue e non solo

Una fotografia più completa degli stipendi medi in Europa si osserva dai dati dell’Ocse, che confrontano tutti gli Stati membri dell’Unione europea con il Regno Unito, due dei quattro Paesi dell’Aels (l’Associazione europea di libero scambio), ovvero Norvegia e Svizzera, e la Turchia, che dal 1999 ha lo status di Paese candidato all’adesione all’Ue. L’intervallo, in questo caso, va dagli 8.104 euro lordi della Svizzera e i 6.755 euro del Lussemburgo ai 1.125 euro della Bulgaria e gli 873 euro della Turchia.

 

Le retribuzioni mensili lorde in Europa:

 

  • Svizzera: 8.104 euro;
  • Lussemburgo: 6.755 euro;
  • Danimarca: 5.634 euro;
  • Norvegia: 5.027 euro;
  • Irlanda: 4.890 euro;
  • Belgio: 4.832 euro;
  • Paesi Bassi: 4.629 euro;
  • Austria: 4.542 euro;
  • Germania: 4.250 euro;
  • Regno Unito: 4.220 euro;
  • Finlandia: 4.033 euro;
  • Svezia: 3.718 euro;
  • Francia: 3.555 euro;
  • Slovenia: 2.757 euro;
  • Italia: 2.729 euro;
  • Spagna: 2.716 euro;
  • Malta: 2.499 euro;
  • Lituania: 2.265 euro;
  • Cipro: 2.203 euro;
  • Estonia: 2.075 euro;
  • Repubblica Ceca: 1.995 euro;
  • Portogallo: 1.911 euro;
  • Lettonia: 1.858 euro;
  • Croazia: 1.749 euro;
  • Slovacchia: 1.583 euro;
  • Polonia: 1.505 euro;
  • Romania: 1.478 euro;
  • Grecia: 1.418 euro;
  • Ungheria: 1.408 euro;
  • Bulgaria: 1.125 euro;
  • Turchia: 873 euro.

 

Tra le quattro maggiori economie dell’Unione europea, la Germania è quella che offre lo stipendio medio più alto con 4.250 euro, tallonata dalla Francia con 3.555 euro. Italia e Spagna, con rispettivamente 2.729 euro e 2.716 euro, sono ampiamente al di sotto della media europea di oltre 400 euro. Insieme alla Germania, soltanto sei nazioni tra le 27 che fanno parte dell’Unione superano la soglia dei 4.000 euro: la Danimarca, l’Irlanda, il Belgio, i Paesi Bassi, l’Austria e la Finlandia.

Tenendo invece conto dei salari reali, ovvero la misura del potere d’acquisto di uno stipendio medio considerando l’inflazione e il costo della vita, la disparità si riduce. Con il parametro statistico dello Spa (lo standard di potere d’acquisto: una unità monetaria artificiale che elimina le differenze dei poteri d’acquisto), il Lussemburgo passa dal secondo al primo posto scalzando la Svizzera, mentre la Turchia, la Croazia e la Romania migliorano le proprie posizioni perché recuperano gli stipendi nominali bassi con un costo della vita inferiore. L’Italia peggiora la sua performance, scendendo dal 15esimo al 17esimo posto con uno stipendio reale di 2.773 euro Spa.

 

I salari reali in Europa:

 

  • Lussemburgo: 4.479 euro Spa;
  • Svizzera: 4.412 euro Spa;
  • Belgio: 4.038 euro Spa;
  • Danimarca: 3.904 euro Spa;
  • Germania: 3.898 euro Spa;
  • Austria: 3.851 euro Spa;
  • Paesi Bassi: 3.821 euro Spa;
  • Norvegia: 3.742 euro Spa;
  • Regno Unito: 3.357 euro Spa;
  • Irlanda: 3.465 euro Spa;
  • Francia: 3.259 euro Spa;
  • Finlandia: 3.149 euro Spa;
  • Slovenia: 3.067 euro Spa;
  • Svezia: 3.043 euro Spa;
  • Spagna: 2.981 euro Spa;
  • Lituania: 2.908 euro Spa;
  • Italia: 2.773 euro Spa;
  • Malta: 2.709 euro Spa;
  • Romania: 2.702 euro Spa;
  • Croazia: 2.519 euro Spa;
  • Turchia: 2.413 euro Spa
  • Lettonia: 2.407 euro Spa;
  • Repubblica Ceca: 2.322 euro Spa;
  • Cipro: 2.317 euro Spa;
  • Polonia: 2.304 euro Spa;
  • Portogallo: 2.258 euro Spa;
  • Estonia: 2.137 euro Spa;
  • Ungheria: 2.062 euro Spa;
  • Bulgaria: 2.016 euro Spa;
  • Slovacchia: 1.971 euro Spa;
  • Grecia: 1.710 euro Spa.

 

L’Ocse elabora anche la media dello stipendio netto annuale per una persona tipo (single senza figli) nel suo report Taxing Wages 2025. In questo caso, prendendo in esame i principali Paesi dell’eurozona, gli stipendi più sostanziosi rimangono in Lussemburgo, Paesi Bassi, Irlanda, Austria e Germania, mentre in fondo alla classifica finiscono Lituania, Lettonia e Slovacchia. In Italia la retribuzione annua lorda è di 35.616 euro e quella netta di 24.797 euro, con un cuneo fiscale che incide sul costo del lavoro per il 47,1%. In Svizzera, per fare un confronto, il salario medio lordo è di 99.430 franchi e quello netto di 81.572 franchi, pari a oltre 87.000 euro.

 

Gli stipendi netti annuali nell’eurozona:

 

  • Lussemburgo: 50.410 euro;
  • Paesi Bassi: 47.892 euro;
  • Irlanda: 46.192 euro;
  • Austria: 41.747 euro;
  • Germania: 39.594 euro;
  • Finlandia: 36.877 euro;
  • Belgio: 36.672 euro;
  • Francia: 32.354 euro;
  • Italia: 24.797 euro;
  • Spagna: 24.571 euro;
  • Estonia: 19.023 euro;
  • Grecia: 18.709 euro;
  • Slovenia: 17.865 euro;
  • Portogallo: 16.947 euro;
  • Lituania: 15.909 euro;
  • Lettonia: 14.550 euro;
  • Slovacchia: 14.070 euro.

 

L’evoluzione dei salari dal 2018 al 2023

In un terzo degli Stati membri dell’Unione europea i salari reali hanno superato i livelli pre-pandemia. Secondo i dati Eurostat, lo stipendio mensile è cresciuto in media del +19% (507 euro) nel quinquennio preso in esame, con l’aumento percentuale più alto in Lituania (+102%, 1.141 euro in più al mese) e gli aumenti più bassi in Repubblica Ceca, Germania, Francia, Italia e Finlandia. Anche in questo caso l’evoluzione degli stipendi va di pari passo con il costo della vita.

Gli analisti dell’Etui (l’Istituto sindacale europeo) individuano le variabili che determinano stipendi medi più o meno alti nei diversi Paesi dell’Europa in tre fattori principali. Innanzitutto, la produttività delle singole economie. In secondo luogo, il potere contrattuale garantito dalle istituzioni del mercato del lavoro, come i sindacati o la contrattazione collettiva. Infine, la pressione fiscale che determina i redditi netti, in base alle imposte e ai contributi previdenziali versati e aggiungendo i sussidi e gli assegni familiari.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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