Terre rare, cosa prevede l’accordo tra Usa e Australia

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I presidenti Donald Trump e Anthony Albanese hanno firmato un accordo strategico fra Usa e Australia per l’estrazione e la lavorazione delle terre rare. Il Critical Minerals and Rare Earths Framework, siglato il 20 ottobre alla Casa Bianca, è un patto miliardario di alto livello che stabilisce una politica bilaterale e un piano d’azione programmatico per garantire e diversificare le catene di approvvigionamento dei minerali critici, fondamentali per la difesa, la transizione energetica e le tecnologie avanzate.

Nel settore delle Ree (Rare Earth Metals) e dei Crm (Critical Raw Minerals), la Cina controlla la catena globale del valore con un enorme vantaggio sull’economia occidentale: possiede il 90% delle terre rare, l’80% della produzione di silicio metallurgico, il 70% del cobalto raffinato e alte percentuali della raffinazione di litio, grafite, nichel e manganese. L’intesa tra Stati Uniti e Australia è una risposta alla leadership incontrastata del Dragone e all’iniziativa del Critical Raw Materials Act europeo.

 

In questo articolo:

 

  • Terre rare, accordo Usa Australia in ottica anti-Cina
  • Le disposizioni chiave del Framework
  • I due progetti prioritari e la tempistica prevista

 

Terre rare, accordo Usa Australia in ottica anti-Cina

La collaborazione istituzionale fra Usa (già attivi in colloqui diretti con la Cina) e Australia (ricca di minerali critici e know-how minerario) sblocca una serie di progetti minerari per un valore complessivo di 8,5 miliardi di dollari. L’accordo intende costruire un’alternativa alla filiera di Pechino, riducendo progressivamente la dipendenza dalle forniture cinesi e accelerando l’indipendenza nell’approvvigionamento. Washington e Canberra hanno messo in piedi questo impegno bilaterale con l’obiettivo dichiarato di lanciare una supply chain occidentale delle terre rare: un ecosistema di approvvigionamento che avverrà attraverso l’uso di strumenti di politica economica e investimenti coordinati.

L’Australia garantisce il proprio settore Ree come fonte affidabile e sicura per le catene di approvvigionamento americane; gli Stati Uniti si impegnano con il Dipartimento degli Interni e il National Energy Dominance Council (Nedc) a dare priorità agli investimenti e alla semplificazione normativa per i progetti minerari e di trasformazione su territorio australiano. Gli impegni finanziari congiunti richiedono a entrambi i governi di mobilitare almeno 1 miliardo di dollari ciascuno entro sei mesi in programmi di estrazione e raffinazione, con l’Exim (Export–Import Bank) statunitense che ha già annunciato oltre 2,2 miliardi in accordi e lettere di interesse per progetti australiani in fase di costruzione iniziale.

 

Le disposizioni chiave del Framework

Le iniezioni di capitale pubblico si affiancheranno a finanziamenti agevolati, accelerazione delle procedure di autorizzazione e semplificazione normativa e meccanismi finanziari come la definizione di un prezzo minimo per garantire la redditività dei progetti e accordi di off-take per assicurare la domanda. Le società minerarie australiane svolgeranno un ruolo centrale nella reindustrializzazione della base produttiva high-tech statunitense e sono previste partnership ulteriori con il coinvolgimento di player giapponesi. Il Framework richiede espressamente revisioni e misure di deterrenza per la vendita di asset minerari e terre rare critici per motivi di sicurezza nazionale.

La supervisione dell’intera operazione è affidata al Critical Minerals Supply Security Response Group, un nuovo gruppo di lavoro guidato congiuntamente dai due Paesi. Al Firb australiano (Foreign Investment Review Board) e al Cfius statunitense (Committee on Foreign Investment in the United States) è invece affidato il controllo delle vendite di asset minerari critici. I due Paesi saranno attivi in tandem anche nella mappatura geologica per garantire la sicurezza della catena di approvvigionamento e negli investimenti nelle tecnologie di riciclo dei minerali e nella gestione coordinata dei critical minerals e degli scarti delle terre rare.

 

I due progetti prioritari e la tempistica prevista

Due programmi hanno subito ricevuto impegni finanziari e ottenuto il semaforo verde per partire. Il primo è il progetto di Alcoa con la giapponese Sojitz per la produzione di gallio nella zona di Wagerup, nella regione di Peel in Australia occidentale. I governi australiano e americano forniranno finanziamenti azionari agevolati (quello di Canberra fino a 200 milioni di dollari) allo scopo di offrire fino al 10% del gallio mondiale, un metallo essenziale per la difesa e la produzione di semiconduttori. La piattaforma è trilaterale perché coinvolge anche il Giappone, che ha già coperto il 50% dei costi.

Il secondo progetto è il Nolans Bore Rare Earths Project, un cantiere della compagnia australiana Arafura per sviluppare a 135 chilometri a nord di Alice Springs, nel Territorio del Nord, uno dei più grandi giacimenti al mondo di NdPr (la lega di neodimio e praseodimio), due minerali indispensabili per tecnologie avanzate come i motori dei veicoli elettrici e le turbine eoliche. Partito nel 2024 con un investimento iniziale da 200 milioni, il progetto avrà un supporto di 100 milioni da parte del governo australiano: una volta operativa, la miniera produrrà il 5% delle terre rare mondiali.

A beneficiare nell’immediato dell’accordo fra Usa e Australia saranno pure Lynas, la mining company australiana unico produttore integrato di NdPr, disprosio (Dy) e terbio (Tb) al di fuori della Cina, e MP Materials di Las Vegas che possiede e gestisce la miniera di Mountain Pass, l’unica miniera e impianto di lavorazione di terre rare in funzione negli Stati Uniti. Il Framework prevede un finanziamento di almeno 1 miliardo in progetti minerari e di raffinazione da parte di ciascun Paese entro sei mesi dalla firma, quindi entro aprile 2026. Sempre nello stesso periodo, verrà convocata una riunione ministeriale per fare il punto sugli investimenti. Se tutto sarà avvenuto secondo i piani, le nuove capacità di estrazione e di lavorazione saranno disponibili entro la fine del 2026.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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