Titoli di Stato britannici: flop alle aste, sale l’ansia per il bilancio

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I titoli di Stato britannici sono attesi oggi al test delle aste, con il Debt Management Office (Dmo) che emetterà debito per un totale di 2 miliardi di sterline con scadenza a 9 e 13 anni. L’appuntamento arriva in un contesto molto difficile per i Gilt del Regno Unito. In questa settimana, la domanda per le vendite obbligazionarie a 5 e 30 anni è stata la più bassa degli ultimi due anni, a riprova della tensione sui mercati. Tuttavia, alle scadenze più brevi è andata meglio. La differenza tra il prezzo medio ponderato accettato e il prezzo più basso accettato, noto come coda, è stata di 0,4 punti base, contro 1,4 punti base per il debito a 30 anni. In questo articolo:

 

  • Titoli di Stato britannici: quali sono le preoccupazioni degli investitori
  • Sarà come nel 2022?

 

Titoli di Stato britannici: quali sono le preoccupazioni degli investitori

Il Dmo ha intensificato le vendite delle obbligazioni britanniche negli ultimi tempi come parte del piano per evitare l’eccessiva dislocazione del mercato. La risposta degli investitori però non è stata positiva. I rendimenti a 30 anni sono saliti ai massimi dal 1998 questo mese. Gli acquirenti sono preoccupati per la manovra fiscale del cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves. Il ministro delle Finanze britannico si trova di fronte a una voragine nei conti statali, mentre il debito pubblico flirta con quota 100% sul Pil per la prima volta dal 1961. Questo significa che dovrà attenersi a dolorosi aumenti delle tasse se vuole mantenere i conti in ordine.

L’Office for Budget Responsability (Obr) ha lanciato l’allarme su una possibile contrazione della produttività, che verrebbe ulteriormente messa sotto pressione dalle strette fiscali. “Il cancelliere dello Scacchiere ha concesso al mercato 12 settimane di speculazioni prima di vedere i numeri e i possibili buchi di bilancio sembrano essere in aumento”, ha affermato Hank Calenti, senior fixed income strategist di Smbc Nikko Capital Markets. “È difficile emettere titoli in questo scenario”. Anche a giudizio di James Athey, gestore di portafoglio presso Marlborough Investment Management, la situazione non lascia tranquilli. “Ci sono stati elementi negli ultimi tempi, come le previsioni sulla produttività dell’Obr, che indicano il potenziale per un buco molto più grande nel bilancio”, ha detto.

 

Sarà come nel 2022?

Il nervosismo dei mercati obbligazionari è simile a quello che si respirava tre anni fa, quando il governo guidato da Liz Truss presentò un bilancio costruito su tagli fiscali che avrebbero fatto salire il debito britannico. La reazione violenta del mercato, che affossò i gilt, costrinse il primo ministro a rassegnare le sue dimissioni dopo appena 44 giorni dall’ingresso a Downing Street. Il rischio di un crollo obbligazionario è lo stesso oggi? Secondo gli esperti finanziari, la maggiore disciplina fiscale del governo non dovrebbe riportare allo scenario vissuto tre anni fa. Tuttavia, la situazione attuale ha una base di partenza più pericolosa, perché i rendimenti dei Gilt sono saliti a livelli estremi e la sterlina continua a manifestare debolezza contro tutte le principali valute. Nel frattempo, il debito pubblico del Regno Unito è cresciuto. Quindi, qualsiasi mossa di Reeves non gradita ai mercati potrebbe impattare sui titoli di Stato britannici in maniera irruenta.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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