Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump prova ancora a scuotere l’economia mondiale e i mercati finanziari annunciando nuovi dazi. Stavolta a essere colpite sarebbero le importazioni americane di auto, semiconduttori e prodotti farmaceutici. Dalla sua dimora di Mar-a-Lago, l’inquilino della Casa Bianca ha detto che le tariffe ammonteranno almeno al 25%, ma i dettagli saranno chiariti il 2 aprile.
In questo arco di tempo, Turmp vuole dare il tempo alle aziende di trasferire la produzione negli Stati Uniti per evitare l’imposizione. “Se entrano qui con i loro stabilimenti e le loro fabbriche, non ci saranno tariffe. Vogliamo dare loro questa possibilità”, ha dichiarato davanti ai giornalisti. Soffermandosi sui dazi riguardo chip e farmaci, Trump ha precisato che “saranno del 25% e oltre, e saliranno in modo molto sostanziale nel corso di un anno”.
La nuova ondata di tariffe si aggiungerebbe ai dazi generalizzati del 25% su acciaio e alluminio che entreranno in vigore a marzo e a quelli del 10% già in funzione con riferimento alla Cina. Altre strette, sempre del 25%, su Canada e Messico sono state congelate fino all’inizio del mese prossimo in attesa di trovare un accordo sulle questioni dell’immigrazione e del fentanyl. Se non ci sarà alcuna intesa, sarà un grosso problema per i produttori dei due Paesi nordamericani, in quanto le misure sono cumulative e i beni in entrata negli Stati Uniti potrebbero subire fino a tre tariffe in certi settori.
Tra l’altro, Trump ha già annunciato che gli USA sono pronti ad applicare tariffe reciproche verso i Paesi che a loro volta le imporranno ai prodotti americani importati. Diverse nazioni hanno promesso ritorsioni, minacciando di prendere di mira beni “politicamente sensibili”.
Questa settimana è previsto un incontro a Washington tra Unione europea e Stati Uniti nella speranza di Bruxelles di evitare la scure di Trump ad aprile. Ma la trattativa si preannuncia difficile, perché presidente USA ha ribadito che non c’è modo di sfuggire ai dazi quando le relazioni commerciali sono così sbilanciate. In sostanza, la bilancia commerciale tra l’Unione europea e gli Stati Uniti penderebbe tutta a favore del Vecchio continente nelle attuali relazioni.
Dazi Trump: un tornado nel settore auto
Il settore automobilistico è quello che in questo momento desta maggiori preoccupazioni a causa dei dazi di Trump. Nel 2024 gli Stati Uniti hanno importato circa 8 milioni di veicoli tra autovetture e autocarri leggeri. Tra le case automobilistiche più esposte figurano Volkswagen e Hyundai. Messico e Corea del Sud sono sulla linea del fuoco, dal momento che esportano in USA rispettivamente il 2,4% e l’1,8% del loro prodotto interno lordo (dati Bloomberg). Anche il Giappone è a rischio. Le auto del Sol Levante costituiscono la fetta più grossa delle spedizioni verso gli Stati Uniti.
Per rendere l’idea degli effetti che i dazi trumpiani produrrebbero sulle case automobilistiche nipponiche, basti pensare che una nuova tariffa del 25% equivarrebbe a un terzo dei profitti 2025 stimati da Toyota e a quasi la metà dei guadagni previsti da Honda Motor. Restano diversi punti in sospeso, perché Trump non ha precisato se i provvedimenti riguarderanno Paesi specifici o si applicheranno a tutti. Così come non è chiaro se le auto prodotte nell’ambito dell’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico saranno inclusi.
Sul fronte dei chip, sotto pressione potrebbero essere in particolare Malesia e Singapore. La prima è il sesto esportatore di semiconduttori in USA con un controvalore lo scorso anno di 136 miliardi di dollari. Quanto a Singapore, poche ore prima della dichiarazione di Trump il primo ministro Lawrence Wong aveva annunciato l’intenzione del Paese di investire fino a circa 745 milioni di dollari per un nuovo impianto di ricerca e sviluppo.
“In termini relativi, Trump 2.0 colpirà tutti”, ha affermato Alicia Garcia Herrero, capo economista per la regione Asia-Pacifico di Natixis. “Chiunque pensasse che il resto dell’Asia, al di fuori della Cina, potesse essere un vincitore in questa guerra commerciale, si sbagliava”. Considerazione, questa, rafforzata dal commento di Katrina Ell, responsabile delle economie dell’Asia Pacifico di Moody’s Analytics, secondo cui nessuno sta superando indenne questa situazione. “Spero che Trump stia usando i dazi come strumento di negoziazione. Quello che sappiamo dal passato è che queste tariffe non funzionano come vorrebbe”.








