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Tassa minima globale: ecco i Paesi vincitori secondo l’OCSE

Tassa minima globale: per l'OCSE i vincitori saranno Irlanda e Paesi Bassi

La tassa minima globale, entrata in vigore nell’Unione europea, in Gran Bretagna e in alcuni altri Stati dal 1° gennaio 2024, vedrà l’Irlanda e i Paesi Bassi come grandi vincitori. Lo ha affermato un rapporto pubblicato questa settimana dall’OCSE, che evidenzia un aumento notevole delle entrate per i due Paesi considerati paradisi fiscali.

Da quest’anno le grandi multinazionali che finora avevano tratto grande vantaggio dalla loro posizione in queste nazioni dovranno pagare un’aliquota fiscale effettiva almeno pari al 15% del reddito prodotto. I guadagni stimati in termini di entrate fiscali per Irlanda e Olanda vanno da una media del 14% ad almeno il 34% sul reddito, osserva l’OCSE. Sulla base della ricerca, altri Paesi che riceverebbero introiti maggiori sono Australia, Germania, Giappone e Regno Unito, considerati giurisdizioni ad alto reddito. Il gruppo potrebbe ottenere un gettito aggiuntivo che oscilla tra il 7% il 10%. Giudicando nel complesso, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ritiene che, grazie alla tassa minima globale, il blocco dei Paesi aderenti avrebbe un guadagno aggiuntivo dal punto di vista fiscale del 3%.

Tuttavia l’importo complessivo dell’imposta è stato visto al ribasso per via di una “modifica alla modellizzazione che si basa su dati più aggiornati”. Lo scorso anno l’OCSE stimava un introito di 220 miliardi di dollari dai 155 miliardi effettivamente incassati all’anno, mentre ora prevede una cifra che si aggira sui 192 miliardi di dollari.

 

Tassa minima globale: gli effetti nel lungo termine

Ma come funziona la tassa minima globale? In sostanza, la regola prevede che se in un Paese viene imposta un’aliquota di tassazione per una multinazionale inferiore al 15%, le altre nazioni sono legittimate ad addebitare un prelievo integrativo fino a riportare l’imposizione a quella soglia. Ciò induce alcuni hub di investimento come Irlanda e Paesi Bassi a essere meno favorevoli nei confronti delle grandi aziende che stabiliscono divisioni commerciali nei loro territori.

Il vantaggio della nuova tassa però potrebbe essere temporaneo. Secondo Manal Corwin, responsabile fiscale dell’OCSE, in futuro le imprese potrebbero adeguare le loro decisioni alla nuova realtà e quindi reputare troppo “costoso creare strutture nei centri di investimento” dal momento che verrebbe meno l’incentivo a farlo. Rasmus Corlin Christensen, ricercatore fiscale internazionale presso la Copenhagen Business School, osserva che non tutti i paradisi fiscali trarrebbero lo stesso vantaggio dalle riforme. “Paesi come l’Irlanda e i Paesi Bassi, dove le multinazionali hanno registrato grandi quantità di profitti e hanno anche una grande presenza economica, probabilmente beneficeranno dei cambiamenti in maggior misura” ha affermato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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