Trade war, i mercati non dimenticano gli effetti della guerra commerciale
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TRADE WAR, I MERCATI NON DIMENTICANO

country risk conference

La trade war lascerà strascichi anche nel 2020, condizionando gli scambi internazionali. Migliora la situazione dei Paesi emergenti, ma aumenta il debito pubblico

Se la parola d’ordine nel 2019 è stata trade war, quella del 2020, o almeno della prima parte sarà sicuramente coronavirus. La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha tenuto in sospeso i mercati finanziari e gli investimenti per tutto lo scorso anno ha trovato la sua parziale conclusione con la firma della fase 1. Coface, tra i leader mondiali nel mercato dell’assicurazione dei crediti e del risk management, vede infatti un timido aumento degli scambi internazionali dello 0,8 per cento durante quest’anno. È quanto è emerso dalla Guida Rischio Paese e settoriale, presentata durante la Conferenza Rischio Paese che si è tenuta a Parigi, lo scorso 4 febbraio.

L’accordo di tregua commerciale siglato fra Stati Uniti e Cina potrebbe in effetti essere insufficiente per ripristinare la fiducia delle imprese e rilanciare significativamente l’industria e il commercio mondiale, si legge nel report. Il protezionismo ci accompagnerà anche nel 2020 e può essere definito una tendenza globale, alla quale le imprese dovranno abituarsi.

La crescita mondiale, già ridotta di tre quarti di punto l’anno scorso a causa delle incertezze commerciali, non dovrebbe accelerare quest’anno, fermandosi al 2,4 per cento, dopo 2,5 per cento nel 2019. Coface, inoltre, prevede che le insolvenze d’impresa aumenteranno dell’80 per cento, soprattutto negli Stati Uniti (+3 per cento nel 2020), nel Regno Unito (+3 per cento), in Germania (+2 per cento) e in Francia (+1 per cento). Complessivamente, Coface si attende un aumento delle insolvenze del 2 per cento nel mondo, in linea con il 2019.

La crescita delle economie emergenti dovrebbe accelerare leggermente quest’anno, registrando un +3,9 per cento contro il 3,5 per cento del 2019, nonostante l’aumento del debito pubblico. Per l’America latina, il livello di indebitamento è maggiore di quello della fine degli anni ’90, caratterizzati da periodiche crisi di debito. In Africa, si legge nel report Coface, il debito pubblico è vicino ai valori osservati quindici anni fa, periodo di cancellazione dei debiti da parte dei creditori internazionali e bilaterali. Per le imprese di queste regioni, ciò implica un probabile aumento quest’anno dei ritardi di pagamento dello Stato e delle grandi imprese pubbliche.

In questo contesto delicato e volatile, sono state declassate quattro Paesi: Colombia, Cile, Burkina Faso e Guinea, mentre sei sono stati promossi, come Turchia, Senegal, Madagascar, Nepal, Maldive e Paraguay.

 

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