Tassazione pronti contro termine: ecco come avviene

Tassazione pronti contro termine: ecco come avviene

Tassazione pronti contro termine: ecco come avviene

Come avviene la tassazione sui pronti contro termine? Vediamo una guida che illustra le principali caratteristiche, il funzionamento e le modalità attraverso le quali il contribuente deve pagare le imposte allo Stato.

 

Pronti contro termine: cosa sono

I pronti contro termine, detti anche REPO, sono contratti dove un soggetto che è generalmente una banca vende un certo numero di titoli a un investitore a pronti, quindi con consegna immediata, impegnandosi di riacquistarli a una scadenza, quindi a termine, a un prezzo solitamente più alto. Con questa operazione viene la banca si finanzia presso il pubblico degli investitori. La durata dei pronti contro termine è breve, in genere tra 1 e 3 mesi, ma può arrivare anche a un anno. I titoli sottostanti normalmente sono titoli di Stato o del mercato monetario.

 

Tassazione 

La tassazione sui pronti contro termine è del 26% sul rendimento netto ottenuto dalla vendita degli strumenti sottostanti a termine. Bisogna fare però una precisazione, se gli assets sono rappresentati da titoli pubblici su cui maturano interessi tassati con aliquota del 12,50% è necessario fare lo scomputo per evitare la doppia tassazione.

Si faccia il seguente esempio:

Vendita di BTP a termine al prezzo di 99,50
+ Interessi maturati al netto del rateo 1,50
– Spese bancarie 0,10
– Acquisto degli stessi BTP a pronti 99
= Rendimento netto 1,90

 

In tal caso l’aliquota del 26% verrà applicata non su 1,90 ma su 0,40, in quanto sugli interessi netti di 1,50, maturati durante il periodo di durata del contratto, è stata già effettuata una tassazione del 12,50%. Tutto questo avviene se l’investitore è un soggetto privato; nel caso in cui si tratti di un imprenditore, individuale, l’aliquota del 12,50% verrà considerata soltanto a titolo di acconto e non definitivo.

Se l’operazione di pronti contro termine rientra nell’ambito del risparmio gestito allora non verrà effettuato alcuno scomputo di cui sopra, in quanto la tassazione verrà applicata al risultato complessivo finale di tutta la gestione. Stesso discorso vale se il soggetto investitore è titolare di reddito di impresa come nel caso di società di capitali ed enti commerciali oppure si tratti di un OICR.

Qualora il sottostante sia rappresentato da azioni, invece, i dividendi vengono tassati a pronti in capo al cessionario se vengono percepiti durante il rapporto; pertanto, non vengono portati in diminuzione della differenza tra il prezzo a termine e quello a pronti nel calcolo del rendimento netto da assoggettare a tassazione. Se i dividendi sono percepiti da una società di capitale, valgono le norme contenute nell’art.89 secondo comma del TUIR in tema di non concorrenza degli stessi al reddito imponibile nella misura del 95%.

L’operazione di pronti contro termine, avendo come sottostante uno scambio di titoli tra la banca e l’investitore, presuppone l’apertura di un conto titoli su cui viene effettuata l’imposizione fiscale dell’0,2% sulla somma depositata come imposta di bollo. Il soggetto che applica le ritenute è il cessionario a termine; quindi, l’intermediario che corrisponde o interviene nella riscossione dei proventi.

 

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Redazione

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