Trump prepara l’assalto a Powell e intanto licenzia la governatrice Cook

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Detto, fatto. La minaccia si è trasformata in azione concreta. Il presidente degli Usa Donald Trump ha annunciato, in una lettera pubblicata sul suo social Truth, di aver licenziato con effetto immediato la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. “In virtù della mia autorità ai sensi dell’articolo II della Costituzione degli Stati Uniti e del Federal Reserve Act del 1913, come modificato, con la presente lei è rimossa dal suo incarico nel Consiglio dei governatori della Federal Reserve, con effetto immediato”, si legge nell’incipit della lettera.

Ma al di là delle accuse personali mosse contro Cook, la mossa ha un significato politico più ampio: si tratta di un colpo di avvertimento a Jerome Powell, presidente della Fed, da tempo al centro del braccio di ferro con la Casa Bianca. D’altronde, è la prima volta nella storia dell’istituto che un presidente americano licenzia un governatore. Non sorprende quindi se la decisione darà il via a una lunga battaglia legale sulla legittimità stessa del licenziamento. 

 

 

Trump licenzia Cook: i motivi

Come specificato nella lettera, Trump ha dichiarato di avere “motivi sufficienti” per rimuovere Lisa Cook “dal suo incarico”. Nel dettaglio, il numero uno statunitense ritiene che Cook, prima donna afroamericana a far parte del consiglio dei governatori dell’istituto, abbia commesso una frode ipotecaria indicando contemporaneamente due immobili diversi come sua residenza principale. “Ci sono motivi sufficienti per ritenere che lei abbia rilasciato false dichiarazioni su uno o più contratti di mutuo”, specifica Trump, aggiungendo: “Come dettagliato nel deferimento penale, lei ha firmato un documento attestante che una proprietà in Michigan sarebbe stata la sua residenza principale per il prossimo anno. Due settimane dopo, ha firmato un altro documento per una proprietà in Georgia. È inconcepibile che non fosse a conoscenza del suo primo impegno quando ha assunto il secondo. Ed è impossibile che intendesse onorare entrambi”, scrive il tycoon.

Nel dettaglio, il deferimento penale citato da Trump è quello datato 15 agosto e inviato da Bill Pulte, direttore della Federal Housing Finance Agency e fedele alleato di Trump, al procuratore generale degli Stati Uniti nell’annunciare che Cook sarebbe stata rimossa dal suo incarico. Decisione che era stata già riferita a Cook che, all’inizio di questo mese, aveva dichiarato in un comunicato di non avere “alcuna intenzione di farsi intimidire e dimettersi”, ma che avrebbe preso sul serio le domande sulla sua storia finanziaria. 

 

I precedenti dello scontro tra Trump e Powell

Quello con Cook non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi Trump ha sferrato diversi attacchi a Powell. A luglio, durante una visita alla sede della Federal Reserve in ristrutturazione, il presidente ha denunciato pubblicamente i presunti costi gonfiati del cantiere — passati, secondo lui, da 1,9 a oltre 3 miliardi di dollari — accusando Powell di non vigilare. In quell’occasione, ripresa dalle telecamere, Powell lo corresse subito: “Non mi risulta”, spiegando che le cifre riportate da Trump includevano anche un altro edificio già completato. Il tema dei costi della sede è diventato un’arma politica.

A fine luglio, dopo che la Fed ha lasciato nuovamente invariati i tassi di interesse, Trump ha intensificato le sue accuse, scrivendo su Truth “Jerome ‘Too Late’ Powell ci è riuscito di nuovo! È arrivato troppo in ritardo, e in realtà troppo arrabbiato, troppo stupido e troppo politico per ricoprire l’incarico di Presidente della Fed”, aggiungendo, ancora una volta, “sta costando al nostro Paese migliaia di miliardi di dollari”. Peraltro, precedentemente, aveva anche dichiarato che non lo avrebbe licenziato a meno che non “debba lasciare per frode” e che pensa che sia “sotto indagine”. 

Quella di Trump segue quindi una strategia chiara: trasformare la questione dei tassi e dei costi della Fed in un terreno di scontro politico, preparare il terreno a un’offensiva più diretta contro il presidente della banca centrale e testare i limiti del “for cause” che regola la rimozione dei governatori. D’altronde, con il licenziamento della Cook, il presidente americano potrà nominare un quarto alleato all’interno di un board di sette membri, alterando gli equilibri e aprendo la strada a una possibile offensiva finale contro lo stesso Powell. Aspetto evidenziato anche da Tim Duy di SGH Macro Advisors. “Il licenziamento della Cook mostra la determinazione dell’amministrazione Trump a riorganizzare la Fed e serve da monito per i nominati da Biden. È un segnale che i tassi potrebbero scendere più di quanto altrimenti previsto, ma a costo di mettere in discussione l’indipendenza della politica monetaria”, ha dichiarato.

 

Trump vs Cook: la possibile battaglia legale

La decisione di Trump ha ovviamente scatenato diverse reazioni politiche, oltre che legali, dato che il licenziamento scatenerà inevitabilmente una lunga battaglia legale. In una nota ufficiale, la senatrice democratica Elizabeth Warren, definito “il tentativo illegale di licenziare Lisa Cook”, “l’ultimo esempio di un presidente disperato alla ricerca di un capro espiatorio per coprire il proprio fallimento nel ridurre i costi per gli americani. È un tentativo autoritario di accaparrarsi il potere che viola palesemente il Federal Reserve Act e deve essere annullato in tribunale”, ha aggiunto. 

Come evidenziato da Reuters, anche lo studio legale che rappresenta la Cook ha definito le richieste presidenziali “prive di qualsiasi fondamento legale” e ha annunciato che intraprenderà tutte le azioni necessarie per bloccare il licenziamento. Peter Conti-Brown, studioso della storia della Fed presso l’Università della Pennsylvania, ha osservato: “Tutte le azioni precedenti alla nomina sono già state esaminate dal Senato, quindi la rimozione per queste motivazioni appare incongrua”. 

E se l’annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati obbligazionari statunitensi, mandando al ribasso i rendimenti dei titoli a 2 anni e al rialzo quelli a 10 anni, Tim Duy di SGH Macro Advisors ha dichiarato che “questa mossa mostra la determinazione dell’amministrazione Trump a riorganizzare la Fed e serve da monito per i candidati nominati da Biden. È un segnale che i tassi potrebbero scendere più di quanto altrimenti previsto, ma a costo di mettere in discussione l’indipendenza della politica monetaria”. 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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