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Titoli di Stato USA: rendimenti ai massimi del 2007, ecco perché

Titoli di Stato USA: rendimenti ai massimi del 2007, ecco perché

Le vendite sui titoli di Stato USA di questi giorni hanno portato alla mente degli investitori gli infausti ricordi della crisi finanziaria del 2008. I rendimenti dei Treasury Bond a 10 anni sono arrivati al 4,57% e bisogna risalire proprio alla vigilia di quella crisi che ha scosso il mondo intero per trovare rendimenti così elevati. L’allarme rosso è scattato anche alla luce della pipeline di emissioni che il Tesoro statunitense dovrà effettuare in settimana e che farà inevitabilmente crescere l’entità del debito  generato dagli interessi da corrispondere ai finanziatori.

Contemporaneamente gli investitori stanno comprando dollari, ritenuti alternativa valida per trovare un posto sicuro contro le turbolenze che in questo periodo stanno interessando l’economia e i mercati. Le preoccupazioni stanno crescendo in quanto rendimenti più alti dei titoli di Stato indicano una maggiore probabilità di una recessione negli Stati Uniti.

 

Titoli di Stato USA: i motivi del sell-off

Le ragioni per cui i rendimenti dei titoli di Stato USA sono saliti (a fronte di una serie di vendite sul mercati) possono essere ricondotte a due fattori. Il primo è la riunione della scorsa settimana della Federal Reserve. La Banca centrale ha avvertito che i tassi d’interesse rimarranno alti per un periodo ancora lungo, fino a quando l’inflazione non tornerà stabilmente verso l’obiettivo del 2%, un monito che però è stato già lanciato altre volte. Ciò che ha fatto preoccupare i mercati è stato il riferimento al numero dei tagli ai tassi di interesse previsti nel 2024, solo due contro i quattro previsti in precedenza. È stata questa la causa principale che ha scatenato le vendite sui Treasury.

Oggi il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha rincarato la dose, affermando che la Banca centrale ha bisogno di aumentare ancora i tassi di interesse e mantenerli poi fermi per un po’ di tempo per arrivare al target dell’inflazione al 2%. E ieri il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha dichiarato che il carovita al di sopra dell’obiettivo Banca centrale rimane un rischio maggiore rispetto al rallentamento dell’economia.

Ma c’è un secondo fattore che ha determinato il sell-off sulle obbligazioni statunitensi: il possibile shutdown del governo degli Stati Uniti il 1° ottobre. Una legge che eviti lo shutdown non è stata ancora approvata e sui mercati aumenta il nervosismo, accentuato dall’avvertimento lanciato a inizio settimana dall’agenzia Moody’s che ha minacciato di tagliare il rating del debito statunitense se si dovesse configurare questo scenario all’inizio del mese prossimo.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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