Titoli di Stato USA: rendimenti 10 anni vicino al 3%, cosa significa? - Borsa e Finanza

Titoli di Stato USA: rendimenti 10 anni vicino al 3%, cosa significa?

Titoli di Stato USA: rendimenti 10 anni vicino al 3%, cosa significa?

La settimana che si è appena conclusa ha mostrato che i rendimenti dei titoli di Stato USA a 10 anni si sono avvicinati alla soglia psicologica del 3%, come non avveniva dalla fine del 2018. Considerando da dove si era partiti a inizio anno, con un livello dell’1,6%, si evince come molte cose siano cambiate sotto il profilo economico, politico e monetario. L’inflazione è diventata un problema da risolvere improrogabilmente, ancor più che ogni giorno viene esacerbato dalla guerra Russia-Ucraina che spinge in alto i prezzi delle materie prime, soprattutto quelle energetiche.

La Federal Reserve non ha altra scelta che porsi in maniera estremamente aggressiva sui tassi, rischiando di innescare venti recessivi che, nel contesto storico che stiamo vivendo, sarebbero davvero ospiti indesiderati. Tutto ciò sta portando gli operatori a svendere le obbligazioni pubbliche facendo salire i rendimenti. Secondo molti, ormai superare la resistenza (più psicologica che altro) del 3% è solo questione di tempo. Il punto è quali saranno gli effetti per i vari asset finanziari. Vediamoli nel dettaglio.

 

Mutui e finanziamenti

Rendimenti in crescita significa semplicemente che le famiglie troveranno più costosi i mutui per l’acquisto delle case e i prestiti al consumo. Whitney Sweenet, investment strategist di Schroders, ha affermato che i tassi ipotecari si muovono in maniera lineare con i rendimenti dei titoli di Stato USA decennali e già si sta assistendo a un aumento significativo dall’inizio del 2022.

Inoltre, l’esperto ha sottolineato come l’effetto sarà percepito anche da parte degli studenti che prenderanno prestiti federali il prossimo anno. Infatti, il tasso sul finanziamento viene fissato dal Congresso sulla base dell’asta del Tesoro decennale. Aumenterebbero anche gli oneri sui prestiti a tasso variabile agli studenti privati proprio a causa dell’incremento del rendimento dei Treasury Bond a 10 anni.

 

Obbligazioni

Le obbligazioni potrebbero essere i vincitori in un ambiente di tassi più alti. Sweeney sostiene che quando i rendimenti viaggiavano sulla linea dello zero, gli investitori non avevano molte alternative che comprare azioni per sperare di ottenere un ritorno interessante. Adesso che i T-Note decennali si avvicinano a un rendimento del 3%, le obbligazioni sembrano effettivamente un asset più appetibile, considerando il livello più basso di rischio rispetto alle azioni.

In tale ambito, per Sweeney, meglio puntare su bond a breve scadenza in quanto hanno già scontato significativi aumenti del costo del denaro da parte della Fed. Anche Antoine Bouvet, senior strategist presso ING, afferma che il reddito fisso verrà favorito. Ciò significa anche che i fondi pensione avranno meno difficoltà a investire per pagare le pensioni future.

 

Azioni

Le azioni potrebbero essere la classe di attività a pagare maggiore dazio, in teoria. Un modo per valutare un titolo, infatti, è attualizzare i flussi di cassa futuri della società che rappresenta a un tasso che prende a riferimento i rendimenti dei titoli di Stato USA. Ovviamente, quanto più questi crescono, tanto maggiore è il tasso di sconto che si utilizza; quindi tanto più i flussi futuri a oggi valgono di meno. Giocoforza, il valore intrinseco per un’azienda tenderebbe a diminuire.

Tuttavia, come sottolinea Zach Griffith, senior macro strategist di Wells Fargo, le azioni finora sono riuscite a resistere a numerosi venti contrari, come l’alta inflazione, il quadro geopolitico depresso e una politica monetaria della Fed molto aggressiva. L’esperto evidenzia anche che da qui al rendimento dei T-Note a 10 anni del 3% manca poco, quindi per le azioni non dovrebbero esserci sconvolgimenti. Inoltre, ha aggiunto che Wells Fargo si aspettava rendimenti superiori al 3% entro fine anno, mettendo in gioco la possibilità che si raggiungessero livelli del 3,5%-3,75%.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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