Telecom Italia festeggia dopo che la Corte d’Appello di Roma ha respinto il ricorso del governo verso una sentenza di aprile scorso che ordinava il rimborso per tasse non dovute di 528,7 milioni di euro più interessi. La controversia risale al 1998 ed è legata alla liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni. All’epoca l’azienda italiana pagò canoni di licenza che non erano da sostenere e ricorse in giudizio contro lo Stato. Il mese scorso, il tribunale ha dato alle parti tempo fino al 20 gennaio per raggiungere un compromesso ma, visto l’esito negativo della transazione, ha deliberato a porte chiuse il 20 gennaio per la conferma della sentenza del 2024.
Nelle casse di Telecom Italia entrerà circa 1 miliardo di euro, in quanto alla somma originaria di poco oltre 500 milioni di euro, si aggiunge la rivalutazione negli anni degli interessi. La decisione del giudice è provvisoriamente esecutiva, in attesa del verdetto definitivo della Corte di Cassazione a seguito del ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La sentenza non dispone alcun rilascio di garanzie a carico della società a fronte dell’esecuzione”, ha scritto TIM in una nota.
Gli investitori hanno reagito alla notizia acquistando le azioni Telecom Italia, che sono salite di oltre due punti percentuali durante la giornata di contrattazioni alla Borsa di Milano, prima di ritracciare pur rimanendo in territorio positivo.
Telecom Italia: quanto è importante la sentenza del tribunale
Il denaro fresco che arriva dalla sentenza del tribunale è ossigeno per le finanze di Telecom Italia, sempre in lotta per ridurre l’indebitamento. Un grande passo in questa direzione è stato fatto lo scorso anno, quando il gruppo ha accettato di vendere la rete fissa per 22 miliardi di euro alla società di investimento americana KKR, in un accordo che prevede la presenza dello Stato.
Stando alle indicazioni date dall’amministratore delegato Pietro Labriola, l’eventuale nuova liquidità potrebbe essere utilizzata per tornare al pagamento dei dividendi nel piano industriale 2025-2027 che sarà presentato a metà febbraio. L’incasso straordinario, infatti, potrebbe contribuire a riportare la società in profitto.
Il dividendo dipenderà anche dal dossier Sparkle. Oggi si riunisce il Consiglio di amministrazione di TIM per analizzare l’offerta vincolante presentata dal Ministero dell’economia e delle finanze e da Retelit, il gruppo infrastrutturale italiano controllato dalla società di investimento spagnola Asterion. L’azienda di cavi sottomarini non rientra più nei piani di Telecom Italia e sul piatto c’è un potenziale afflusso di denaro di 700 milioni di euro dalla vendita. Tuttavia, la delibera del Cda potrebbe saltare, richiedendo ancora qualche giorno oltre la scadenza dell’offerta fissata al 27 gennaio 2025. Il motivo è che i finanziamenti con le banche a sostegno della proposta ancora non sarebbero pronti e quindi si è in attesa che la documentazione venga perfezionata.









