Il cessate il fuoco è stato accettato. I colloqui in Egitto, guidati dal presidente americano Donald Trump, hanno portato i frutti, dettando una tregua a Gaza fino a qualche giorno fa insperata tra Hamas e Israele. E anche se i dubbi ovviamente sono ancora tanti, soprattutto in merito al totale rispetto di questo accordo e della sua reale durata, tuttavia le risposte in Borsa sono già diverse.
Anche perché, se da una parte c’è la speranza che la pace riduca le tensioni internazionali, dall’altro, guardando ai titoli attivi nell’industria della difesa, c’è l’ombra che questa tregua possa comportare un riassetto strategico e quindi un riorientamento nelle politiche di spesa militare.
In questo articolo:
- Tregua a Gaza, la risposta in Borsa
- C’è anche chi guadagna
Tregua a Gaza, la risposta in Borsa
Partendo proprio dall’industria della difesa, non sorprende che la notizia della tregua a Gaza abbia invertito il rally dei titoli attivi in questo settore. A Piazza Affari Leonardo sta perdendo più del 5%, con gli investitori che tirano i remi in barca dopo la volata che ha portato le azioni a salire più del 100% dai 26 euro di inizio anno agli attuali 52,96 euro. Forti cali anche per Rheinmetall (-1,7% a Francoforte) e Hensoldt (-4,7% a Francoforte), così come per Thales (-2% a Parigi) e Bae Systems (-1,94% a Londra).
È importante comunque evidenziare che l’attuale battuta d’arresto potrebbe essere momentanea. D’altronde, oltre al conflitto russo-ucraino – che non è ancora finito – l’Ue ha dato via a un importante piano d’azione per il rafforzamento della difesa continentale. Ne è un esempio il piano Readiness 2030, attraverso il quale l’Europa punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro in investimenti entro il 2030, stimolando gli Stati membri ad aumentare la spesa. Peraltro, non va dimenticato anche che solamente qualche mese fa è stato già stipulato un accordo dai Paesi Nato per alzare la soglia di spesa al 5% del Pil.
Tralasciando i titoli della difesa, anche il settore del petrolio e delle materie energetiche sta andando incontro a un ribasso in scia alla tregua a Gaza. Il settore petrolifero, storicamente sensibile alle tensioni mediorientali, paga infatti in prima battuta l’aspettativa che la domanda di “rischio geopolitico” si riduca. Le compagnie energetiche con attività nel Medio Oriente o esposizione a forniture sensibili sono fra le più vulnerabili. In Italia, titoli legati alla raffinazione o all’esposizione internazionale possono soffrire rilanci di vendite tattiche. Tuttavia, è importante distinguere fra chi ha un core business nel petrolio puro e chi opera in settori energetici diffusi (rinnovabili, gas di transizione, infrastrutture di rete). Per questi ultimi, una riduzione delle tensioni geopolitiche potrebbe liberare risorse per investimenti infrastrutturali, in un momento in cui molti Paesi europei puntano sulla transizione energetica.
C’è anche chi guadagna
Spulciando i titoli quotati in Borsa, la tregua a Gaza sta anche dando il la a una serie di rialzi. È il caso del settore dei materiali per costruzioni. Per fare un esempio Cementir Holding, dopo il rally di oltre il 10% di ieri, anche oggi sta guadagnando più del 6 per cento. Più contenuto, ma sempre in crescita, il rally di Buzzi che ieri ha guadagnato più del 3 per cento. Una spinta dettata sia dalle prospettive di ricostruzione del territorio in oggetto che dalla distribuzione geografica della capacità produttiva dei due gruppi. Infatti, se Buzzi non possiede impianti nell’area (i più vicini si trovano in Italia e Algeria), contestualmente Cementir produce 1,1 milioni di tonnellate di cemento bianco in Egitto e 5,4 milioni di cemento grigio in Turchia.
E non è finita qui. Un altro settore sotto osservazione è quello delle banche. Se la pace riduce i premi per il rischio sistemico, la leva del credito può respirare. In Borsa a Milano, con la tregua, si nota un tentativo di rialzo delle bancarie, anche se condizionato da altri fattori. Le banche sono sempre sensibili al sentimento generale: se l’aria geopolitica diventa più calma, possono recuperare terreno. Nel comparto auto, Stellantis ha registrato performance positive. Aspetti che suggeriscono che, nelle fasi di tregua, l’attenzione torni ai settori reali, legati alla domanda di consumatori e investimenti industriali. Se la pace dovesse quindi stabilizzarsi e diffondersi la fiducia, l’automotive — specie quello orientato verso l’elettrico, l’innovazione e le filiere europee — ha spazi di recupero.









