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Succo d’arancia: quotazioni record, ecco cosa faranno i produttori

Succo d'arancia: quotazioni record, ecco cosa faranno i produttori

Le quotazioni del succo d’arancia sono arrivate alle stelle. I futures di riferimento all’Intercontinental Exchange di New York hanno chiuso l’ultima seduta al massimo storico di 4,77 dollari a libbra, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Le ragioni di questa impennata dei prezzi sono essenzialmente tre: il clima, le malattie e la domanda.

Riguardo il clima, a pesare enormemente sono le condizioni meteorologiche del Brasile, il più grande produttore ed esportatore mondiale di succo d’arancia. Secondo il centro di ricerca Fundecitrus, la siccità conseguente al caldo eccessivo ha portato il Paese sudamericano sulla buona strada per uno dei peggiori raccolti degli ultimi 30 anni, con una produzione di 232,4 milioni di casse di arance per la stagione 2024-2025, in calo del 24% su base annua. In genere il Brasile produce circa 300 milioni di casse in ogni ciclo, ma gli eventi meteo estremi più frequenti e intensi in una fase critica della fioritura e della formazione precoce dei frutti tra settembre e ottobre ne hanno ridotto la fertilità. La maggior parte della produzione proviene dalle città di San Paolo e Minas Gerais, che lo scorso anno hanno dovuto fare i conti con un clima pessimo. Il cattivo meteo ha colpito – attraverso una serie di uragani – anche la Florida, il principale produttore negli Stati Uniti, inasprendo ulteriormente la produzione.

Le malattie hanno rappresentato un’altra piaga nell’ultima stagione. Una patologia degli alberi nota come inverdimento è stata devastante per gli aranceti. In sostanza, la malattia si diffonde attraverso gli insetti succhiatori di linfa, rendendo amaro e rachitico il frutto prima di uccidere l’albero. Il problema è che purtroppo ancora non si conosce una cura per questa malattia e i coltivatori sono preoccupati per i prossimi raccolti.

Anche la forte domanda si è rivelata un fattore determinante per l’aumento dei prezzi. “Fino a quando non si raggiungerà quel punto in cui i consumatori non saranno più disposti a pagare il premio per il succo d’arancia, perché l’offerta è così bassa, i prezzi continueranno a salire”, ha affermato Harry Campbell, analista di dati sul mercato delle materie prime presso il gruppo di ricerca Mintec.

 

Succo d’arancia: le contromisure dei produttori

E ora cosa succede? La situazione effettivamente è critica, sostiene Kees Cools, presidente dell’International Fruit and Vegetable Juice Association (IFU). “Non abbiamo mai visto nulla di simile, nemmeno durante le grandi gelate e i grandi guadagni”, ha detto. Per questa ragione l’IFU sta prendendo in considerazione di chiedere alla Nazioni Unite una modifica delle normative che facciano sì che il succo d’arancia contenga altri agrumi.

Questa ipotesi è sposata da Francois Sonneville, analista senior di Rabobank. A suo avviso, i produttori di bevande dovrebbero optare per succhi di qualità inferiore, mescolando altri frutti come mela, mango o uva. In alternativa, “dovrebbero addebitare ai consumatori prezzi più alti” per far scendere le quotazioni del succo d’arancia. L’alternativa caldeggiata da alcuni di sostituire le arance con i mandarini è stata bocciata da Sonneville, in quanto ciò “comporterebbe nuove spese per il trasporto del frutto a un trasformatore”. Secondo l’esperto bisognerebbe pensare anche a “piantare alberi che durino per i prossimi 25 anni”.

Della stessa opinione è Campbell, secondo cui molti produttori e miscelatori si adatteranno alla nuova situazione prendendo in considerazione succhi di frutta alternativi come quello di pera, mela e uva in modo “da essere meno dipendenti dal succo d’arancia”.

Nel frattempo sul mercato potrebbe esserci un periodo di “sostanziale volatilità”, ha affermato Dave Reiter, trader di Reiter Capital Investments LLC, come conseguenza del fatto che “il contratto futures di riferimento sul succo d’arancia è scarsamente scambiato”. Tutto ciò potrebbe portare a una quotazione fino a 5,16 dollari per libbra, ha detto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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