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Tassazione certificates: ecco tutto quello che c’è da sapere

Tassazione certificates: ecco tutto quello che c'è da sapere

Prima di parlare della tassazione dei certificates bisogna fare una premessa su cosa siano e come funzionino questi strumenti finanziari. I certificates sono derivati cartolarizzati che replicano l’andamento di una o più attività sottostanti, che possono essere azioni, indici, materie prime, ecc. Questi titoli possono agire sia a leva che senza effetto leva. Rispetto ad azioni o ETF però hanno la caratteristica che non distribuiscono dividendi. In quanto derivati, in termini di tassazione, i certificates vanno assoggettati alla disciplina dell’art.67 del Testo Unico delle Imposte sul Reddito (TUIR) che riguarda i redditi diversi.

 

Tassazione certificates: ecco come funziona

I proventi dei certificati possono derivare da due canali: la plusvalenza proveniente dalla differenza tra il valore della vendita (o rimborso) del certificato e il prezzo di acquisto; le cedole eventualmente staccate durante la durata del titolo. In entrambi i casi verrà applicata un’aliquota d’imposta del 26%. Bisogna precisare che dall’imponibile andrà sottratto l’importo derivante dalle commissioni applicate dall’intermediario finanziario per l’acquisto e la vendita del derivato. La Tobin Tax invece non verrà dedotta.

Il vantaggio dei certificates è che sono efficienti dal punto di vista fiscale, in quanto danno la possibilità di compensare le plusvalenze conseguite e le cedole staccate con minusvalenze pregresse. Si supponga di aver acquistato 10 certificati a 1000 euro ciascuno, spendendo quindi una cifra di 10.000 euro. Si immagini che dopo 6 mesi viene staccata una cedola del 5%, quindi di 500 euro, ma che le minusvalenze precedenti fossero pari a 800 euro. In tal caso, non verrà effettuata alcuna tassazione, perché la minus è superiore all’importo ottenuto dalla cedola e permette quindi una compensazione. Tuttavia, la minusvalenza che ancora è possibile utilizzare scende a 300 euro. Se alla fine dell’anno i certificati vengono richiamati all’importo di 1.050 euro cadauno, con una somma complessiva incassata di 10.500 euro, la plusvalenza che scaturisce dal valore ottenuto al netto di quello di acquisto sarà di 500 euro (10.500-10.000). La tassazione andrà applicata però su 200 euro, ovvero sull’importo derivante dalla differenza tra i proventi e la minusvalenza utilizzabile di 300 euro. Quindi, la cifra che bisognerà versare all’Erario sarà solo di 52 euro (26% su 200 euro).

Non tutti gli intermediari finanziari si comportano allo stesso modo in tema di compensazione delle minusvalenze. Infatti, alcune banche effettuano la decurtazione dai proventi alla scadenza del certificato o nel momento della liquidazione dello stesso da parte dell’investitore. Con questa modalità, una banca rettifica il prezzo di carico ogni volta che il certificato paga una cedola, rimandando il calcolo definitivo alla scadenza. Altri istituti finanziari viceversa permettono la compensazione immediata allo stacco delle cedole. Alcuni emittenti dei certificati stabiliscono delle maxi-cedole proprio per agevolare la compensazione delle minus pregresse. L’importo residuo che rimane da compensare può essere utilizzato nei quattro anni successivi.

Nel regime amministrato tutti i calcoli e l’assolvimento della tassazione vengono effettuati dall’intermediario nella qualità di sostituto d’imposta. Diverso è il discorso qualora si opti per il regime dichiarativo, poiché l’onere burocratico è tutto a carico dell’investitore.

 

Certificati: Tobin Tax

In termini di tassazione sui certificates è possibile l’applicazione della Tobin Tax. Questa avviene se il sottostante è un’azione rilevante, ovvero appartenente a una società che ha una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro, oppure nel caso in cui si tratta di un indice azionario. Non verrà attuata alcuna tassa se il sottostante è costituito da azioni estere, indici interamente rappresentati da titoli esteri, listini con azioni estere e italiane combinate con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro, ma con un peso delle italiane inferiore al 50%. L’aliquota d’imposta è in misura fissa, in base al valore nozionale della transazione e alla tipologia del sottostante. È prevista la riduzione dell’imposta del 20% se il certificato è quotato su mercati regolamentati e MTF. Nel caso il sottostante è rappresentato da azioni, la tassazione avverrà nel seguente modo:

 

  • importi compresi tra 0 e 2.500 euro: imposta pari a 0,025 euro;
  • importi compresi tra 2.500 e 5.000 euro: imposta pari a 0,05 euro;
  • importi compresi tra 5.000 e 10.000 euro: imposta pari a 0,10 euro;
  • importi compresi tra 10.000 e 50.000 euro: imposta pari a 0,50 euro;
  • importi compresi tra 50.000 e 100.000 euro: imposta pari a 1 euro;
  • importi compresi tra 100.000 e 500.000 euro: imposta pari a 5 euro;
  • importi compresi tra 500.000 e 1.000.000 euro: imposta pari a 10 euro;
  • importi superiori a 1.000.000 euro: imposta pari a 20 euro.

 

Qualora il sottostante è costituito da indici, avverrà quanto segue:

 

  • importi compresi tra 0 e 2.500 euro: imposta pari a 0,00375 euro;
  • importi compresi tra 2.500 e 5.000 euro: imposta pari a 0,0075 euro;
  • importi compresi tra 5.000 e 10.000 euro: imposta pari a 0,015 euro;
  • importi compresi tra 10.000 e 50.000 euro: imposta pari a 0,075 euro;
  • importi compresi tra 50.000 e 100.000 euro: imposta pari a 0,15 euro;
  • importi compresi tra 100.000 e 500.000 euro: imposta pari a 0,75 euro;
  • importi compresi tra 500.000 e 1.000.000 euro: imposta pari a 1,5 euro;
  • importi superiori a 1.000.000 euro: imposta pari a 3 euro.

 

Nel caso in cui i certificates sono quotati nei mercati non regolamentati, in entrambi i casi di cui sopra andrà applicata l’imposta integrale; quindi, gli importi menzionati andranno moltiplicati per 5.

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